Caldo e umidità: lo stress da calore nel cavallo (1 parte)

Stress da calore nel cavallo

Lo stress da calore nei cavalli sportivi è un problema comune, reale e spesso sottovalutato da molti istruttori e cavalieri. Con il progredire della stagione estiva andiamo incontro a momenti di caldo notevole, che si accentua soprattutto nelle ore centrali della giornata. Nelle ore più calde i cavalli dovrebbero essere lasciati in box al fresco e non montati, anche se l’orario sarebbe per il cavaliere più congeniale, perché magari è la pausa pranzo o un momento in cui il telefono squilla meno e ci sono meno impegni di lavoro o familiari.

I cavalli sono animali, soffrono il caldo e questo va tenuto sempre presente.

Per questo motivo molti cavalieri e allenatori, per limitare al massimo lo stress legato alle alte temperature estive, si alzano molto presto la mattina e iniziano a lavorare i cavalli addirittura prima che sorga il sole. Ma spesso questo non è sufficiente, perché caldo e umidità creano in molti casi seri disagi al cavallo che possono sfuggire a occhi poco esperti.

Il metabolismo dei muscoli di un cavallo è molto attivo e più di metà dell’energia impiegata nell’attività muscolare e locomotiva di un soggetto in esercizio si converte in calore. Questo calore si accumula in grandi quantità proprio nei muscoli e, se non viene dissipato adeguatamente, induce una precipitazione delle condizioni fisiche.

Infatti, se un un cavallo si surriscalda eccessivamente, il fabbisogno metabolico di ossigeno può superare la quantità che la la respirazione mette a disposizione dell’animale, che entrerà così in una situazione di anaerobiosi (i muscoli non producono più energia sfruttando l’ossigeno), con una conseguente produzione di grosse quantità di acido lattico.

L’accumulo di acido lattico nei muscoli crea dolore muscolare e stanchezza cronica grave.

Un esercizio protratto per ore o un esercizio ad alta intensità ma di breve durata, sono condizioni che mettono a dura prova l’abilità del cavallo nel gestire il calore interno che si è accumulato. La sudorazione è il primo meccanismo che viene messo in campo per abbassare la temperatura interna (circa il 70% per raffreddamento evaporativo), ma quando la temperatura interna aumenta molto la sudorazione non è più l’unico meccanismo di dissipazione del calore e subentrano altri sistemi, come la respirazione. La frequenza respiratoria aumenta notevolmente e, anche se non è così efficace come la sudorazione, riesce comunque a dissipare fino al 15% del carico di calore del cavallo.

Lo stress da calore o esaurimento da calore, che non va confuso con il colpo di calore (patologia molto grave che si sviluppa in un tempo molto più breve e può essere addirittura letale), è il risultato di questo surriscaldamento e di una perdita protratta di fluidi ed elettroliti durante uno sforzo fisico prolungato ed intenso. La temperatura ambiente alta e tassi di umidità sopra la media, non permettono all’organismo del cavallo di dissipare adeguatamente il calore che si sviluppa all’interno del corpo. I sistemi principali di abbassamento della temperatura corporea, la sudorazione e l’aumento della frequenza respiratoria, potrebbero risultare inadeguati se le condizioni atmosferiche non sono favorevoli e il cavallo non è stato adeguatamente preparato allo sforzo fisico richiesto.

Quando si rivela all’auscultazione, appena dopo il lavoro, una frequenza respiratoria più rapida di quella cardiaca, il cavallo viene definito in “inversione” e questo è un segnale molto preciso di un’elevatissima temperatura interna che l’organismo non riesce a dissipare correttamente.

Il clima caldo e umido non è l’unico fattore che contribuisce al manifestarsi del fenomeno dell’inversione, della disidratazione o degli altri segni da stress da calore. Un cavallo a cui vengono richieste performance eccessive rispetto alla sua preparazione fisica, genera un calore muscolare spesso eccessivo. Infatti, la forma fisica del cavallo è fondamentale perché questi processi fisiologici di gestione del calore siano efficienti.

