Aria, luce e movimento: le basi per un cavallo sano

Mi sono trovata spesso nei miei articoli a trattare l’argomento “benessere” nell’ambito equino, perché rimango fermamente convinta che la base per avere un cavallo in salute e ben disposto nei confronti del lavoro, sia proprio quella di garantirgli delle condizioni di vita tali da ridurre al minimo qualsiasi cosa possa essere per lui motivo di inutile stress.
E per situazioni stressanti non intendo, in questo caso, le volte che magari li portiamo in gara o a fare attività che non conoscono e che quindi non gradiscono, ma tutte quelle condizioni di vita quotidiana potenzialmente destabilizzanti, per la loro salute fisica e psicologica.

Penso sia davvero importante dare ad ogni cavallo la possibilità di uscire al paddock in maniera costante, senza dover patire tutto il giorno il confinamento in box, perché loro sono felici quando possono muoversi liberi in un prato scegliendo da soli dove andare e cosa fare. Inoltre “vivere” l’ambiente circostante, il relazionarsi con i loro simili e poter fare una vita da cavalli anche solo per poche ore al giorno, sono per loro esigenze fondamentali che non abbiamo alcun diritto di negargli. Una vita in cui il cavallo non possa soddisfare in alcun modo nessuna di queste esigenze, può creare a molti soggetti una condizione di stress permanente che i cavalli per loro natura non dimostrano apertamente, ma che può comportare un inevitabile abbassamento delle difese immunitarie. È importante avere sempre a mente quali siano le esigenze primarie di un cavallo e fare tutto quello che è in nostro potere per dargli la possibilità di soddisfarle, almeno in parte, anche se sono cavalli che vivono la maggior parte del tempo in scuderia. Mangiare adeguatamente tenendo presente che in natura fanno andare la bocca per quasi 18 ore al giorno, poter socializzare con i loro simili, muoversi per una quantità di tempo adeguata tutti i giorni e vivere in un ambiente sano e luminoso direi che sono esigenze essenziali di cui non bisogna mai dimenticarsi e che con un po’ di buona volontà si può riuscire a soddisfare quasi sempre.

Quando mi chiamano per visitare un cavallo con un problema di salute che non si risolve da un po’ o che recidiva spesso, la prima cosa che valuto è lo stile di vita che fa l’animale e l’ambiente in cui vive. Ci sono proprietari che adorano i loro cavalli ma che sono, per qualche ragione che ancora non mi è chiara, convinti che il confinamento forzato nel box quando non li montano sia la “normalità” e che il loro cavallo faccia comunque una vita stupenda, anche se non credo glielo abbiano mai chiesto apertamente. Il tutto magari in una scuderia umida senza finestre, con poco fieno polveroso a disposizione e montati al massimo 2 o 3 volte a settimana. Il problema è che i cavalli non si lamentano mai, piuttosto somatizzano, e per questo quando si ammalano può diventare un problema serio perché guariscono lentamente e con difficoltà. Non è che siccome sono cavalli e hanno in effetti priorità molto diverse dalle nostre, dovrebbero gradire quello che in realtà anche a noi non sembra il massimo. Certo, a loro non interessa assolutamente un hotel a 5 stelle stile scuderia degli Emirati Arabi dotata di aria condizionata, ma hanno bisogno di luce, di poter vedere ciò che li circonda e di muoversi anche in libertà.
Se avete un cavallo con problemi di salute ricorrenti, anche di natura ortopedica, chiedetevi per prima cosa se il tipo di vita che fa è compatibile con la sua natura e ricordatevi che portargli uno zuccherino ogni tanto non basta assolutamente a soddisfare tutte le sue necessità.

