Perché alcuni cavalli ticchiano?

Tic d'appoggio

Non vi nego che i cavalli che hanno il tic d’appoggio mi ha sempre dato sui nervi, un po’ come le persone che si mangiano in modo ossessivo le unghie. Personalmente ho sempre avuto un certo rifiuto nei confronti di chi non riesce a controllarsi e dunque è inevitabile che faccia fatica ad accettare anche i cavalli con comportamenti compulsivi, anche se inevitabilmente ci ho dovuto imparare a convivere perché ce ne sono tanti e molti hanno bisogno di essere aiutati.  Tutti i vizi comportamentali sono difficili da comprendere da chi non li ha, per questo motivo in questi ultimi anni ho cercato di trovare una spiegazione logica che mi desse soddisfazione. È molto difficile dare una spiegazione a comportamenti irrazionali, anzi direi difficilissimo, ma alcune cose in questi anni penso di averle in parte capite e per questo vorrei in questo articolo condividerle con voi.
I vizi comportamentali dei cavalli sono diversi, ma quello con cui ci capita di avere a che fare più spesso è decisamente il tic d’appoggio. Insomma, quel fastidiosissimo tic che hanno i cavalli che si attaccano con i denti incisivi alle superfici orizzontali (soprattutto nel box) e inarcando il collo tirano indietro. Nella maggior parte dei casi mentre tirano indietro ingoiano aria, facendo un rumore gutturale molto caratteristico e accumulandola nello stomaco e nell’intestino.

Ma perché alcuni cavalli ad un certo punto della loro vita iniziano a ticchiare?

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Cribbing collar

Anche se  rilevanti studi dimostrano che alcuni cavalli hanno una certa predisposizione genetica a sviluppare questo vizio comportamentale, la maggior parte dei cavalli iniziano comunque a manifestarlo quando provano del disagio. Disagio che la maggior parte delle volte è dovuto a lunghi confinamenti in box nel corso della giornata e ad un lavoro noioso e senza stimoli. 
Dato che in molti casi i cavalli, per loro indole, tendono a camuffare la loro condizione di disagio e di stress, cavalieri e proprietari spesso sottovalutano quanto la noia possa ripercuotersi sulla salute psicologica e di conseguenza anche fisica del loro cavallo. 
Quando un cavallo inizia a manifestare questo comportamento si è ancora in tempo per “metterci una pezza”, valutando bene come poter modificare in meglio le abitudini quotidiane dell’animale.

L’accesso quotidiano al paddock e una gestione alimentare che più si avvicini maggiormente al loro comportamento naturale, già da soli, possono essere risolutivi. I cavalli sono fisiologicamente “costruiti” per non avere mai lo stomaco vuoto, perché in natura la loro attività principale è quella di mangiare per oltre 18 ore ogni giorno. In scuderia questo chiaramente non è possibile, ma lasciargli a disposizione una quantità di fieno insufficiente gli fa avere lo stomaco vuoto per troppe ore consecutive e in più si annoiano moltissimo. Quando lo stomaco di un cavallo rimane vuoto troppo a lungo, l’acidità che si sviluppa lavora sulla mucosa generando delle brutte gastriti.
Il mal di stomaco associato alla noia sono, in cavalli geneticamente predisposti, tra le prime cause di insorgenza di vizi comportamentali come il tic d’appoggio e il ballo dell’orso.

Anch’io ho una cavalla che ticchia e non mi do pace. Ha iniziato da giovane quando era in addestramento, ma andando a riguardare la genealogia del padre e i figli che ha in Italia, mi sono resa conto che molti hanno lo stesso problema.
Tutti i vizi comportamentali nascono però dalla necessità dell’animale di sopperire ad una condizione di disagio e di ansia

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La noia del box si può alleviare con del tempo al paddock

Molto spesso cominciano imitando i cavalli che hanno intorno per poi, con il tempo, fare loro un comportamento che li fa sentire più rilassati e appagati.
Infatti, mentre ticchiano rilasciano endorfine, gli ormoni della felicità che contribuiscono proprio a promuovere uno stato di benessere e appagamento. È un po’ quello che succede agli incalliti fumatori o a chi gioca d’azzardo.
Per questa ragione questi vizi, quando sono ben radicati nel cavallo, non si riescono ad eliminare, anche se si rivede la gestione e si contengono tutte le cause di stress. 

