E…. quando una ferita non si può suturare?

I cavalli riescono a farsi male nei modi più assurdi e quando si feriscono è difficile che si facciano un taglietto da nulla.
Generalmente, sarà per la loro mole o perché hanno il vizio di allontanarsi a qualsiasi costo e troppo velocemente da ciò che li ha feriti, si infliggono lesioni serie, su cui bisogna intervenire tempestivamente per fare in modo che abbiano le migliori chance di guarire completamente. Spiegare in un unico articolo cosa c’è da fare quando un cavallo si ferisce seriamente non è semplice, ma vorrei comunque provare a raccontarvi il mio punto di vista e come generalmente affronto queste problematiche nella mia quotidiana pratica lavorativa. Poche linee guida che tutti possono comprendere e mettere in atto per salvaguardare il più possibile il cavallo e ottenere una buona guarigione della ferita.

Perché una ferita guarisca bene, infatti, è fondamentale agire subito nella maniera più pulita possibile. È dunque importante che, nell’attesa che arrivi il veterinario, sia il proprietario che chi ha in gestione il cavallo sappia intervenire nel modo più efficace.
Per prima cosa, se la ferita è fresca e sanguina ancora, bisogna agire in modo che l’emorragia si interrompa al più presto. Vi ricordo che, essendo in natura i cavalli animali predati, sono particolarmente suscettibili alla vista del sangue e che spesso è la paura che provano che li fa comportare in modo strano. Alcuni proprietari si spaventano a morte perché il loro cavallo alla vista del sangue si è paralizzato dov’era senza voler avanzare o reagire a nessuno stimolo.

Non preoccupatevi è normale, e una volta che il momento dell’emergenza è finito e il cavallo torna nel suo box, in genere tutto torna come prima.
Per fermare l’emorragia, se non sono interessati vasi più grossi da suturare, dovrebbe bastare  l’applicazione di acqua fredda corrente direttamente dalla canna e/o il tamponamento della parte con asciugamani sempre imbevuti di acqua fredda.

Una volta che l’emorragia è bloccata, bisogna lavare bene la ferita con acqua e sapone per eliminare terra e sporco. Se poi la zona lo permette (soprattutto se si tratta della zona più bassa delle gambe), si può fare una fasciatura provvisoria in modo da impedire una ulteriore contaminazione con lo sporco del pavimento e dell’ambiente. State attenti a non fasciare assolutamente con del cotone asciutto a contatto con la ferita perché lascia le sue fibre attaccate al tessuto, e poi toglierle diventa un problema.
La cosa migliore sarebbe mettere a contatto con la ferita delle garze, possibilmente sterili, alle quali si può sovrapporre del cotone garzato che assorba sangue e siero, tenuto in sede da una garza elastica tipo Vetrap non troppo tesa. Se non avete delle garze sterili non preoccupatevi, il cotone garzato si può lasciare tranquillamente a contatto con la ferita.

La figura del veterinario a questo punto è fondamentale, per fare un’attenta valutazione della ferita e impostare il più velocemente possibile una terapia antibiotica e antinfiammatoria (per la gestione dell’edema e del dolore), sempre indispensabile in questi casi, ed eventualmente anche una profilassi antitetanica. Scongiurare al massimo l’insorgenza del tetano, quando la ferita è brutta e fortemente contaminata da sporco e terra, per me è sempre una priorità, anche se il cavallo è stato regolarmente vaccinato, perché il tetano è una malattia a cui i cavalli sono molto suscettibili e che li porta quasi sempre a morte tra atroci sofferenze. Per questa ragione trovo che sia assurdo negargli una protezione in più, soprattutto se l’ultima vaccinazione è stata fatta già da qualche mese. Se il siero antitetanico non fosse disponibile, anche rivaccinare nuovamente il cavallo in quel frangente è comunque efficace, dato che la tossina tetanica responsabile della malattia si sviluppa più lentamente degli anticorpi vaccinali in grado di neutralizzarla.
Il veterinario chiamatelo comunque il prima possibile perché, se la posizione e il tipo di ferita lo consentono, dovrà suturare la ferita in modo da apporre i lembi vicini e farla così guarire più velocemente.
Se passano troppe ore dal trauma i tessuti si gonfiano e la sutura non si può più fare.
Oppure ferite in posizioni difficili o con poco tessuto sano a disposizione non si possono suturare perché i punti non terrebbero. Odio quelle volte che ci si da un gran da fare per cucire benissimo una ferita, mettere un bel drenaggio in modo che il gonfiore non interferisca sui punti, per poi vederli comunque saltare nel giro di pochissime ore. I cavalli andrebbero sempre tenuti confinati in box finché non c’è la guarigione, ma non si possono tenere completamente fermi e alcune ferite sono messe in posizioni così infelici che anche il minimo movimento nel box crea una pressione tale sui punti da non permettergli di tenere.