Nella nostra realtà italiana, sono molti i maneggi dove non c’è possibilità di lasciare un cavallo al paddock e dove le strutture, box compresi, sono comunque vecchie o non adatte ad ospitare un animale per molte ore al giorno. Le scuderie migliori, secondo me, sono quelle nate e quindi costruite fin dall’inizio con l’intento di ricoverare cavalli sportivi, mentre molte derivano invece da strutture diverse, molto spesso vecchie stalle per bovini o capannoni industriali, riadattate a scuderie. Ciò che ne consegue sono degli spazi spesso inadatti perché privi di finestre, con una ventilazione interna inadeguata e di conseguenza, il più delle volte, eccessivamente umidi.
Insomma, degli ambienti mal sani dove il cavallo è obbligato a stare per la maggior parte del tempo, spesso a scapito della sua stessa salute. 

Oltre ai problemi di stress e abbassamento delle difese immunitarie di cui parlavamo, in ambienti chiusi e poco areati tutti i problemi respiratori potenzialmente legati ad un fieno o una lettiera polverosi vengono inevitabilmente amplificati, perché al cavallo non viene data la possibilità di respirare aria “pulita”, almeno per qualche ora ogni giorno. 

Per altro, in molti casi, i cavalli sportivi passano direttamente dal box al campo da lavoro dove l’ambiente rischia di essere altrettanto polveroso, se non addirittura di più, soprattutto nei campi indoor.
Al di là del fatto che secondo me è davvero fondamentale per la salute psicologica del cavallo che ogni box abbia la sua finestra, questo diventa ulteriormente importante per salvaguardare anche la salute fisica. I cavalli in generale, ma soprattutto quelli a cui richiediamo attività di un certo tipo, hanno bisogno di un apparato respiratorio ben funzionante, altrimenti le performance sportive verranno sicuramente penalizzate e i costi tra veterinario e farmaci per curare soggetti con la bronchite diventano inevitabilmente onerosi.
Cavalli curati al meglio con farmaci ed integratori, ma costretti a vivere sempre nello stesso ambiente umido e polveroso senza la possibilità di uscire al paddock, rimangono a rischio di sviluppare lo stesso problema a scadenza fissa. Alla lunga queste situazioni portano inevitabilmente a condizioni di bronchite cronica, che penalizzeranno in maniera definitiva la salute del cavallo per il resto della sua vita.

 I cavalli non soffrono il freddo, per cui a meno che non abbiate lasciato all’aria fredda un cavallo sudato, la maggior parte delle volte la tosse si sviluppa a seguito di problematiche di tipo allergico, nei cambi di stagione o per un infiammazione cronica delle vie respiratorie dovuta ad un ambiente polveroso e con poco giro d’aria. 

A volte, in situazioni come questa, anche solo l’attenzione di somministrare del fieno bagnato può aiutare notevolmente.
I cosiddetti cavalli “bolsi”, quindi con una bronchite cronica ostruttiva da cui non possono più guarire in modo definitivo, sono spesso il risultato di lunghi periodi vissuti in ambienti poco salutari e di bronchiti sottovalutate e per questo mal curate e mai risolte appieno.

Dato che gli esperti raccomandano che nelle scuderie ci siano dai 6 agli 8 cambi d’aria ogni ora per salvaguardare la salute dell’apparato respiratorio dei cavalli che ci vivono, diventa quindi fondamentale che ci siano finestre e porte che permettano questi ricicli dell’aria o dei sistemi di areazione difficili da attuare. L’installazione di ventole a pala sul soffitto però può essere un ottima idea non particolarmente costosa proprio per favorire la circolazione dell’aria in ambienti più o meno chiusi, soprattutto nei periodi più caldi dell’anno.

La stessa importanza di un aria fresca e pulita ce l’ha anche la luce, perché un ambiente buio influisce negativamente sull’umore di chi ci vive, i cavalli ma anche le persone che ci lavorano tutto il giorno. I cavalli, infatti, si sentono istintivamente mal sicuri se sono in locali chiusi con poca luce e questo influisce notevolmente sul loro umore e benessere fisico

La luce dovrebbe sempre essere il più naturale possibile, perché quella artificiale non ha decisamente lo stesso effetto e in più è costosa. La luce del sole sembra inoltre essere un ottimo deterrente allo sviluppo di virus e batteri nell’ambiente.

