Aggressività ore pasti? Un problema comune a molti cavalli

Avete mai avuto a che fare con cavalli che appena sentivano rumore di mangiare o percepivano che a breve avrebbero avuto accesso alla loro razione diventavano molto aggressivi, sia con…

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Alimentiamoli bene: gli errori da non commettere

Gli errori alimentari che vengono fatti sui cavalli sono comunissimi e, a differenza di quanto in molti sono portati a pensare, hanno realmente un impatto negativo sulla loro salute, soprattutto sul lungo periodo. Anche in articoli precedenti ho preso in considerazione questo argomento per sottolineare quanto sia importante avere un’attenzione particolare non solo sul tipo di alimenti ma anche sulle quantità a pasto, che non devono mai essere eccessive, e sulle giuste abitudini per alimentare i cavalli.

Ma cosa può interferire realmente con i fabbisogni nutrizionali di un cavallo?

  • Un aumento delle necessità nutrizionali del cavallo si ha in fasi metaboliche particolari, come in lattazione o in crescita, o quando per cavalli in lavoro l’addestramento si fa più intenso, soprattutto vicino alle competizioni.
  • Malattie o infortuni possono influenzare notevolmente i fabbisogni di un cavallo. Ci sono cavalli in convalescenza che hanno bisogno di una dieta decisamente più sostanziosa di quella abituale, e cavalli che invece sono infortunati e quindi, fermi dal lavoro, devono mangiare meno.
  • Cavalli che hanno seguito un certo tipo di dieta per la maggior parte della vita potrebbero, con l’avanzare dell’età, modificare i propri fabbisogni, proprio perché il metabolismo cambia e inevitabilmente negli anziani si creano delle alterazioni nell’assimilazione dei nutrienti a livello intestinale.
  • Cavalli che vivono con condizioni ambientali particolari, ad esempio liberi al paddock in inverno, e quindi particolarmente esposti a freddo, vento e intemperie hanno decisamente delle richieste nutrizionali superiori rispetto a cavalli che vivono in scuderia al caldo.

Vediamo insieme quali sono i 4 errori alimentari più comuni che spesso vedo fare per poca conoscenza della fisiologia dei cavalli, ma anche per rendere più pratica e veloce la somministrazione quotidiana delle razioni da parte di chi manda avanti la scuderia, perdendo magari di vista le reali necessità dei cavalli che ci vivono.
Gli errori di pensiero più comuni spesso influenzano in negativo la salute di molti cavalli che si trovano con il tempo oggettivamente in difficoltà, soprattutto se sono soggetti con delle esigenze metaboliche particolari.

1 errore: una dieta uguale per tutti i cavalli della scuderia, che siano giovani, anziani o cavalli in lavoro

Cavalli di razza diversa, con età diversa e grado di attività diverso anche intuitivamente NON possono avere le stesse necessità nutrizionali. In fondo è uguale per noi umani… se siamo abituati ad una vita sedentaria non mangeremo come chi fa sport e si muove tutti i giorni.
Anche tra gli atleti le esigenze cambiano in funzione del tipo di attività che fanno: un cavallo da completo mangerà differentemente da un cavallo da dressage e viceversa.
Chi ha il diabete mangerà differentemente di chi è insensibile agli zuccheri. Lo stesso è per i nostri cavalli.
Un cavallo con resistenza all’insulina non può mangiare le stesse cose di uno che non ha questo problema.
Altra analogia: una persona con un metabolismo veloce (sicuramente non in sovrappeso) può mangiare cose che uno con un metabolismo più lento certamente non può, soprattutto se non vuole diventare grasso come un vascello.

I diversi tipi di concentrato (cereali e mangime) e i diversi tipi di fieno hanno proprietà nutrizionali molto differenti in termini di calorie, grassi e contenuto in fibra.
Penso davvero che oggi sul mercato ci siano alimenti adatti ad ogni “tipo” di cavallo e quindi non sia più difficile come un tempo alimentarli correttamente. Come per gli umani, anche i cavalli hanno un fabbisogno quotidiano di calorie per mantenere il giusto peso corporeo. 