Ma perché è importante limitare al massimo l’insorgenza di questi vizi e imparare a gestire al meglio i cavalli che già li hanno?

Perché, a differenza di quanto si possa pensare dopo quanto vi ho detto riguardo il rilascio di endorfine, i cavalli con questo vizio possono sviluppare seri problemi di salute. L’ingurgitare aria continuamente li predispone ad accumularne troppa a livello gastrico ed intestinale con la possibile insorgenza di coliche gassose ricorrenti, che da gestire non sono mai piacevoli.
Per altro è un po’ il gatto che si morde la coda, perché i cavalli che sviluppano questo tic soffrono di mal di stomaco e il continuo ingurgitare aria nello stomaco certo non favorisce la guarigione della gastrite.
In medicina cinese si dice che i cavalli con la gastrite inghiottono aria per rinfrescarsi lo stomaco, e questo se si vuol vedere il problema da un altro punto di vista può non essere del tutto sbagliato.

Denti consumati
Denti consumati di un cavallo con il tic d'appoggio

Per altro gli accaniti ticchiatori, anche se mediamente giovani, hanno generalmente tutti i denti incisivi rovinati e in animali che dovrebbero masticare per la maggior parte della giornata, non è certo un problema da poco.
 Soggetti con questo vizio possono con il tempo perdere peso e avere una condizione fisica scadente proprio in seguito ai problemi gastrici associati ad una masticazione non completamente competente. 

Per altro cavalli che hanno continuamente lo stomaco pieno d’aria potrebbero non sentire lo stimolo della fame e quindi mangiare a sufficienza.
Però non è la fine del mondo, perché basta conoscere il problema per poterlo gestire al meglio senza che il cavallo si stressi ulteriormente. 
La gestione di un cavallo con questo vizio va fatta sempre usando la testa, perché altrimenti il rischio è di peggiorare solamente la condizione di stress che magari anni prima ha generato il problema. Ad esempio, i collari che in molti mettono al cavallo per impedirgli di ingurgitare aria secondo me, in tanti soggetti, sono una ulteriore causa di disagio e, se possibile, bisognerebbe evitare di metterli. 

Avete mai fatto caso a quanto stringono sulla gola e vi siete mai messi nei panni del cavallo che lo deve portare per la maggior parte della giornata?

Certo, mi direte, sono fatti apposta per far si che il cavallo senta fastidio mentre ticchia, ma non è che quando non lo fa si senta proprio benissimo con un ferro che gli stringe la gola giorno e notte.
Ci sono anche delle versioni più costose e moderne di collari in cuoio che dovrebbero essere meno invasive e che probabilmente lo sono, ma dalla mia esperienza sono comunque poco efficaci. 
Mi è capitato negli anni di vedere anche box tappezzati con fili della corrente, così da obbligare il cavallo a non attaccarsi alle pareti ma anche a stare nel mezzo senza potersi muovere liberamente, in uno spazio già limitato per un animale che mediamente pesa 5 quintali.
Non sto a dirvi cosa io possa pensare di una cosa del genere, perché immagino lo sappiate.
Al momento ci viene in aiuto anche la chirurgia, con un intervento in cui si esegue una parziale resezione dei muscoli del collo che permettono al cavallo di attaccarsi ad una superficie per poi tirare indietro e ingurgitare aria. Anche se non sembra non essere efficace in tutti i pazienti trattati, le percentuali di riuscita sono comunque alte e per certi soggetti può essere una chance da non sottovalutare.

E allora che fare in concreto per cercare di controllare la situazione?

Per me i punti fondamentali per avere un certo controllo su questo vizio così noioso e debilitante sono:

  1. Modificare le abitudini del cavallo facendo un lavoro più vario in sella e dargli la possibilità di stare al paddock almeno 3 ore durante la giornata.
  2. Dargli la possibilità, anche nel box, di guardare fuori dalla finestra e nel corridoio in modo da tenerlo con la mente occupata più tempo possibile. Per alcuni cavalli lasciare una palla o dei “giochi di attivazione“, creati apposta per loro, nel box può servire a distrarli.
  3. Eliminare dal box tutte le possibili superfici a cui si può attaccare: togliere la beverina e dare da bere in grossi contenitori per l’acqua di plastica messi a terra in un angolo del box (lasciare questi cavalli nei box più vicini alla canna dell’acqua può essere di aiuto per dargli da bere), ed eliminare anche la mangiatoia sostituendola con dei contenitori apposta in gomma dura da lasciare per terra quando il cavallo mangia.
  4. Modificare la dieta con mangimi a scarso contenuto di cereali: come vi ho raccontato alcuni articoli fa (Combattere l’ulcera gastrica: le 3 regole d’oro) i cereali predispongono a sviluppare gastrite e questi cavalli in genere hanno un gran beneficio se si corregge la dieta in questo senso.
    Lasciare del
    fieno sempre a disposizione è molto importante, sia per impedire che lo stomaco rimanga vuoto per troppe ore consecutive, sia per evitare che al cavallo rimanga troppo tempo “libero” per pensare ad attaccarsi a tutte le superfici disponibili.

