Aggressività ore pasti? Un problema comune a molti cavalli

Avete mai avuto a che fare con cavalli che appena sentivano rumore di mangiare o percepivano che a breve avrebbero avuto accesso alla loro razione diventavano molto aggressivi, sia con…

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Slow feeding – un piccolo accorgimento per favorire la salute del cavallo

Negli ultimi anni l’attenzione che viene riposta nei confronti del benessere dei cavalli è per fortuna molto aumentata, e in molti casi proprietari e cavalieri cercano di avvicinarsi il più…

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Alimentiamoli bene: gli errori da non commettere

Gli errori alimentari che vengono fatti sui cavalli sono comunissimi e, a differenza di quanto in molti sono portati a pensare, hanno realmente un impatto negativo sulla loro salute, soprattutto sul lungo periodo. Anche in articoli precedenti ho preso in considerazione questo argomento per sottolineare quanto sia importante avere un’attenzione particolare non solo sul tipo di alimenti ma anche sulle quantità a pasto, che non devono mai essere eccessive, e sulle giuste abitudini per alimentare i cavalli.

Ma cosa può interferire realmente con i fabbisogni nutrizionali di un cavallo?

  • Un aumento delle necessità nutrizionali del cavallo si ha in fasi metaboliche particolari, come in lattazione o in crescita, o quando per cavalli in lavoro l’addestramento si fa più intenso, soprattutto vicino alle competizioni.
  • Malattie o infortuni possono influenzare notevolmente i fabbisogni di un cavallo. Ci sono cavalli in convalescenza che hanno bisogno di una dieta decisamente più sostanziosa di quella abituale, e cavalli che invece sono infortunati e quindi, fermi dal lavoro, devono mangiare meno.
  • Cavalli che hanno seguito un certo tipo di dieta per la maggior parte della vita potrebbero, con l’avanzare dell’età, modificare i propri fabbisogni, proprio perché il metabolismo cambia e inevitabilmente negli anziani si creano delle alterazioni nell’assimilazione dei nutrienti a livello intestinale.
  • Cavalli che vivono con condizioni ambientali particolari, ad esempio liberi al paddock in inverno, e quindi particolarmente esposti a freddo, vento e intemperie hanno decisamente delle richieste nutrizionali superiori rispetto a cavalli che vivono in scuderia al caldo.

Vediamo insieme quali sono i 4 errori alimentari più comuni che spesso vedo fare per poca conoscenza della fisiologia dei cavalli, ma anche per rendere più pratica e veloce la somministrazione quotidiana delle razioni da parte di chi manda avanti la scuderia, perdendo magari di vista le reali necessità dei cavalli che ci vivono.
Gli errori di pensiero più comuni spesso influenzano in negativo la salute di molti cavalli che si trovano con il tempo oggettivamente in difficoltà, soprattutto se sono soggetti con delle esigenze metaboliche particolari.

1 errore: una dieta uguale per tutti i cavalli della scuderia, che siano giovani, anziani o cavalli in lavoro

Cavalli di razza diversa, con età diversa e grado di attività diverso anche intuitivamente NON possono avere le stesse necessità nutrizionali. In fondo è uguale per noi umani… se siamo abituati ad una vita sedentaria non mangeremo come chi fa sport e si muove tutti i giorni.
Anche tra gli atleti le esigenze cambiano in funzione del tipo di attività che fanno: un cavallo da completo mangerà differentemente da un cavallo da dressage e viceversa.
Chi ha il diabete mangerà differentemente di chi è insensibile agli zuccheri. Lo stesso è per i nostri cavalli.
Un cavallo con resistenza all’insulina non può mangiare le stesse cose di uno che non ha questo problema.
Altra analogia: una persona con un metabolismo veloce (sicuramente non in sovrappeso) può mangiare cose che uno con un metabolismo più lento certamente non può, soprattutto se non vuole diventare grasso come un vascello.