I cavalli che ai primi caldi hanno ancora il pelo invernale (spesso i cavalli con la Sindrome di Cushing fanno fatica a perderlo), sono a rischio di surriscaldamento. Questi cavalli, in primavera, appena le temperature si alzano e iniziano a sudare copiosamente, andrebbero tosati. Anche i cavalli con imponente muscolatura come i Quarter Horse hanno un maggior rischio di accumulare calore nei muscoli, mentre razze tipo i Purosangue e gli Arabi riescono a dissipare il calore meglio e più velocemente, per questo vengono utilizzate maggiormente nelle gare di resistenza.

Anche un cavallo in sovrappeso fa fatica a dissipare il calore, oltre a non avere una forma fisica invidiabile per eseguire un lavoro di un certo tipo.

Dunque la forma fisica del cavallo è fondamentale perché questi processi fisiologici di gestione del calore siano efficienti. Un cavallo in una buona forma fisica che esegue un esercizio aerobico (l’ossigeno della respirazione è sufficiente a garantire i processi metabolici), dovrebbe impiegare circa 10-15 minuti perché la frequenza cardiaca ritorni sotto i 60-64 battiti al minuto, a prescindere dall’intensità dell’esercizio.

Per altro la persistenza e durata del processo di sudorazione durante un esercizio prolungato estenuante, porta ad una perdita continua di fluidi ed elettroliti con il conseguente sviluppo di un serio squilibrio elettrolitico e di una disidratazione anche grave. La disidratazione impedisce al cavallo di recuperare velocemente dopo uno sforzo fisico, e far sì che i parametri cardiaci e polmonari tornino nella norma in tempi ragionevoli. Quando la frequenza cardiaca rimane alta per un periodo di tempo che supera il quarto d’ora dopo lo stop dell’esercizio, significa che il cavallo non sta gestendo adeguatamente lo stress da calore accumulato durante lo sforzo e questo indica una sofferenza metabolica.

I cavalli con esaurimento da calore possono manifestare segni di sfinimento e quindi riluttanza al movimento, sudorazione profusa, testa bassa, pupille dilatate e aritmie cardiache, anche gravi.

Un’altra condizione che può indurre al cavallo uno stress da calore serio è un trasporto nella stagione calda in un van chiuso e poco areato. Anche il cambio di ambiente può essere una causa, se non viene dato al cavallo il tempo di adattarsi ad un nuovo clima. Infatti, se un cavallo viene portato verso climi più caldi senza un’adeguata preparazione e acclimatamento, anche se è in ottima forma fisica, potrebbe non riuscire a gestire le nuove condizioni ambientali e andare incontro ad uno stress da calore. Per questo motivo i cavalli che fanno gare ad alto livello e viaggiano spesso cercano, per quanto possibile, di spostarli un po’ di tempo prima della competizione. Anche ad Agosto quando ci saranno le Olimpiadi molti cavalli abituati a climi ben più freschi di quello brasiliano, avranno bisogno di un po’ di giorni per adattarsi. Per altro molti cavalli, quando arrivano in posti con climi più caldi e umidi di quelli a cui sono abituati, possono sviluppare anidrosi e dunque non riuscire a sudare adeguatamente per dissipare il calore interno accumulato.

La maggior parte dei cavalli abituati a lavorare in determinate condizioni e climi, impiegano circa 3 settimane per acclimatarsi e trovare l’equilibrio nel posto nuovo, ma in molti casi dargli tutto questo tempo non è possibile così si cerca di controllare il problema somministrando ai cavalli integratori a base di elettroliti e facendogli dopo il lavoro delle flebo con i fluidi per controllare la disidratazione.

Non bisognerebbe mai portare un cavallo a sviluppare una condizione di stress da calore, perché questo può essere pericoloso sia per il cavallo che per il cavaliere: un cavallo sfinito puó non essere più in grado di controllare i suoi muscoli e di terminare correttamente l’esercizio, tanto da ritrovarsi in alcuni casi addirittura ad inciampare o addirittura cadere.

Nei casi più gravi, i cavalli con esaurimento per stress da calore che non vengono gestiti e trattati adeguatamente possono manifestare sintomi neurologici gravi come convulsioni e subire gravi danni fisici a cuore, muscoli e reni.

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