È quindi importante che la scuderia sia per il cavallo un luogo “invitante” perché arieggiata, bella luminosa e con la possibilità di vedere cosa succede fuori dalla finestra.

Chiaramente per poter avere un ambiente salubre diventa fondamentale anche la scelta di una lettiera non polverosa (MAI segatura) e di un fieno di buona qualità e quindi con poca polvere, oltre ad pulizia quotidiana attenta dei box e degli ambienti comuni. Box puliti tutti i giorni con aggiunta di lettiera pulita almeno un paio di volte alla settimana, aiuta molto a contenere l’odore di ammoniaca che oltre alla polvere contribuisce a rendere l’ambiente mal sano e particolarmente sgradevole per il cavallo. In una scuderia gestita bene NON ci dovrebbe mai essere odore di ammoniaca, perché l’odore è sgradevolissimo anche per il cavallo, oltre ad essere causa di un infiammazione cronica delle vie aeree superiori che lo predispone a sviluppare patologie serie di difficile soluzione.

Detto questo diventa dunque fondamentale fare un attenta valutazione del luogo dove vive un cavallo o dove si vorrebbe farlo vivere. Ricordarsi e tenere bene a mente quali sono le esigenze fondamentali che sarebbe opportuno soddisfare, può essere molto importante per prevenire problemi psicologici e conseguentemente anche fisici per lui molto debilitanti. Patologie croniche di difficile risoluzione, come quelle a carico dell’apparato respiratorio o dello stomaco, possono essere anche legate ad ambienti non salubri in cui il cavallo è costretto a vivere la maggior parte della giornata.

Vi invito quindi a porre molta attenzione agli ambienti in cui tenete i vostri cavalli e infine vi chiedo di andare in scuderia dal vostro cavallo e di porvi una semplice domanda:

Io ci starei chiuso qui tutte queste ore?

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Anche i cavalli sportivi hanno bisogno delle vacanze…

Per chi va a cavallo, la primavera e l’inizio dell’estate sono i periodi dell’anno più impegnativi, soprattutto perché le gare si concentrano maggiormente quando le temperature sono più miti e il tempo diventa più bello. Molti cavalli si trovano dunque a lavorare più intensamente del solito e a viaggiare di più, proprio in un momento in cui caldo e insetti possono diventare per loro davvero difficili da sopportare.

Lo dico sempre che i cavalli amano autunno ed inverno e molto, ma molto meno l’estate, proprio per queste ragioni. In più, per i cavalli più fortunati abituati a stare ogni giorno qualche ora fuori, a causa degli insetti l’accesso al paddock viene inevitabilmente limitato a poche ore presto alla mattina. In più lavorare con il caldo ed elevati tassi di umidità, anche se ci si sforza di farlo nei momenti più freschi della giornata, è per loro fisicamente molto più impegnativo. Molti cavalli con il caldo rendono meno perché sudando molto tendono a disidratarsi e in più, durante la notte, anche le zanzare non gli permettono di riposare a sufficienza.

Ci pensiamo poco ma anche loro hanno bisogno di riposare una quantità di ore adeguata, altrimenti il giorno successivo non saranno abbastanza “freschi” per lavorare al meglio. Detto questo, diventa lecito pensare che anche loro, come noi, abbiano bisogno ogni tanto di andare in vacanza

E allora perché non programmare per loro delle vacanze degne di questo nome, proprio nel periodo in cui ci andiamo anche noi?

D’estate siamo tutti mediamente più stanchi e mentalmente proiettati proprio sulle vacanze, vicine o lontane che siano. Le vacanze, infatti, rappresentano una vera e propria fuga dalla quotidianità e quindi anche dallo stress e dalle eventuali preoccupazioni. Insomma, un’oasi di benessere dove dedicare tempo a se stessi e agli amici, immersi nelle attività che più ci piacciono e ci ricaricano, qualcosa che si allontani dalla routine quotidiana.