E se la ferita non è saturabile o i punti non tengono cosa succede? 

Nulla di grave, solo che non potendo avvicinare i lembi come avviene quando facciamo una sutura, la guarigione avverrà diversamente e saranno necessarie delle attenzioni in più. In termini medici diciamo che la ferita guarirà per “seconda intenzione” e dunque ci sarà una riepitelizzazione più graduale, che negli equini avviene partendo dai margini esterni verso il centro della ferita. Ma tutto questo non può avvenire se la ferita è infetta, dunque è fondamentale che sia sempre mantenuta pulita, se la zona lo permette fasciata, soprattutto nel primo periodo per assorbire l’umidità della ferita e proteggerla da sporco e ulteriori traumi, e trattata con sostanze e apparecchiature che ne velocizzino la guarigione impedendo che si creino brutte cicatrici, invalidanti per il cavallo.
In medicina cinese si sostiene che le cicatrici creino delle vere e proprie barriere al libero scorrere dell’energia e per questo possono diventare un problema ben più serio di quanto siamo abituati a pensare. Dai miei studi per diventare veterinario agopuntore, ho cominciato a porre sempre una certa attenzione e, devo dire, che i cavalli con importanti cicatrici hanno in effetti dei minimi deficit che ad occhi meno esperti o attenti possono non apparire evidenti. Perciò, al di là del problema estetico, scongiurare la formazione di cicatrici, o ridurla al minimo, è assolutamente doveroso proprio per garantire al cavallo una vita più sana possibile. 

Ma che prodotti si possono usare per gestire al meglio una ferita non suturata?

Come vi ho accennato la prima cosa da fare quando vi accorgete di cosa è successo, è di pulire bene la ferita e successivamente tenerla pulita con prodotti adatti che non condizionino negativamente il processo di guarigione.
Vi spiego: quando si ha la rigenerazione del tessuto epiteliale dai margini verso il centro, le nuove e giovani cellule che si stanno formando vanno preservate in ogni modo senza portarle via ogni volta che puliamo la ferita con metodi o prodotti troppo aggressivi. 

Io generalmente utilizzo saponi più aggressivi a base di Iodio Povidone o Clorexidina appena vedo la ferita, perché voglio pulire bene tutta la parte ed eliminare ogni possibile traccia di sporco o batterio presente, anche se è oggettivamente impossibile eliminarli tutti. Dunque, raso bene il pelo attorno alla ferita perché veicola sporco e batteri, e poi lavo con un sapone antibatterico forte (in genere Betadine® rosso) e risciacquo con acqua sporcata di Betadine® giallo. Per darvi un idea della concentrazione, il colore dell’acqua con il Betadine® è di un marroncino non troppo scuro, perché di prodotto ce ne spruzzo proprio poco. In genere uso come “spugna” del cotone bagnato nell’acqua e Betadine® giallo, nel quale creo con il dito una fossetta per rovesciarci un po’ di Betadine® rosso da strofinare sulla ferita per lavarla come si deve. 
 Lo iodio povidone, il principio attivo del Betadine®, è un forte antibatterico ma in realtà è anche parecchio istolesivo (danneggia i tessuti), quindi non è raccomandabile continuare ad utilizzarlo. Altri antibatterici come la clorexidina e l’acqua ossigenata si possono usare sempre in una prima fase, tenendo però in considerazione che anche loro hanno un certo grado di istolesività. 
Quindi, dopo il primo lavaggio e una volta che ho impostato una giusta terapia antibiotica, non pulisco più la ferita in maniera tanto aggressiva, ma uso sistemi che preservino al massimo le neonate e benvolute cellule.
Garze sterili bagnate di soluzione salina passate sulla ferita con una leggera pressione in genere funzionano bene, sempre che l’area non sia troppo vasta.