Equiscale – disponibile sull’app store

Per valutare se quello che mangia è sufficiente, la prima cosa da fare è pesare il cavallo in modo da rendersi oggettivamente conto se c’è una perdita di peso anche minima, magari non osservabile ad occhio nudo.
Oggi ci sono calcoli molto semplici da fare, giusto prendendo poche misure al cavallo, per calcolare il peso in maniera abbastanza precisa senza per forza doverlo piazzare su una bilancia tutte le volte. Oppure potete utilizzare la mia app gratuita per iPhone (Equiscale), che con due semplici misure vi calcola il peso e ve lo tiene in memoria.
E poi ci sono cavalli che, a parità di peso, hanno bisogno di mangiare il doppio di altri per mantenersi in forma, proprio a causa di un metabolismo più attivo e del tipo di lavoro quotidiano che gli è richiesto di fare.
Come ho detto in molte altre occasioni, la cosa importante è non caricare esageratamente di cereali i cavalli che devono mangiare di più dandone grandi quantità in uno o due pasti, ma distribuire la quantità che serve in più pasti, facendo particolare attenzione all’alimento che si sceglie, sia fieno che concentrato. Cavalli in lavoro con esigenze nutrizionali importanti dovranno essere alimentati con mangimi che abbiano le giuste caratteristiche per loro, in quantità adeguate. 

Non si può sopperire a queste esigenze solo aumentando la quantità a pasto di un mangime di base, ma è indispensabile cambiare il tipo di mangime, fornendone uno con caratteristiche nutrizionali più adatte alle esigenze del cavallo in quel momento (I cavalli sono quello che mangiano). Pasti di cereali troppo abbondanti sono difficilmente digeribili dai cavalli, che hanno uno stomaco fisiologicamente non preparato per digerire troppi cereali tutti insieme, e dunque rischieranno con il tempo di sviluppare gastriti e ulcere. Il mal di stomaco è un problema che può colpire fino all’80% dei cavalli scuderizzati, un po’ a causa dello stress legato al lavoro (soprattutto nei soggetti più giovani), ma molto anche per gli errori nutrizionali che vengono fatti quotidianamente in scuderia.

2 errore: sottovalutare l’importanza della fibra nella dieta del cavallo

Troppo spesso ho visto cavalli alimentati con troppi concentrati (cereali e mangimi), e a cui vengono invece date razioni di fieno decisamente insufficienti. Questo è dovuto sicuramente all’attenzione che viene data in modo preferenziale al mangime, dimenticandosi di quanto sia importante la fibra nell’alimentazione dei cavalli.
Il fieno non è tutto uguale: in funzione del taglio, della provenienza e della qualità si può stimare il fabbisogno di ogni cavallo. In generale si può dire che un cavallo di 500kg debba mangiare almeno 15kg di fieno al giorno, anche se le quantità possono aumentare di molto per soggetti in lavoro o cavalle in gravidanza.
Se abitiamo in zone dove si produce fieno particolarmente ricco dal punto di vista nutrizionale, o siamo abituati ad acquistarlo così, è chiaro che dovremo stare attenti a non esagerare con il concentrato (cereali e mangime) nella dieta, perché il rischio è di far mangiare al cavallo troppi carboidrati e proteine, fino a generare dei seri problemi metabolici.
Paradossalmente, cavalli che abitualmente mangiano del buon fieno ricco e a cui non è richiesta alcuna attività fisica impegnativa potrebbero fare a meno dei concentrati e alimentarsi solo con quello. Questa è una realtà con cui io personalmente ho poco a che fare, perché vivo in una zona d’Italia dove si coltiva fieno di prato stabile con proprietà nutrizionali non in grado da sole di sopperire alle esigenze dei cavalli al pascolo, ma in altre zone della nostra penisola o in Francia, il fieno coltivato è molto più sostanzioso.

I cavalli sono “progettati” proprio per avere questo tipo di alimentazione e dunque sono in grado di ricavare il massimo dei nutrienti dalla digestione della fibra e quindi del fieno. L’aggiunta di concentrati sotto forma di cereali o mangimi preparati commercialmente, diventa comunque indispensabile per i cavalli in piena attività, per le fattrici in gravidanza o per i puledri in crescita.
Spesso chi ha molti cavalli che vivono al pascolo, non presta particolare attenzione alla qualità del fieno che acquista, pensando che tanto c’è l’erba a sopperire alle carenze nutrizionali di un fieno magro o addirittura scadente. In pascoli non eccessivamente grandi i cavalli, che non mangiano mai volentieri fieno troppo magro, polveroso e di cattiva qualità, tenderanno a rasare completamente tutta l’erba che c’è riducendo al minimo tutti i possibili nutrienti recuperabili dal pascolo. Il risultato sarà di cavalli non alimentati adeguatamente e pascoli distrutti, su cui farà una gran fatica a ricrescere dell’erba decente anche in primavera.
Alla fine, il rischio di dover spendere dei soldi in cure per i cavalli nutriti in maniera inadeguata potrebbe essere concreto e le spese sicuramente superiori a quanto si è risparmiato nell’acquistare del fieno scadente.