I diversi tipi di concentrato (cereali e mangime) e i diversi tipi di fieno hanno proprietà nutrizionali molto differenti in termini di calorie, grassi e contenuto in fibra.
Penso davvero che oggi sul mercato ci siano alimenti adatti ad ogni “tipo” di cavallo e quindi non sia più difficile come un tempo alimentarli correttamente. Come per gli umani, anche i cavalli hanno un fabbisogno quotidiano di calorie per mantenere il giusto peso corporeo. 

Equiscale – disponibile sull’app store

Per valutare se quello che mangia è sufficiente, la prima cosa da fare è pesare il cavallo in modo da rendersi oggettivamente conto se c’è una perdita di peso anche minima, magari non osservabile ad occhio nudo.
Oggi ci sono calcoli molto semplici da fare, giusto prendendo poche misure al cavallo, per calcolare il peso in maniera abbastanza precisa senza per forza doverlo piazzare su una bilancia tutte le volte. Oppure potete utilizzare la mia app gratuita per iPhone (Equiscale), che con due semplici misure vi calcola il peso e ve lo tiene in memoria.
E poi ci sono cavalli che, a parità di peso, hanno bisogno di mangiare il doppio di altri per mantenersi in forma, proprio a causa di un metabolismo più attivo e del tipo di lavoro quotidiano che gli è richiesto di fare.
Come ho detto in molte altre occasioni, la cosa importante è non caricare esageratamente di cereali i cavalli che devono mangiare di più dandone grandi quantità in uno o due pasti, ma distribuire la quantità che serve in più pasti, facendo particolare attenzione all’alimento che si sceglie, sia fieno che concentrato. Cavalli in lavoro con esigenze nutrizionali importanti dovranno essere alimentati con mangimi che abbiano le giuste caratteristiche per loro, in quantità adeguate. 

Non si può sopperire a queste esigenze solo aumentando la quantità a pasto di un mangime di base, ma è indispensabile cambiare il tipo di mangime, fornendone uno con caratteristiche nutrizionali più adatte alle esigenze del cavallo in quel momento (I cavalli sono quello che mangiano). Pasti di cereali troppo abbondanti sono difficilmente digeribili dai cavalli, che hanno uno stomaco fisiologicamente non preparato per digerire troppi cereali tutti insieme, e dunque rischieranno con il tempo di sviluppare gastriti e ulcere. Il mal di stomaco è un problema che può colpire fino all’80% dei cavalli scuderizzati, un po’ a causa dello stress legato al lavoro (soprattutto nei soggetti più giovani), ma molto anche per gli errori nutrizionali che vengono fatti quotidianamente in scuderia.

2 errore: sottovalutare l’importanza della fibra nella dieta del cavallo

Troppo spesso ho visto cavalli alimentati con troppi concentrati (cereali e mangimi), e a cui vengono invece date razioni di fieno decisamente insufficienti. Questo è dovuto sicuramente all’attenzione che viene data in modo preferenziale al mangime, dimenticandosi di quanto sia importante la fibra nell’alimentazione dei cavalli.
Il fieno non è tutto uguale: in funzione del taglio, della provenienza e della qualità si può stimare il fabbisogno di ogni cavallo. In generale si può dire che un cavallo di 500kg debba mangiare almeno 15kg di fieno al giorno, anche se le quantità possono aumentare di molto per soggetti in lavoro o cavalle in gravidanza.
Se abitiamo in zone dove si produce fieno particolarmente ricco dal punto di vista nutrizionale, o siamo abituati ad acquistarlo così, è chiaro che dovremo stare attenti a non esagerare con il concentrato (cereali e mangime) nella dieta, perché il rischio è di far mangiare al cavallo troppi carboidrati e proteine, fino a generare dei seri problemi metabolici.
Paradossalmente, cavalli che abitualmente mangiano del buon fieno ricco e a cui non è richiesta alcuna attività fisica impegnativa potrebbero fare a meno dei concentrati e alimentarsi solo con quello. Questa è una realtà con cui io personalmente ho poco a che fare, perché vivo in una zona d’Italia dove si coltiva fieno di prato stabile con proprietà nutrizionali non in grado da sole di sopperire alle esigenze dei cavalli al pascolo, ma in altre zone della nostra penisola o in Francia, il fieno coltivato è molto più sostanzioso.