I cavalli sono buone forchette e in genere al primo posto mettono sempre il mangiare.
Per gestire adeguatamente le razioni di fieno facendo che il cavallo ne abbia sempre a disposizione, senza che diventi una botte, ci si può avvalere di queste fantastiche reti che una volta piene obbligano il cavallo a mangiare molto più lentamente nel corso di tutta la giornata. 

Angelo 1

Non è che seguendo questi punti il problema si risolve, ma si può controllare e questo è molto importante secondo me. Ci sono cavalli che hanno questo vizio e che hanno fatto carriere sportive egregie dimostrando che il problema, se gestito nel modo giusto, può non essere così limitante per la vita del cavallo. Ma non si può far finta di nulla altrimenti può diventare causa di problemi fisici che possono davvero ripercuotersi negli anni sulla salute del cavallo. 

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E…. quando una ferita non si può suturare?

I cavalli riescono a farsi male nei modi più assurdi e quando si feriscono è difficile che si facciano un taglietto da nulla.
Generalmente, sarà per la loro mole o perché hanno il vizio di allontanarsi a qualsiasi costo e troppo velocemente da ciò che li ha feriti, si infliggono lesioni serie, su cui bisogna intervenire tempestivamente per fare in modo che abbiano le migliori chance di guarire completamente. Spiegare in un unico articolo cosa c’è da fare quando un cavallo si ferisce seriamente non è semplice, ma vorrei comunque provare a raccontarvi il mio punto di vista e come generalmente affronto queste problematiche nella mia quotidiana pratica lavorativa. Poche linee guida che tutti possono comprendere e mettere in atto per salvaguardare il più possibile il cavallo e ottenere una buona guarigione della ferita.

Perché una ferita guarisca bene, infatti, è fondamentale agire subito nella maniera più pulita possibile. È dunque importante che, nell’attesa che arrivi il veterinario, sia il proprietario che chi ha in gestione il cavallo sappia intervenire nel modo più efficace.
Per prima cosa, se la ferita è fresca e sanguina ancora, bisogna agire in modo che l’emorragia si interrompa al più presto. Vi ricordo che, essendo in natura i cavalli animali predati, sono particolarmente suscettibili alla vista del sangue e che spesso è la paura che provano che li fa comportare in modo strano. Alcuni proprietari si spaventano a morte perché il loro cavallo alla vista del sangue si è paralizzato dov’era senza voler avanzare o reagire a nessuno stimolo.

Non preoccupatevi è normale, e una volta che il momento dell’emergenza è finito e il cavallo torna nel suo box, in genere tutto torna come prima.
Per fermare l’emorragia, se non sono interessati vasi più grossi da suturare, dovrebbe bastare  l’applicazione di acqua fredda corrente direttamente dalla canna e/o il tamponamento della parte con asciugamani sempre imbevuti di acqua fredda.

Una volta che l’emorragia è bloccata, bisogna lavare bene la ferita con acqua e sapone per eliminare terra e sporco. Se poi la zona lo permette (soprattutto se si tratta della zona più bassa delle gambe), si può fare una fasciatura provvisoria in modo da impedire una ulteriore contaminazione con lo sporco del pavimento e dell’ambiente. State attenti a non fasciare assolutamente con del cotone asciutto a contatto con la ferita perché lascia le sue fibre attaccate al tessuto, e poi toglierle diventa un problema.
La cosa migliore sarebbe mettere a contatto con la ferita delle garze, possibilmente sterili, alle quali si può sovrapporre del cotone garzato che assorba sangue e siero, tenuto in sede da una garza elastica tipo Vetrap non troppo tesa. Se non avete delle garze sterili non preoccupatevi, il cotone garzato si può lasciare tranquillamente a contatto con la ferita.