Facciamo un esempio: se una persona è abituata a mangiare cibo sano e ben bilanciato tra proteine, grassi e carboidrati e un giorno decide di cambiare tipo di dieta, cosa può accadere?  Intuitivamente ingrasserà e si sentirà con molta probabilità male se comincerà a mangiare molti grassi e zuccheri e invece dimagrirà se la nuova dieta sarà carente di calorie. In entrambi i casi la salute ne risentirà e per i cavalli avviene esattamente la stessa cosa.
Mangiare il foraggio è fondamentale per gli equini perché, metabolizzandolo meglio dei concentrati, riescono ad acquisire più nutrienti permettendogli così di limitare l’assunzione di esagerate quantità di cereali, spesso causa di problemi metabolici, gastrici e intestinali.
Inoltre, il cavallo per sua natura ha un bisogno fisiologico di masticare e se non ha a disposizione fieno o erba, tenderà a sviluppare vizi comportamentali fastidiosi, come masticare il legno del box in scuderia o, se è fuori al paddock, degli alberi o delle staccionate, o con il tempo sviluppare problemi legati alla noia come il tic d’appoggio.
Alla fine chi più spende meno spende, perché di un fieno di miglior qualità ce ne vorrà meno per saziare e alimentare un cavallo e comunque, come dicevo prima, sarà minore la quantità di concentrati necessaria a sopperire a quello che manca al cavallo per avere tutto ciò che gli serve a livello nutrizionale.
Fieni scadenti che costano poco sono in genere tagliati troppo maturi e per questo motivo sono ricchi in lignina che li rende, oltre che scarsi di nutrienti, anche duri e poco appetibili per il cavallo che non ne mangerà sicuramente a sufficienza.
Quindi per prima cosa pensate alla qualità del foraggio, il più importante alimento per i cavalli.

3 errore: affamare i cavalli sovrappeso nel tentativo di farli dimagrire

È vero che certi cavalli sono oggettivamente sovrappeso e che sembrano assimilare anche l’aria, ma tenerli eccessivamente a dieta può essere addirittura controproducente. Nei cavalli, ma anche in noi umani, la continua sensazione di fame è causa di stress con un rilascio di ormoni corticosteroidi in grado di peggiorare la situazione. Inoltre, il fisico di un cavallo che sente fame per lunghi periodi rallenterà il suo metabolismo, mettendosi fisiologicamente nelle condizioni di bruciare meno calorie e di conseguenza immagazzinare tutto quello che può per far fronte a quello che ai suoi occhi sembrerebbe un periodo di “carestia”.
In più i cavalli hanno bisogno di masticare continuamente per sentirsi appagati e il non avere cibo a disposizione, oltre a farli sentire sempre affamati, li fa annoiare con il rischio di sviluppare tutta quella serie di vizi comportamentali che abbiamo visto prima.
Quindi nel caso di un cavallo in sovrappeso non sarà necessario ne particolarmente utile limitare troppo l’assunzione di cibo, ma sarà importante variare le abitudini alimentari, sia per quanto riguarda il tipo di concentrato (mangimi a basso contenuto di carboidrati) che il fieno e il pascolo. Fieni troppo ricchi in proteina come l’erba medica e mangimi formulati per avere un alto valore nutrizionale non andranno bene per questi cavalli, che dovranno invece mangiare del cibo più “dietetico”. In questo caso più che mai, l’abitudine di utilizzare reti da riempire con la giusta razione di fieno da appendere nel box o nel paddock è ottima, perché mima il normale comportamento alimentare dei cavalli al pascolo rallentando notevolmente l’assunzione del fieno: in questo modo la razione durerà molto più a lungo e il cavallo non proverà fame pur mangiando una quantità di fieno adeguata in funzione del suo peso e della sua attività.