I cavalli sono “progettati” proprio per avere questo tipo di alimentazione e dunque sono in grado di ricavare il massimo dei nutrienti dalla digestione della fibra e quindi del fieno. L’aggiunta di concentrati sotto forma di cereali o mangimi preparati commercialmente, diventa comunque indispensabile per i cavalli in piena attività, per le fattrici in gravidanza o per i puledri in crescita.
Spesso chi ha molti cavalli che vivono al pascolo, non presta particolare attenzione alla qualità del fieno che acquista, pensando che tanto c’è l’erba a sopperire alle carenze nutrizionali di un fieno magro o addirittura scadente. In pascoli non eccessivamente grandi i cavalli, che non mangiano mai volentieri fieno troppo magro, polveroso e di cattiva qualità, tenderanno a rasare completamente tutta l’erba che c’è riducendo al minimo tutti i possibili nutrienti recuperabili dal pascolo. Il risultato sarà di cavalli non alimentati adeguatamente e pascoli distrutti, su cui farà una gran fatica a ricrescere dell’erba decente anche in primavera.
Alla fine, il rischio di dover spendere dei soldi in cure per i cavalli nutriti in maniera inadeguata potrebbe essere concreto e le spese sicuramente superiori a quanto si è risparmiato nell’acquistare del fieno scadente.

Facciamo un esempio: se una persona è abituata a mangiare cibo sano e ben bilanciato tra proteine, grassi e carboidrati e un giorno decide di cambiare tipo di dieta, cosa può accadere?  Intuitivamente ingrasserà e si sentirà con molta probabilità male se comincerà a mangiare molti grassi e zuccheri e invece dimagrirà se la nuova dieta sarà carente di calorie. In entrambi i casi la salute ne risentirà e per i cavalli avviene esattamente la stessa cosa.
Mangiare il foraggio è fondamentale per gli equini perché, metabolizzandolo meglio dei concentrati, riescono ad acquisire più nutrienti permettendogli così di limitare l’assunzione di esagerate quantità di cereali, spesso causa di problemi metabolici, gastrici e intestinali.
Inoltre, il cavallo per sua natura ha un bisogno fisiologico di masticare e se non ha a disposizione fieno o erba, tenderà a sviluppare vizi comportamentali fastidiosi, come masticare il legno del box in scuderia o, se è fuori al paddock, degli alberi o delle staccionate, o con il tempo sviluppare problemi legati alla noia come il tic d’appoggio.
Alla fine chi più spende meno spende, perché di un fieno di miglior qualità ce ne vorrà meno per saziare e alimentare un cavallo e comunque, come dicevo prima, sarà minore la quantità di concentrati necessaria a sopperire a quello che manca al cavallo per avere tutto ciò che gli serve a livello nutrizionale.
Fieni scadenti che costano poco sono in genere tagliati troppo maturi e per questo motivo sono ricchi in lignina che li rende, oltre che scarsi di nutrienti, anche duri e poco appetibili per il cavallo che non ne mangerà sicuramente a sufficienza.
Quindi per prima cosa pensate alla qualità del foraggio, il più importante alimento per i cavalli.