Per i nostri cavalli non è diverso…

Staccare dal solito tran tran, ha anche per loro un’importanza che spesso si tende a sottovalutare.
I cavalli non sono in generale molto bravi a comunicarci stress e disagio, ma siamo noi “umani” che dobbiamo avere sempre a mente quanto lavoro ed impegno gli richiediamo durante il corso dell’anno e che anche loro hanno, come noi, il diritto di trascorrere dei periodi lontani da tutto questo. Un periodo di stop dal lavoro può diventare un valido alleato nel mantenere il cavallo in salute, soprattutto se associato a terapie mirate, riabilitative o di supporto che siano.
Se il cavallo soffre di problemi fisici, come ad esempio le ulcere gastriche, o ha un problema ortopedico che magari si trascina da tempo perché, per ragioni legate al calendario delle gare, non è stato possibile dargli del riposo dal lavoro e dalle competizioni per un periodo abbastanza lungo, questo diventa decisamente un buon momento per intervenire in maniera efficace.

La vacanza di un assiduo cavaliere, peraltro, tende inevitabilmente ad avere delle conseguenze sulla vita immediata del cavallo; ripercussioni che, a seconda di come verrà gestito questo periodo di “separazione”, potranno essere positive ma anche molto negative. La nostra vacanza, infatti, può diventare un periodo davvero odioso per quei cavalli che si ritrovano a patire lunghi confinamenti in box, perché nessuno si prende la briga di metterli al paddock o in giostra nelle ore più fresche o muoverli alla corda o montati.

Il rischio che ad agosto nei maneggi ci sia del personale in vacanza è piuttosto alto, dunque chi rimane in scuderia di solito ha da gestire molti più cavalli del solito, spesso tralasciando attenzioni che da molti vengono considerate superflue.

In più, la consapevolezza di essere in vacanza a divertirsi sapendo che il proprio cavallo è sacrificato nel box con un caldo pazzesco fa, nei proprietari più attenti, provare un sentimento di leggero senso di colpa che inevitabilmente influirà sulla piena serenità delle vacanze. Il senso di colpa è, infatti, correlato all’altruismo e all’empatia per gli stati psicologici in cui si trova chi ci sta più vicino, e quindi inevitabilmente anche i nostri equini, nostri amici e compagni di avventure.

E allora che fare?

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In 1000 insieme per i cavalli

Martedí scorso Progetto Islander ha organizzato a Villanterio, vicino a Pavia, una bellissima serata per farsi conoscere meglio e sensibilizzare i partecipanti sul tema dei cavalli abusati e maltrattati. Progetto Islander, è l’associazione no profit con cui collaboro da diverso tempo nata lo scopo di aiutare cavalli maltrattati, dimenticati o che hanno urgente bisogno di una nuova sistemazione prima di finire al macello.
A Villanterio, in una bellissima tenuta dove un tempo si allevavano cavalli trottatori, hanno adesso il loro quartier generale, il posto dove alloggiano i cavalli nell’attesa di trovargli, una volta che si sono completamente ristabiliti, una sistemazione definitiva.

A differenza di quanto si potesse immaginare, alla serata sono venuti davvero in tanti e, malgrado l’associazione si occupi soprattutto di “tristi” maltrattamenti, è stata una bellissima festa per tutti.

Una bella scusa per rivedere persone che lavorano con i cavalli come me, clienti e gente appassionata che probabilmente fino a qualche tempo fa non aveva neanche l’idea che si potesse fare così tanto male ad un cavallo da portarlo alla morte o quasi. Si, perché questi animali, così grandi e docili allo stesso tempo, permettono a gente senza scrupoli che li possiede di farli diventare degli zombie pelle ed ossa senza essere in grado di difendersi in nessun modo. 

Sono diversi anni che cerco di fare del mio meglio per aiutare cavalli in difficoltà, ho collaborato anche con altre associazioni dando il mio contributo da veterinario e devo dire che fino a poco tempo fa riunire 1000 persone o quasi nel nome di questa causa mi sembrava pura utopia. Ma qualcosa è cambiato, la gente sta imparando a non girare più la testa dall’altra parte e a rendersi conto che anche i cavalli, come i cani e i gatti, possono diventare delle vere vittime.