Dalla rete il fieno si mangia più lentamente

4 errore: pensare che la proteina “scaldi” troppo i cavalli

La proteina nella dieta non è indispensabile solo per i puledri in crescita ma anche per i cavalli adulti, a cui è importante fornirla all’interno di un mangime ben bilanciato. Una giusta quantità di proteina nella razione serve per il metabolismo dei nutrienti oltre allo sviluppo osseo e muscolare durante la crescita e il lavoro.
La maggior parte dei cavalli adulti ha bisogno di circa l’8-10% di proteina all’interno della razione, ma cavalli in crescita, cavalle in gravidanza e poi in lattazione, e i cavalli anziani la percentuale si alza di molto, anche oltre il 14%. I puledri per costruirsi una buona impalcatura ossea e muscolare hanno bisogno degli aminoacidi, i mattoncini di cui sono fatte le proteine, altrimenti il loro fisico rimarrà indietro di crescita e una volta adulti ne pagheranno le conseguenze. Negli anni ho visto tantissimi puledri da corsa non alimentati correttamente che a due o tre anni sembravano averne uno e che chiaramente non potevano essere performanti, soprattutto da più giovani, sviluppando molte problematiche ortopediche in più rispetto ai loro coetanei alimentati correttamente.
Cavalli con una grande pancia e uno sviluppo muscolare insufficiente spesso sono alimentati con una dieta troppo  povera di proteina. 

Questo è tipico di cavalli che mangiano solo fieno di prato stabile. Per cavalli in crescita, cavalli in lavoro (anche lavoro non particolarmente impegnativo), e cavalli anziani lasciati a fare la loro pensione al prato, è dunque sbagliato dare solo fieno da mangiare, soprattutto se si tratta di un fieno povero in proteina, come la maggior parte del nostro fieno italiano. Per l’alimentazione dei cavalli più anziani le proteine hanno infatti un importanza particolare. Negli anziani il metabolismo è rallentato e l’assorbimento a livello intestinale dei nutrienti è ridotto (un po’ per una masticazione non al 100% e un po’ per problemi di assimilazione legati all’età), e dunque quando si decide la loro alimentazione è importante tenere in considerazione questi fatti, soprattutto se non si vuole vedere i cavalli più anziani dimagrire a vista d’occhio non capendone la causa.
Non ha importanza se questi “pensionati” non lavorano più, perché il problema è lo stesso e non è assolutamente legato al grado di attività ma all’età dell’animale.
È un dato di fatto: gli anziani hanno bisogno di un occhio di riguardo in più da parte del proprietario rispetto ai cavalli più giovani, anche se sono in pensione.
In questi casi ha molta importanza avvalersi di mangimi formulati adeguatamente per far fronte alle necessità degli anziani, stando attenti che spesso quelli formulati per cavalli in intensa attività sono esageratamente ricchi di carboidrati e potrebbero non andare bene.
Per i cavalli più anziani, come per i puledri in crescita e le fattrici in lattazione, un integrazione nella dieta con del fieno di erba medica è molto efficace perché consente di stare alti con la proteina senza dover aumentare eccessivamente la quantità di concentrati, difficilmente digeribili. Io personalmente non do mai solo fieno di erba medica, altrimenti si rischia di esagerare e poi i cavalli fanno fatica a riabituarsi a mangiare il fieno “normale”, a causa della decisamente minore appetibilità. Ma un pasto o due con l’erba medica fanno davvero la differenza per questi cavalli, sempre che abbiano denti sani e nessun problema di masticazione.

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Aria, luce e movimento: le basi per un cavallo sano

Mi sono trovata spesso nei miei articoli a trattare l’argomento “benessere” nell’ambito equino, perché rimango fermamente convinta che la base per avere un cavallo in salute e ben disposto nei confronti del lavoro, sia proprio quella di garantirgli delle condizioni di vita tali da ridurre al minimo qualsiasi cosa possa essere per lui motivo di inutile stress.
E per situazioni stressanti non intendo, in questo caso, le volte che magari li portiamo in gara o a fare attività che non conoscono e che quindi non gradiscono, ma tutte quelle condizioni di vita quotidiana potenzialmente destabilizzanti, per la loro salute fisica e psicologica.