3 errore: affamare i cavalli sovrappeso nel tentativo di farli dimagrire

È vero che certi cavalli sono oggettivamente sovrappeso e che sembrano assimilare anche l’aria, ma tenerli eccessivamente a dieta può essere addirittura controproducente. Nei cavalli, ma anche in noi umani, la continua sensazione di fame è causa di stress con un rilascio di ormoni corticosteroidi in grado di peggiorare la situazione. Inoltre, il fisico di un cavallo che sente fame per lunghi periodi rallenterà il suo metabolismo, mettendosi fisiologicamente nelle condizioni di bruciare meno calorie e di conseguenza immagazzinare tutto quello che può per far fronte a quello che ai suoi occhi sembrerebbe un periodo di “carestia”.
In più i cavalli hanno bisogno di masticare continuamente per sentirsi appagati e il non avere cibo a disposizione, oltre a farli sentire sempre affamati, li fa annoiare con il rischio di sviluppare tutta quella serie di vizi comportamentali che abbiamo visto prima.
Quindi nel caso di un cavallo in sovrappeso non sarà necessario ne particolarmente utile limitare troppo l’assunzione di cibo, ma sarà importante variare le abitudini alimentari, sia per quanto riguarda il tipo di concentrato (mangimi a basso contenuto di carboidrati) che il fieno e il pascolo. Fieni troppo ricchi in proteina come l’erba medica e mangimi formulati per avere un alto valore nutrizionale non andranno bene per questi cavalli, che dovranno invece mangiare del cibo più “dietetico”. In questo caso più che mai, l’abitudine di utilizzare reti da riempire con la giusta razione di fieno da appendere nel box o nel paddock è ottima, perché mima il normale comportamento alimentare dei cavalli al pascolo rallentando notevolmente l’assunzione del fieno: in questo modo la razione durerà molto più a lungo e il cavallo non proverà fame pur mangiando una quantità di fieno adeguata in funzione del suo peso e della sua attività.

Dalla rete il fieno si mangia più lentamente

4 errore: pensare che la proteina “scaldi” troppo i cavalli

La proteina nella dieta non è indispensabile solo per i puledri in crescita ma anche per i cavalli adulti, a cui è importante fornirla all’interno di un mangime ben bilanciato. Una giusta quantità di proteina nella razione serve per il metabolismo dei nutrienti oltre allo sviluppo osseo e muscolare durante la crescita e il lavoro.
La maggior parte dei cavalli adulti ha bisogno di circa l’8-10% di proteina all’interno della razione, ma cavalli in crescita, cavalle in gravidanza e poi in lattazione, e i cavalli anziani la percentuale si alza di molto, anche oltre il 14%. I puledri per costruirsi una buona impalcatura ossea e muscolare hanno bisogno degli aminoacidi, i mattoncini di cui sono fatte le proteine, altrimenti il loro fisico rimarrà indietro di crescita e una volta adulti ne pagheranno le conseguenze. Negli anni ho visto tantissimi puledri da corsa non alimentati correttamente che a due o tre anni sembravano averne uno e che chiaramente non potevano essere performanti, soprattutto da più giovani, sviluppando molte problematiche ortopediche in più rispetto ai loro coetanei alimentati correttamente.
Cavalli con una grande pancia e uno sviluppo muscolare insufficiente spesso sono alimentati con una dieta troppo  povera di proteina. 

Questo è tipico di cavalli che mangiano solo fieno di prato stabile. Per cavalli in crescita, cavalli in lavoro (anche lavoro non particolarmente impegnativo), e cavalli anziani lasciati a fare la loro pensione al prato, è dunque sbagliato dare solo fieno da mangiare, soprattutto se si tratta di un fieno povero in proteina, come la maggior parte del nostro fieno italiano. Per l’alimentazione dei cavalli più anziani le proteine hanno infatti un importanza particolare. Negli anziani il metabolismo è rallentato e l’assorbimento a livello intestinale dei nutrienti è ridotto (un po’ per una masticazione non al 100% e un po’ per problemi di assimilazione legati all’età), e dunque quando si decide la loro alimentazione è importante tenere in considerazione questi fatti, soprattutto se non si vuole vedere i cavalli più anziani dimagrire a vista d’occhio non capendone la causa.
Non ha importanza se questi “pensionati” non lavorano più, perché il problema è lo stesso e non è assolutamente legato al grado di attività ma all’età dell’animale.
È un dato di fatto: gli anziani hanno bisogno di un occhio di riguardo in più da parte del proprietario rispetto ai cavalli più giovani, anche se sono in pensione.
In questi casi ha molta importanza avvalersi di mangimi formulati adeguatamente per far fronte alle necessità degli anziani, stando attenti che spesso quelli formulati per cavalli in intensa attività sono esageratamente ricchi di carboidrati e potrebbero non andare bene.
Per i cavalli più anziani, come per i puledri in crescita e le fattrici in lattazione, un integrazione nella dieta con del fieno di erba medica è molto efficace perché consente di stare alti con la proteina senza dover aumentare eccessivamente la quantità di concentrati, difficilmente digeribili. Io personalmente non do mai solo fieno di erba medica, altrimenti si rischia di esagerare e poi i cavalli fanno fatica a riabituarsi a mangiare il fieno “normale”, a causa della decisamente minore appetibilità. Ma un pasto o due con l’erba medica fanno davvero la differenza per questi cavalli, sempre che abbiano denti sani e nessun problema di masticazione.