Se ami i cavalli, li ami tutti, non solo quelli che in gara ti fanno fare i risultati migliori, ma davvero tutti. E quindi anche i trotter che una volta conclusa la loro carriera sportiva vengono mandati al sud a correre su strada finché reggono per poi essere dimenticati a morire di stenti chissà dove o finire i loro giorni in qualche squallido macello clandestino, i cavalli che per totale incuria vengono lasciati senza bere e senza mangiare per periodi interminabili finché il fisico li abbandona, o altri ancora, segregati in un tugurio lurido con i topi che gli dormono sulla schiena. Abbiamo visto di tutto e abbiamo fatto quello che è stato possibile fare, spesso non abbastanza, non per colpa nostra ma perché burocrazia e magistratura hanno messo dei paletti ai nostri occhi inspiegabili, credo più per una questione di poca conoscenza dell’argomento che di cattiva volontà.

Sono fermamente convinta che l’incuria sia una forma subdola di maltrattamento e che chi è capace di tanto accanimento nei confronti degli animali, che siano cavalli ma anche cani o qualsiasi altro animale, sia un violento capace di far del male anche alle persone più indifese. Ogni giorno sentiamo di anziani e bambini maltrattati o di donne uccise da uomini incapaci di tenere a freno i propri istinti. Il problema è che chi fa del male ad un animale fino a ridurlo un ameba o addirittura ucciderlo, sa che per un comportamento del genere non andrà mai in prigione e questo rende questi personaggi, in genere anche molto vigliacchi, più tranquilli nello scaricare la loro violenza repressa su animali indifesi.

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Perché alcuni cavalli ticchiano?

Tic d'appoggio

Non vi nego che i cavalli che hanno il tic d’appoggio mi ha sempre dato sui nervi, un po’ come le persone che si mangiano in modo ossessivo le unghie. Personalmente ho sempre avuto un certo rifiuto nei confronti di chi non riesce a controllarsi e dunque è inevitabile che faccia fatica ad accettare anche i cavalli con comportamenti compulsivi, anche se inevitabilmente ci ho dovuto imparare a convivere perché ce ne sono tanti e molti hanno bisogno di essere aiutati.  Tutti i vizi comportamentali sono difficili da comprendere da chi non li ha, per questo motivo in questi ultimi anni ho cercato di trovare una spiegazione logica che mi desse soddisfazione. È molto difficile dare una spiegazione a comportamenti irrazionali, anzi direi difficilissimo, ma alcune cose in questi anni penso di averle in parte capite e per questo vorrei in questo articolo condividerle con voi.
I vizi comportamentali dei cavalli sono diversi, ma quello con cui ci capita di avere a che fare più spesso è decisamente il tic d’appoggio. Insomma, quel fastidiosissimo tic che hanno i cavalli che si attaccano con i denti incisivi alle superfici orizzontali (soprattutto nel box) e inarcando il collo tirano indietro. Nella maggior parte dei casi mentre tirano indietro ingoiano aria, facendo un rumore gutturale molto caratteristico e accumulandola nello stomaco e nell’intestino.

Ma perché alcuni cavalli ad un certo punto della loro vita iniziano a ticchiare?

cribbing-horse
Cribbing collar

Anche se  rilevanti studi dimostrano che alcuni cavalli hanno una certa predisposizione genetica a sviluppare questo vizio comportamentale, la maggior parte dei cavalli iniziano comunque a manifestarlo quando provano del disagio. Disagio che la maggior parte delle volte è dovuto a lunghi confinamenti in box nel corso della giornata e ad un lavoro noioso e senza stimoli. 
Dato che in molti casi i cavalli, per loro indole, tendono a camuffare la loro condizione di disagio e di stress, cavalieri e proprietari spesso sottovalutano quanto la noia possa ripercuotersi sulla salute psicologica e di conseguenza anche fisica del loro cavallo. 
Quando un cavallo inizia a manifestare questo comportamento si è ancora in tempo per “metterci una pezza”, valutando bene come poter modificare in meglio le abitudini quotidiane dell’animale.