Penso sia davvero importante dare ad ogni cavallo la possibilità di uscire al paddock in maniera costante, senza dover patire tutto il giorno il confinamento in box, perché loro sono felici quando possono muoversi liberi in un prato scegliendo da soli dove andare e cosa fare. Inoltre “vivere” l’ambiente circostante, il relazionarsi con i loro simili e poter fare una vita da cavalli anche solo per poche ore al giorno, sono per loro esigenze fondamentali che non abbiamo alcun diritto di negargli. Una vita in cui il cavallo non possa soddisfare in alcun modo nessuna di queste esigenze, può creare a molti soggetti una condizione di stress permanente che i cavalli per loro natura non dimostrano apertamente, ma che può comportare un inevitabile abbassamento delle difese immunitarie. È importante avere sempre a mente quali siano le esigenze primarie di un cavallo e fare tutto quello che è in nostro potere per dargli la possibilità di soddisfarle, almeno in parte, anche se sono cavalli che vivono la maggior parte del tempo in scuderia. Mangiare adeguatamente tenendo presente che in natura fanno andare la bocca per quasi 18 ore al giorno, poter socializzare con i loro simili, muoversi per una quantità di tempo adeguata tutti i giorni e vivere in un ambiente sano e luminoso direi che sono esigenze essenziali di cui non bisogna mai dimenticarsi e che con un po’ di buona volontà si può riuscire a soddisfare quasi sempre.

Quando mi chiamano per visitare un cavallo con un problema di salute che non si risolve da un po’ o che recidiva spesso, la prima cosa che valuto è lo stile di vita che fa l’animale e l’ambiente in cui vive. Ci sono proprietari che adorano i loro cavalli ma che sono, per qualche ragione che ancora non mi è chiara, convinti che il confinamento forzato nel box quando non li montano sia la “normalità” e che il loro cavallo faccia comunque una vita stupenda, anche se non credo glielo abbiano mai chiesto apertamente. Il tutto magari in una scuderia umida senza finestre, con poco fieno polveroso a disposizione e montati al massimo 2 o 3 volte a settimana. Il problema è che i cavalli non si lamentano mai, piuttosto somatizzano, e per questo quando si ammalano può diventare un problema serio perché guariscono lentamente e con difficoltà. Non è che siccome sono cavalli e hanno in effetti priorità molto diverse dalle nostre, dovrebbero gradire quello che in realtà anche a noi non sembra il massimo. Certo, a loro non interessa assolutamente un hotel a 5 stelle stile scuderia degli Emirati Arabi dotata di aria condizionata, ma hanno bisogno di luce, di poter vedere ciò che li circonda e di muoversi anche in libertà.
Se avete un cavallo con problemi di salute ricorrenti, anche di natura ortopedica, chiedetevi per prima cosa se il tipo di vita che fa è compatibile con la sua natura e ricordatevi che portargli uno zuccherino ogni tanto non basta assolutamente a soddisfare tutte le sue necessità.

Nella nostra realtà italiana, sono molti i maneggi dove non c’è possibilità di lasciare un cavallo al paddock e dove le strutture, box compresi, sono comunque vecchie o non adatte ad ospitare un animale per molte ore al giorno. Le scuderie migliori, secondo me, sono quelle nate e quindi costruite fin dall’inizio con l’intento di ricoverare cavalli sportivi, mentre molte derivano invece da strutture diverse, molto spesso vecchie stalle per bovini o capannoni industriali, riadattate a scuderie. Ciò che ne consegue sono degli spazi spesso inadatti perché privi di finestre, con una ventilazione interna inadeguata e di conseguenza, il più delle volte, eccessivamente umidi.
Insomma, degli ambienti mal sani dove il cavallo è obbligato a stare per la maggior parte del tempo, spesso a scapito della sua stessa salute. 

Oltre ai problemi di stress e abbassamento delle difese immunitarie di cui parlavamo, in ambienti chiusi e poco areati tutti i problemi respiratori potenzialmente legati ad un fieno o una lettiera polverosi vengono inevitabilmente amplificati, perché al cavallo non viene data la possibilità di respirare aria “pulita”, almeno per qualche ora ogni giorno. 