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Perché alcuni cavalli ticchiano?

Tic d'appoggio

Non vi nego che i cavalli che hanno il tic d’appoggio mi ha sempre dato sui nervi, un po’ come le persone che si mangiano in modo ossessivo le unghie. Personalmente ho sempre avuto un certo rifiuto nei confronti di chi non riesce a controllarsi e dunque è inevitabile che faccia fatica ad accettare anche i cavalli con comportamenti compulsivi, anche se inevitabilmente ci ho dovuto imparare a convivere perché ce ne sono tanti e molti hanno bisogno di essere aiutati.  Tutti i vizi comportamentali sono difficili da comprendere da chi non li ha, per questo motivo in questi ultimi anni ho cercato di trovare una spiegazione logica che mi desse soddisfazione. È molto difficile dare una spiegazione a comportamenti irrazionali, anzi direi difficilissimo, ma alcune cose in questi anni penso di averle in parte capite e per questo vorrei in questo articolo condividerle con voi.
I vizi comportamentali dei cavalli sono diversi, ma quello con cui ci capita di avere a che fare più spesso è decisamente il tic d’appoggio. Insomma, quel fastidiosissimo tic che hanno i cavalli che si attaccano con i denti incisivi alle superfici orizzontali (soprattutto nel box) e inarcando il collo tirano indietro. Nella maggior parte dei casi mentre tirano indietro ingoiano aria, facendo un rumore gutturale molto caratteristico e accumulandola nello stomaco e nell’intestino.

Ma perché alcuni cavalli ad un certo punto della loro vita iniziano a ticchiare?

cribbing-horse
Cribbing collar

Anche se  rilevanti studi dimostrano che alcuni cavalli hanno una certa predisposizione genetica a sviluppare questo vizio comportamentale, la maggior parte dei cavalli iniziano comunque a manifestarlo quando provano del disagio. Disagio che la maggior parte delle volte è dovuto a lunghi confinamenti in box nel corso della giornata e ad un lavoro noioso e senza stimoli. 
Dato che in molti casi i cavalli, per loro indole, tendono a camuffare la loro condizione di disagio e di stress, cavalieri e proprietari spesso sottovalutano quanto la noia possa ripercuotersi sulla salute psicologica e di conseguenza anche fisica del loro cavallo. 
Quando un cavallo inizia a manifestare questo comportamento si è ancora in tempo per “metterci una pezza”, valutando bene come poter modificare in meglio le abitudini quotidiane dell’animale.

L’accesso quotidiano al paddock e una gestione alimentare che più si avvicini maggiormente al loro comportamento naturale, già da soli, possono essere risolutivi. I cavalli sono fisiologicamente “costruiti” per non avere mai lo stomaco vuoto, perché in natura la loro attività principale è quella di mangiare per oltre 18 ore ogni giorno. In scuderia questo chiaramente non è possibile, ma lasciargli a disposizione una quantità di fieno insufficiente gli fa avere lo stomaco vuoto per troppe ore consecutive e in più si annoiano moltissimo. Quando lo stomaco di un cavallo rimane vuoto troppo a lungo, l’acidità che si sviluppa lavora sulla mucosa generando delle brutte gastriti.
Il mal di stomaco associato alla noia sono, in cavalli geneticamente predisposti, tra le prime cause di insorgenza di vizi comportamentali come il tic d’appoggio e il ballo dell’orso.