Una volta che la ferita è pulita bisogna applicare prodotti che ne aiutino la guarigione e ne scongiurino qualsiasi infezione batterica secondaria. Pomate esclusivamente antibiotiche applicate troppo a lungo possono indurre una certa antibiotico-resistenza e non hanno alcun effetto sulla riepitelizzazione. Per questo motivo vanno bene nelle prime fasi di guarigione, quando bisogna scongiurare l’infezione, ma poi possono non bastare. A me piacciono molto gli unguenti a base di nitrofurazone ma in Italia non sono acquistabili. Pomate antibiotiche a base di gentamicina, facili da reperire in qualsiasi farmacia, si possono usare tranquillamente.

Attenzione però a non acquistare pomate che contengano dell’antibiotico associato a una cortisonico, perché non vanno assolutamente bene.

One Vet
Hypermix

In commercio ci sono ora dei prodotti naturali oleosi a base di iperico, che oltre ad avere un’azione antibatterica hanno una straordinaria capacità di promuovere la formazione del tessuto di granulazione prima e quello epiteliale successivamente. 
Questi prodotti ad uso veterinario sono l’Ipermix e il One Vet, unguenti su base oleosa che in genere si spennellano sopra alla ferita una o al massimo due volte al giorno, dopo averla pulita con una garza imbevuta di soluzione salina sterile o di acqua. È importante non pulire la ferita con sostanze diverse dall’acqua, il ringer lattato o la soluzione salina, perché possono interferire con l’azione dell’unguento.
Nelle prime fasi, se la ferita non è eccessivamente vasta, mi piace impregnare di sostanza una garza e applicarla sulla ferita per poi chiuderla in un bendaggio. Le case produttrici commercializzano anche garze già imbevute ma non è che cambi molto se non che sono più costose.

In mancanza di questi unguenti si può usare il miele, che applicato sulla ferita più volte al giorno ha sia un effetto antibatterico che di stimolazione della rigenerazione cellulare. Il miele di Manuka, in particolare, è particolarmente consigliato perché, per questo scopo, è oggettivamente molto più efficace degli altri tipi di miele.

Velocizzare al massimo la fase di guarigione è molto importante anche per ridurre la formazione di cicatrici esuberanti o cheloidi (crescita anormale di tessuto fibrotico, a carattere cicatriziale), che purtroppo il cavallo ha forte tendenza a formare: si crea velocemente del tessuto cicatriziale ipertrofico che ruba spazio alle nuove cellule epiteliali, favorendo la formazione di una brutta cicatrice.
Per ovviare a questo inconveniente io mi avvalgo di trattamenti laser e utilizzo sul tessuto esuberante dell’acido salicilico. L’acido salicilico, che NON è il principio attivo dell’aspirina (Acido acetil-salicilico), ma una molecola più semplice che i contadini un tempo utilizzavano per la conservazione di frutta e pomodori, va benissimo perché è in grado di sciogliere il tessuto in più che si crea sulla ferita. Un tempo era commercializzato solo sotto forma di polvere, mentre oggi si trova anche in diverse pomate ad uso umano (per le verruche più che altro), anche in associazione con altri principi attivi.
Generalmente io mi metto i guanti e applico una volta al giorno con il dito un po’ di polvere sul tessuto fibroso umido che tende a emergere rispetto al piano della ferita che nel giro di qualche ora tenderà a degradarsi. Ogni giorno, quando pulite la ferita con la garzina umida, parte del materiale fibroso degradato da questa sostanza verrà via e il tessuto sottostante avrà via via un aspetto sempre più bello.

In commercio ci sono moltissimi prodotti adatti a promuovere la cicatrizzazione e la buona guarigione delle ferite, molti dei quali ereditati dalla medicina umana con grande successo. Sarebbe impossibile elencarveli tutti, ma il messaggio importante da portare a casa leggendo questo articolo è che la corretta gestione di una ferita non suturata può portare ad una guarigione completa senza che si creino per forza cicatrici brutte ed invalidanti per il cavallo. Scongiurare qualsiasi tipo di infezione in una prima fase è l’obbiettivo da ottenere, per poi, in seconda battuta, ottenere la restituzione dell’integrità della parte grazie ad una gestione quotidiana attenta e a prodotti adeguati.

 

 

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