Per altro, in molti casi, i cavalli sportivi passano direttamente dal box al campo da lavoro dove l’ambiente rischia di essere altrettanto polveroso, se non addirittura di più, soprattutto nei campi indoor.
Al di là del fatto che secondo me è davvero fondamentale per la salute psicologica del cavallo che ogni box abbia la sua finestra, questo diventa ulteriormente importante per salvaguardare anche la salute fisica. I cavalli in generale, ma soprattutto quelli a cui richiediamo attività di un certo tipo, hanno bisogno di un apparato respiratorio ben funzionante, altrimenti le performance sportive verranno sicuramente penalizzate e i costi tra veterinario e farmaci per curare soggetti con la bronchite diventano inevitabilmente onerosi.
Cavalli curati al meglio con farmaci ed integratori, ma costretti a vivere sempre nello stesso ambiente umido e polveroso senza la possibilità di uscire al paddock, rimangono a rischio di sviluppare lo stesso problema a scadenza fissa. Alla lunga queste situazioni portano inevitabilmente a condizioni di bronchite cronica, che penalizzeranno in maniera definitiva la salute del cavallo per il resto della sua vita.

 I cavalli non soffrono il freddo, per cui a meno che non abbiate lasciato all’aria fredda un cavallo sudato, la maggior parte delle volte la tosse si sviluppa a seguito di problematiche di tipo allergico, nei cambi di stagione o per un infiammazione cronica delle vie respiratorie dovuta ad un ambiente polveroso e con poco giro d’aria. 

A volte, in situazioni come questa, anche solo l’attenzione di somministrare del fieno bagnato può aiutare notevolmente.
I cosiddetti cavalli “bolsi”, quindi con una bronchite cronica ostruttiva da cui non possono più guarire in modo definitivo, sono spesso il risultato di lunghi periodi vissuti in ambienti poco salutari e di bronchiti sottovalutate e per questo mal curate e mai risolte appieno.

Dato che gli esperti raccomandano che nelle scuderie ci siano dai 6 agli 8 cambi d’aria ogni ora per salvaguardare la salute dell’apparato respiratorio dei cavalli che ci vivono, diventa quindi fondamentale che ci siano finestre e porte che permettano questi ricicli dell’aria o dei sistemi di areazione difficili da attuare. L’installazione di ventole a pala sul soffitto però può essere un ottima idea non particolarmente costosa proprio per favorire la circolazione dell’aria in ambienti più o meno chiusi, soprattutto nei periodi più caldi dell’anno.

La stessa importanza di un aria fresca e pulita ce l’ha anche la luce, perché un ambiente buio influisce negativamente sull’umore di chi ci vive, i cavalli ma anche le persone che ci lavorano tutto il giorno. I cavalli, infatti, si sentono istintivamente mal sicuri se sono in locali chiusi con poca luce e questo influisce notevolmente sul loro umore e benessere fisico

La luce dovrebbe sempre essere il più naturale possibile, perché quella artificiale non ha decisamente lo stesso effetto e in più è costosa. La luce del sole sembra inoltre essere un ottimo deterrente allo sviluppo di virus e batteri nell’ambiente.

È quindi importante che la scuderia sia per il cavallo un luogo “invitante” perché arieggiata, bella luminosa e con la possibilità di vedere cosa succede fuori dalla finestra.

Chiaramente per poter avere un ambiente salubre diventa fondamentale anche la scelta di una lettiera non polverosa (MAI segatura) e di un fieno di buona qualità e quindi con poca polvere, oltre ad pulizia quotidiana attenta dei box e degli ambienti comuni. Box puliti tutti i giorni con aggiunta di lettiera pulita almeno un paio di volte alla settimana, aiuta molto a contenere l’odore di ammoniaca che oltre alla polvere contribuisce a rendere l’ambiente mal sano e particolarmente sgradevole per il cavallo. In una scuderia gestita bene NON ci dovrebbe mai essere odore di ammoniaca, perché l’odore è sgradevolissimo anche per il cavallo, oltre ad essere causa di un infiammazione cronica delle vie aeree superiori che lo predispone a sviluppare patologie serie di difficile soluzione.

Detto questo diventa dunque fondamentale fare un attenta valutazione del luogo dove vive un cavallo o dove si vorrebbe farlo vivere. Ricordarsi e tenere bene a mente quali sono le esigenze fondamentali che sarebbe opportuno soddisfare, può essere molto importante per prevenire problemi psicologici e conseguentemente anche fisici per lui molto debilitanti. Patologie croniche di difficile risoluzione, come quelle a carico dell’apparato respiratorio o dello stomaco, possono essere anche legate ad ambienti non salubri in cui il cavallo è costretto a vivere la maggior parte della giornata.

Vi invito quindi a porre molta attenzione agli ambienti in cui tenete i vostri cavalli e infine vi chiedo di andare in scuderia dal vostro cavallo e di porvi una semplice domanda:

Io ci starei chiuso qui tutte queste ore?