Anch’io ho una cavalla che ticchia e non mi do pace. Ha iniziato da giovane quando era in addestramento, ma andando a riguardare la genealogia del padre e i figli che ha in Italia, mi sono resa conto che molti hanno lo stesso problema.
Tutti i vizi comportamentali nascono però dalla necessità dell’animale di sopperire ad una condizione di disagio e di ansia

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La noia del box si può alleviare con del tempo al paddock

Molto spesso cominciano imitando i cavalli che hanno intorno per poi, con il tempo, fare loro un comportamento che li fa sentire più rilassati e appagati.
Infatti, mentre ticchiano rilasciano endorfine, gli ormoni della felicità che contribuiscono proprio a promuovere uno stato di benessere e appagamento. È un po’ quello che succede agli incalliti fumatori o a chi gioca d’azzardo.
Per questa ragione questi vizi, quando sono ben radicati nel cavallo, non si riescono ad eliminare, anche se si rivede la gestione e si contengono tutte le cause di stress. 

Ma perché è importante limitare al massimo l’insorgenza di questi vizi e imparare a gestire al meglio i cavalli che già li hanno?

Perché, a differenza di quanto si possa pensare dopo quanto vi ho detto riguardo il rilascio di endorfine, i cavalli con questo vizio possono sviluppare seri problemi di salute. L’ingurgitare aria continuamente li predispone ad accumularne troppa a livello gastrico ed intestinale con la possibile insorgenza di coliche gassose ricorrenti, che da gestire non sono mai piacevoli.
Per altro è un po’ il gatto che si morde la coda, perché i cavalli che sviluppano questo tic soffrono di mal di stomaco e il continuo ingurgitare aria nello stomaco certo non favorisce la guarigione della gastrite.
In medicina cinese si dice che i cavalli con la gastrite inghiottono aria per rinfrescarsi lo stomaco, e questo se si vuol vedere il problema da un altro punto di vista può non essere del tutto sbagliato.

Denti consumati
Denti consumati di un cavallo con il tic d'appoggio

Per altro gli accaniti ticchiatori, anche se mediamente giovani, hanno generalmente tutti i denti incisivi rovinati e in animali che dovrebbero masticare per la maggior parte della giornata, non è certo un problema da poco.
 Soggetti con questo vizio possono con il tempo perdere peso e avere una condizione fisica scadente proprio in seguito ai problemi gastrici associati ad una masticazione non completamente competente. 

Per altro cavalli che hanno continuamente lo stomaco pieno d’aria potrebbero non sentire lo stimolo della fame e quindi mangiare a sufficienza.
Però non è la fine del mondo, perché basta conoscere il problema per poterlo gestire al meglio senza che il cavallo si stressi ulteriormente. 
La gestione di un cavallo con questo vizio va fatta sempre usando la testa, perché altrimenti il rischio è di peggiorare solamente la condizione di stress che magari anni prima ha generato il problema. Ad esempio, i collari che in molti mettono al cavallo per impedirgli di ingurgitare aria secondo me, in tanti soggetti, sono una ulteriore causa di disagio e, se possibile, bisognerebbe evitare di metterli. 

Avete mai fatto caso a quanto stringono sulla gola e vi siete mai messi nei panni del cavallo che lo deve portare per la maggior parte della giornata?