L’accesso quotidiano al paddock e una gestione alimentare che più si avvicini maggiormente al loro comportamento naturale, già da soli, possono essere risolutivi. I cavalli sono fisiologicamente “costruiti” per non avere mai lo stomaco vuoto, perché in natura la loro attività principale è quella di mangiare per oltre 18 ore ogni giorno. In scuderia questo chiaramente non è possibile, ma lasciargli a disposizione una quantità di fieno insufficiente gli fa avere lo stomaco vuoto per troppe ore consecutive e in più si annoiano moltissimo. Quando lo stomaco di un cavallo rimane vuoto troppo a lungo, l’acidità che si sviluppa lavora sulla mucosa generando delle brutte gastriti.
Il mal di stomaco associato alla noia sono, in cavalli geneticamente predisposti, tra le prime cause di insorgenza di vizi comportamentali come il tic d’appoggio e il ballo dell’orso.

Anch’io ho una cavalla che ticchia e non mi do pace. Ha iniziato da giovane quando era in addestramento, ma andando a riguardare la genealogia del padre e i figli che ha in Italia, mi sono resa conto che molti hanno lo stesso problema.
Tutti i vizi comportamentali nascono però dalla necessità dell’animale di sopperire ad una condizione di disagio e di ansia

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La noia del box si può alleviare con del tempo al paddock

Molto spesso cominciano imitando i cavalli che hanno intorno per poi, con il tempo, fare loro un comportamento che li fa sentire più rilassati e appagati.
Infatti, mentre ticchiano rilasciano endorfine, gli ormoni della felicità che contribuiscono proprio a promuovere uno stato di benessere e appagamento. È un po’ quello che succede agli incalliti fumatori o a chi gioca d’azzardo.
Per questa ragione questi vizi, quando sono ben radicati nel cavallo, non si riescono ad eliminare, anche se si rivede la gestione e si contengono tutte le cause di stress. 

Ma perché è importante limitare al massimo l’insorgenza di questi vizi e imparare a gestire al meglio i cavalli che già li hanno?

Perché, a differenza di quanto si possa pensare dopo quanto vi ho detto riguardo il rilascio di endorfine, i cavalli con questo vizio possono sviluppare seri problemi di salute. L’ingurgitare aria continuamente li predispone ad accumularne troppa a livello gastrico ed intestinale con la possibile insorgenza di coliche gassose ricorrenti, che da gestire non sono mai piacevoli.
Per altro è un po’ il gatto che si morde la coda, perché i cavalli che sviluppano questo tic soffrono di mal di stomaco e il continuo ingurgitare aria nello stomaco certo non favorisce la guarigione della gastrite.
In medicina cinese si dice che i cavalli con la gastrite inghiottono aria per rinfrescarsi lo stomaco, e questo se si vuol vedere il problema da un altro punto di vista può non essere del tutto sbagliato.

Denti consumati
Denti consumati di un cavallo con il tic d'appoggio

Per altro gli accaniti ticchiatori, anche se mediamente giovani, hanno generalmente tutti i denti incisivi rovinati e in animali che dovrebbero masticare per la maggior parte della giornata, non è certo un problema da poco.
 Soggetti con questo vizio possono con il tempo perdere peso e avere una condizione fisica scadente proprio in seguito ai problemi gastrici associati ad una masticazione non completamente competente. 

Per altro cavalli che hanno continuamente lo stomaco pieno d’aria potrebbero non sentire lo stimolo della fame e quindi mangiare a sufficienza.
Però non è la fine del mondo, perché basta conoscere il problema per poterlo gestire al meglio senza che il cavallo si stressi ulteriormente. 
La gestione di un cavallo con questo vizio va fatta sempre usando la testa, perché altrimenti il rischio è di peggiorare solamente la condizione di stress che magari anni prima ha generato il problema. Ad esempio, i collari che in molti mettono al cavallo per impedirgli di ingurgitare aria secondo me, in tanti soggetti, sono una ulteriore causa di disagio e, se possibile, bisognerebbe evitare di metterli. 