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Anche i cavalli sportivi hanno bisogno delle vacanze…

Per chi va a cavallo, la primavera e l’inizio dell’estate sono i periodi dell’anno più impegnativi, soprattutto perché le gare si concentrano maggiormente quando le temperature sono più miti e il tempo diventa più bello. Molti cavalli si trovano dunque a lavorare più intensamente del solito e a viaggiare di più, proprio in un momento in cui caldo e insetti possono diventare per loro davvero difficili da sopportare.

Lo dico sempre che i cavalli amano autunno ed inverno e molto, ma molto meno l’estate, proprio per queste ragioni. In più, per i cavalli più fortunati abituati a stare ogni giorno qualche ora fuori, a causa degli insetti l’accesso al paddock viene inevitabilmente limitato a poche ore presto alla mattina. In più lavorare con il caldo ed elevati tassi di umidità, anche se ci si sforza di farlo nei momenti più freschi della giornata, è per loro fisicamente molto più impegnativo. Molti cavalli con il caldo rendono meno perché sudando molto tendono a disidratarsi e in più, durante la notte, anche le zanzare non gli permettono di riposare a sufficienza.

Ci pensiamo poco ma anche loro hanno bisogno di riposare una quantità di ore adeguata, altrimenti il giorno successivo non saranno abbastanza “freschi” per lavorare al meglio. Detto questo, diventa lecito pensare che anche loro, come noi, abbiano bisogno ogni tanto di andare in vacanza

E allora perché non programmare per loro delle vacanze degne di questo nome, proprio nel periodo in cui ci andiamo anche noi?

D’estate siamo tutti mediamente più stanchi e mentalmente proiettati proprio sulle vacanze, vicine o lontane che siano. Le vacanze, infatti, rappresentano una vera e propria fuga dalla quotidianità e quindi anche dallo stress e dalle eventuali preoccupazioni. Insomma, un’oasi di benessere dove dedicare tempo a se stessi e agli amici, immersi nelle attività che più ci piacciono e ci ricaricano, qualcosa che si allontani dalla routine quotidiana.

Per i nostri cavalli non è diverso…

Staccare dal solito tran tran, ha anche per loro un’importanza che spesso si tende a sottovalutare.
I cavalli non sono in generale molto bravi a comunicarci stress e disagio, ma siamo noi “umani” che dobbiamo avere sempre a mente quanto lavoro ed impegno gli richiediamo durante il corso dell’anno e che anche loro hanno, come noi, il diritto di trascorrere dei periodi lontani da tutto questo. Un periodo di stop dal lavoro può diventare un valido alleato nel mantenere il cavallo in salute, soprattutto se associato a terapie mirate, riabilitative o di supporto che siano.
Se il cavallo soffre di problemi fisici, come ad esempio le ulcere gastriche, o ha un problema ortopedico che magari si trascina da tempo perché, per ragioni legate al calendario delle gare, non è stato possibile dargli del riposo dal lavoro e dalle competizioni per un periodo abbastanza lungo, questo diventa decisamente un buon momento per intervenire in maniera efficace.

La vacanza di un assiduo cavaliere, peraltro, tende inevitabilmente ad avere delle conseguenze sulla vita immediata del cavallo; ripercussioni che, a seconda di come verrà gestito questo periodo di “separazione”, potranno essere positive ma anche molto negative. La nostra vacanza, infatti, può diventare un periodo davvero odioso per quei cavalli che si ritrovano a patire lunghi confinamenti in box, perché nessuno si prende la briga di metterli al paddock o in giostra nelle ore più fresche o muoverli alla corda o montati.

Il rischio che ad agosto nei maneggi ci sia del personale in vacanza è piuttosto alto, dunque chi rimane in scuderia di solito ha da gestire molti più cavalli del solito, spesso tralasciando attenzioni che da molti vengono considerate superflue.

In più, la consapevolezza di essere in vacanza a divertirsi sapendo che il proprio cavallo è sacrificato nel box con un caldo pazzesco fa, nei proprietari più attenti, provare un sentimento di leggero senso di colpa che inevitabilmente influirà sulla piena serenità delle vacanze. Il senso di colpa è, infatti, correlato all’altruismo e all’empatia per gli stati psicologici in cui si trova chi ci sta più vicino, e quindi inevitabilmente anche i nostri equini, nostri amici e compagni di avventure.

E allora che fare?

(altro…)

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