La figura del veterinario a questo punto è fondamentale, per fare un’attenta valutazione della ferita e impostare il più velocemente possibile una terapia antibiotica e antinfiammatoria (per la gestione dell’edema e del dolore), sempre indispensabile in questi casi, ed eventualmente anche una profilassi antitetanica. Scongiurare al massimo l’insorgenza del tetano, quando la ferita è brutta e fortemente contaminata da sporco e terra, per me è sempre una priorità, anche se il cavallo è stato regolarmente vaccinato, perché il tetano è una malattia a cui i cavalli sono molto suscettibili e che li porta quasi sempre a morte tra atroci sofferenze. Per questa ragione trovo che sia assurdo negargli una protezione in più, soprattutto se l’ultima vaccinazione è stata fatta già da qualche mese. Se il siero antitetanico non fosse disponibile, anche rivaccinare nuovamente il cavallo in quel frangente è comunque efficace, dato che la tossina tetanica responsabile della malattia si sviluppa più lentamente degli anticorpi vaccinali in grado di neutralizzarla.
Il veterinario chiamatelo comunque il prima possibile perché, se la posizione e il tipo di ferita lo consentono, dovrà suturare la ferita in modo da apporre i lembi vicini e farla così guarire più velocemente.
Se passano troppe ore dal trauma i tessuti si gonfiano e la sutura non si può più fare.
Oppure ferite in posizioni difficili o con poco tessuto sano a disposizione non si possono suturare perché i punti non terrebbero. Odio quelle volte che ci si da un gran da fare per cucire benissimo una ferita, mettere un bel drenaggio in modo che il gonfiore non interferisca sui punti, per poi vederli comunque saltare nel giro di pochissime ore. I cavalli andrebbero sempre tenuti confinati in box finché non c’è la guarigione, ma non si possono tenere completamente fermi e alcune ferite sono messe in posizioni così infelici che anche il minimo movimento nel box crea una pressione tale sui punti da non permettergli di tenere. (altro…)

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Buon Natale e auguri per un fantastico 2017!

Questo è il nostro video di Natale, che ho fatto mettendo insieme molte delle foto più gioiose che ho fatto nel corso dell'anno qui in clinica. Con questo video vorrei…

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L’attesa del piacere è essa stessa il piacere

Sapete quando a Natale sotto l’albero è pieno di regali e i bambini, e non solo, sono così impazienti di scartarli da svegliarsi anzitempo e bruciare un po’ di tappe della scaletta natalizia? Gli animali sono in fondo un po’ come i bimbi e anche loro vivono con grande impazienza il momento in cui riceveranno un dono, soprattutto se quel dono è qualcosa di buono da mangiare.

Si avvicina Natale ed è un buon momento secondo me per parlare di doni e di premi….

E più precisamente, di premi sotto forma di cibo che possiamo dare al cavallo quando lavora bene o fa qualcosa che gli viene richiesto. Il buon addestramento di un cavallo dovrebbe essere impostato utilizzando due strade ben rodate, quella dei rinforzi positivi e dunque dei premi in risposta ad un esercizio ben eseguito, e quella dei rinforzi negativi. Per rinforzi negativi naturalmente non si intendono metodi coercitivi o violenti, ma sistemi in cui si mette il cavallo nella condizione di sfuggire da una pressione a lui sgradevole per “accompagnarlo” a fare quello che gli richiediamo. Essendo in natura i cavalli animali da preda, sono purtroppo più ricettivi ai rinforzi negativi e per questo molti ne abusano deviandone il significato su metodi coercitivi inutilmente violenti per il cavallo, sia fisicamente che psicologicamente. Il “rinforzo negativo” è qualcosa di ben più sottile che soli i cavalieri più esperti sono in grado di mettere in atto nella maniera giusta.
Ma è invece sui rinforzi positivi, e in particolare sulle golosità da offrire come premio al cavallo, su cui mi piacerebbe concentrarmi. Spesso la ricompensa sotto forma di cibo viene denigrata o banalizzata, quando invece rimane il metodo migliore per mantenere viva l’attenzione del cavallo, anche quando lavora. In molte occasioni ho ribadito quanto sia importante mantenere vive molte delle emozioni che il cavallo può provare, per fare in modo che rimanga sereno, allegro e felice di condividere con noi tempo e “avventure” equestri. Tra queste emozioni una di fondamentale importanza è quella dell’anticipazione, un emozione forte ed estremamente positiva che il cavallo prova nell’attesa di ricevere qualcosa di buono o di bello.