Avete mai fatto caso a quanto stringono sulla gola e vi siete mai messi nei panni del cavallo che lo deve portare per la maggior parte della giornata?

Certo, mi direte, sono fatti apposta per far si che il cavallo senta fastidio mentre ticchia, ma non è che quando non lo fa si senta proprio benissimo con un ferro che gli stringe la gola giorno e notte.
Ci sono anche delle versioni più costose e moderne di collari in cuoio che dovrebbero essere meno invasive e che probabilmente lo sono, ma dalla mia esperienza sono comunque poco efficaci. 
Mi è capitato negli anni di vedere anche box tappezzati con fili della corrente, così da obbligare il cavallo a non attaccarsi alle pareti ma anche a stare nel mezzo senza potersi muovere liberamente, in uno spazio già limitato per un animale che mediamente pesa 5 quintali.
Non sto a dirvi cosa io possa pensare di una cosa del genere, perché immagino lo sappiate.
Al momento ci viene in aiuto anche la chirurgia, con un intervento in cui si esegue una parziale resezione dei muscoli del collo che permettono al cavallo di attaccarsi ad una superficie per poi tirare indietro e ingurgitare aria. Anche se non sembra non essere efficace in tutti i pazienti trattati, le percentuali di riuscita sono comunque alte e per certi soggetti può essere una chance da non sottovalutare.

E allora che fare in concreto per cercare di controllare la situazione?

Per me i punti fondamentali per avere un certo controllo su questo vizio così noioso e debilitante sono:

  1. Modificare le abitudini del cavallo facendo un lavoro più vario in sella e dargli la possibilità di stare al paddock almeno 3 ore durante la giornata.
  2. Dargli la possibilità, anche nel box, di guardare fuori dalla finestra e nel corridoio in modo da tenerlo con la mente occupata più tempo possibile. Per alcuni cavalli lasciare una palla o dei “giochi di attivazione“, creati apposta per loro, nel box può servire a distrarli.
  3. Eliminare dal box tutte le possibili superfici a cui si può attaccare: togliere la beverina e dare da bere in grossi contenitori per l’acqua di plastica messi a terra in un angolo del box (lasciare questi cavalli nei box più vicini alla canna dell’acqua può essere di aiuto per dargli da bere), ed eliminare anche la mangiatoia sostituendola con dei contenitori apposta in gomma dura da lasciare per terra quando il cavallo mangia.
  4. Modificare la dieta con mangimi a scarso contenuto di cereali: come vi ho raccontato alcuni articoli fa (Combattere l’ulcera gastrica: le 3 regole d’oro) i cereali predispongono a sviluppare gastrite e questi cavalli in genere hanno un gran beneficio se si corregge la dieta in questo senso.
    Lasciare del
    fieno sempre a disposizione è molto importante, sia per impedire che lo stomaco rimanga vuoto per troppe ore consecutive, sia per evitare che al cavallo rimanga troppo tempo “libero” per pensare ad attaccarsi a tutte le superfici disponibili.

I cavalli sono buone forchette e in genere al primo posto mettono sempre il mangiare.
Per gestire adeguatamente le razioni di fieno facendo che il cavallo ne abbia sempre a disposizione, senza che diventi una botte, ci si può avvalere di queste fantastiche reti che una volta piene obbligano il cavallo a mangiare molto più lentamente nel corso di tutta la giornata. 

Angelo 1

Non è che seguendo questi punti il problema si risolve, ma si può controllare e questo è molto importante secondo me. Ci sono cavalli che hanno questo vizio e che hanno fatto carriere sportive egregie dimostrando che il problema, se gestito nel modo giusto, può non essere così limitante per la vita del cavallo. Ma non si può far finta di nulla altrimenti può diventare causa di problemi fisici che possono davvero ripercuotersi negli anni sulla salute del cavallo. 

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