Certo, mi direte, sono fatti apposta per far si che il cavallo senta fastidio mentre ticchia, ma non è che quando non lo fa si senta proprio benissimo con un ferro che gli stringe la gola giorno e notte.
Ci sono anche delle versioni più costose e moderne di collari in cuoio che dovrebbero essere meno invasive e che probabilmente lo sono, ma dalla mia esperienza sono comunque poco efficaci. 
Mi è capitato negli anni di vedere anche box tappezzati con fili della corrente, così da obbligare il cavallo a non attaccarsi alle pareti ma anche a stare nel mezzo senza potersi muovere liberamente, in uno spazio già limitato per un animale che mediamente pesa 5 quintali.
Non sto a dirvi cosa io possa pensare di una cosa del genere, perché immagino lo sappiate.
Al momento ci viene in aiuto anche la chirurgia, con un intervento in cui si esegue una parziale resezione dei muscoli del collo che permettono al cavallo di attaccarsi ad una superficie per poi tirare indietro e ingurgitare aria. Anche se non sembra non essere efficace in tutti i pazienti trattati, le percentuali di riuscita sono comunque alte e per certi soggetti può essere una chance da non sottovalutare.

E allora che fare in concreto per cercare di controllare la situazione?

Per me i punti fondamentali per avere un certo controllo su questo vizio così noioso e debilitante sono:

  1. Modificare le abitudini del cavallo facendo un lavoro più vario in sella e dargli la possibilità di stare al paddock almeno 3 ore durante la giornata.
  2. Dargli la possibilità, anche nel box, di guardare fuori dalla finestra e nel corridoio in modo da tenerlo con la mente occupata più tempo possibile. Per alcuni cavalli lasciare una palla o dei “giochi di attivazione“, creati apposta per loro, nel box può servire a distrarli.
  3. Eliminare dal box tutte le possibili superfici a cui si può attaccare: togliere la beverina e dare da bere in grossi contenitori per l’acqua di plastica messi a terra in un angolo del box (lasciare questi cavalli nei box più vicini alla canna dell’acqua può essere di aiuto per dargli da bere), ed eliminare anche la mangiatoia sostituendola con dei contenitori apposta in gomma dura da lasciare per terra quando il cavallo mangia.
  4. Modificare la dieta con mangimi a scarso contenuto di cereali: come vi ho raccontato alcuni articoli fa (Combattere l’ulcera gastrica: le 3 regole d’oro) i cereali predispongono a sviluppare gastrite e questi cavalli in genere hanno un gran beneficio se si corregge la dieta in questo senso.
    Lasciare del
    fieno sempre a disposizione è molto importante, sia per impedire che lo stomaco rimanga vuoto per troppe ore consecutive, sia per evitare che al cavallo rimanga troppo tempo “libero” per pensare ad attaccarsi a tutte le superfici disponibili.

I cavalli sono buone forchette e in genere al primo posto mettono sempre il mangiare.
Per gestire adeguatamente le razioni di fieno facendo che il cavallo ne abbia sempre a disposizione, senza che diventi una botte, ci si può avvalere di queste fantastiche reti che una volta piene obbligano il cavallo a mangiare molto più lentamente nel corso di tutta la giornata. 

Angelo 1

Non è che seguendo questi punti il problema si risolve, ma si può controllare e questo è molto importante secondo me. Ci sono cavalli che hanno questo vizio e che hanno fatto carriere sportive egregie dimostrando che il problema, se gestito nel modo giusto, può non essere così limitante per la vita del cavallo. Ma non si può far finta di nulla altrimenti può diventare causa di problemi fisici che possono davvero ripercuotersi negli anni sulla salute del cavallo. 

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L’attesa del piacere è essa stessa il piacere

Sapete quando a Natale sotto l’albero è pieno di regali e i bambini, e non solo, sono così impazienti di scartarli da svegliarsi anzitempo e bruciare un po’ di tappe della scaletta natalizia? Gli animali sono in fondo un po’ come i bimbi e anche loro vivono con grande impazienza il momento in cui riceveranno un dono, soprattutto se quel dono è qualcosa di buono da mangiare.

Si avvicina Natale ed è un buon momento secondo me per parlare di doni e di premi….