Avete presente l’impazienza che i cavalli in scuderia dimostrano rumoreggiando quando arriva l’ora di mangiare e cominciano a sentire i tipici rumori del carrello e del mangime che cade nelle mangiatoie?

Ecco, nel tempo che ci vuole perché realizzi cosa sta per capitare e il momento in cui arriva il suo turno, ogni cavallo prova questa emozione che è molto bella e lo aiuta a mantenersi vitale e allegro. In molte scuderie, purtroppo, quella è davvero una delle pochissime emozioni che gli è dato provare, perché ore di libertà al paddock non sono concesse e neanche nessuna possibilità di interazione con i propri simili.
Per questo è importantissimo, che anche i cavalli che per una qualche ragione devono saltare il pasto, non vengano superati dal carrello del mangime senza ricevere nulla, perché la delusione che ne scaturisce è molto più seria e frustrante di quanto si creda. Bastano 2 carote o un pugnetto di mangime per far si che questo non avvenga.
Ci sono cavalli che provano questa stessa emozione dell’anticipazione quando stanno per entrare in campo gara o stanno per partire in un percorso di cross o, magari, prima di uscire al paddock se stare fuori gli piace moltissimo.
Mi rallegra sempre sentire da casa i cavalli in scuderia già chiamare e agitarsi molto presto al mattino, quando si rendono conto che siamo svegli e nel giro di poco saremo lì per dargli da mangiare. 

E allora come possiamo sfruttare al massimo questa emozione così importante per il cavallo?

Ci sono studi importanti di etologi francesi che dimostrano come sul lavoro i cavalli che sono abituati a ricevere premi sotto forma di cibo, siano molto più attenti al cavaliere e al tipo di lavoro che gli viene richiesto di altri cavalli che non ricevono mai alcuna forma di appagamento. Ed è stato anche dimostrato come la cosa buona da mangiare sia molto più efficace di qualunque altro tipo di “premio”, come ad esempio grattarlo nei punti più gli piacciono o fargli una semplice carezza.
Coccole si, ma la soddisfazione del palato viene comunque sempre al primo posto per la maggior parte dei cavalli.

L’attenzione è decisamente l’elemento chiave nel processo di apprendimento e di memorizzazione del cavallo sportivo, soprattutto in età giovanile, e quindi l’aumento di attenzione dato dall’attesa di ricevere qualcosa che lo appaghi, può spiegare il motivo per cui quando si utilizzano delle ricompense sotto forma di cibo il cavallo impara più velocemente. 

I cavalli però non si sottomettono perché gli date un premio da mangiare e certamente non fanno qualcosa che non vogliono fare a causa di quello, ma aspettarselo è uno stimolo in più per mantenere viva la concentrazione e assecondare il più possibile il proprio cavaliere. Certo, come tutte le cose vanno fatte con la testa, quindi distribuire dalle tasche “premietti” di ogni genere senza che il cavallo faccia nulla per meritarseli, é veramente un grosso errore. Sicuramente perché il cavallo non assocerà il premio ad un suo comportamento corretto e quindi il beneficio viene completamente perso, e poi perché esiste il rischio che il cavallo cerchi poi di recuperare qualcosa da mangiare da qualunque mano gli passi vicino alla bocca, rischiando di mordere involontariamente l’ignaro mal capitato.

Quindi una carota o qualunque cosa di ghiotto è un rinforzo positivo di facilissima attuazione, che può diventare un vero e proprio strumento di lavoro per chi con i cavalli ci deve trattare quotidianamente. Io stessa ne approfitto spesso di questa dolce “arma” quando devo far associare ai cavalli ricoverati qua in clinica che le terapie che gli sto facendo sono qualcosa di positivo per loro, nulla di cui devono temere. Non conoscendo cosa gli sto facendo le prime volte si mettono sulla difensiva ma, con il passare dei giorni, con la mia tecnica diventano contenti di farle, proprio perché si attiva per loro il principio di anticipazione di cui abbiamo parlato prima.
Sfrutto moltissimo la potenza di una carota, che spesso da sola è in grado di spostare un bestione di oltre 5 o 6 quintali. (altro…)

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