E più precisamente, di premi sotto forma di cibo che possiamo dare al cavallo quando lavora bene o fa qualcosa che gli viene richiesto. Il buon addestramento di un cavallo dovrebbe essere impostato utilizzando due strade ben rodate, quella dei rinforzi positivi e dunque dei premi in risposta ad un esercizio ben eseguito, e quella dei rinforzi negativi. Per rinforzi negativi naturalmente non si intendono metodi coercitivi o violenti, ma sistemi in cui si mette il cavallo nella condizione di sfuggire da una pressione a lui sgradevole per “accompagnarlo” a fare quello che gli richiediamo. Essendo in natura i cavalli animali da preda, sono purtroppo più ricettivi ai rinforzi negativi e per questo molti ne abusano deviandone il significato su metodi coercitivi inutilmente violenti per il cavallo, sia fisicamente che psicologicamente. Il “rinforzo negativo” è qualcosa di ben più sottile che soli i cavalieri più esperti sono in grado di mettere in atto nella maniera giusta.
Ma è invece sui rinforzi positivi, e in particolare sulle golosità da offrire come premio al cavallo, su cui mi piacerebbe concentrarmi. Spesso la ricompensa sotto forma di cibo viene denigrata o banalizzata, quando invece rimane il metodo migliore per mantenere viva l’attenzione del cavallo, anche quando lavora. In molte occasioni ho ribadito quanto sia importante mantenere vive molte delle emozioni che il cavallo può provare, per fare in modo che rimanga sereno, allegro e felice di condividere con noi tempo e “avventure” equestri. Tra queste emozioni una di fondamentale importanza è quella dell’anticipazione, un emozione forte ed estremamente positiva che il cavallo prova nell’attesa di ricevere qualcosa di buono o di bello.

Avete presente l’impazienza che i cavalli in scuderia dimostrano rumoreggiando quando arriva l’ora di mangiare e cominciano a sentire i tipici rumori del carrello e del mangime che cade nelle mangiatoie?

Ecco, nel tempo che ci vuole perché realizzi cosa sta per capitare e il momento in cui arriva il suo turno, ogni cavallo prova questa emozione che è molto bella e lo aiuta a mantenersi vitale e allegro. In molte scuderie, purtroppo, quella è davvero una delle pochissime emozioni che gli è dato provare, perché ore di libertà al paddock non sono concesse e neanche nessuna possibilità di interazione con i propri simili.
Per questo è importantissimo, che anche i cavalli che per una qualche ragione devono saltare il pasto, non vengano superati dal carrello del mangime senza ricevere nulla, perché la delusione che ne scaturisce è molto più seria e frustrante di quanto si creda. Bastano 2 carote o un pugnetto di mangime per far si che questo non avvenga.
Ci sono cavalli che provano questa stessa emozione dell’anticipazione quando stanno per entrare in campo gara o stanno per partire in un percorso di cross o, magari, prima di uscire al paddock se stare fuori gli piace moltissimo.
Mi rallegra sempre sentire da casa i cavalli in scuderia già chiamare e agitarsi molto presto al mattino, quando si rendono conto che siamo svegli e nel giro di poco saremo lì per dargli da mangiare. 

E allora come possiamo sfruttare al massimo questa emozione così importante per il cavallo?

Ci sono studi importanti di etologi francesi che dimostrano come sul lavoro i cavalli che sono abituati a ricevere premi sotto forma di cibo, siano molto più attenti al cavaliere e al tipo di lavoro che gli viene richiesto di altri cavalli che non ricevono mai alcuna forma di appagamento. Ed è stato anche dimostrato come la cosa buona da mangiare sia molto più efficace di qualunque altro tipo di “premio”, come ad esempio grattarlo nei punti più gli piacciono o fargli una semplice carezza.
Coccole si, ma la soddisfazione del palato viene comunque sempre al primo posto per la maggior parte dei cavalli.

L’attenzione è decisamente l’elemento chiave nel processo di apprendimento e di memorizzazione del cavallo sportivo, soprattutto in età giovanile, e quindi l’aumento di attenzione dato dall’attesa di ricevere qualcosa che lo appaghi, può spiegare il motivo per cui quando si utilizzano delle ricompense sotto forma di cibo il cavallo impara più velocemente. 

I cavalli però non si sottomettono perché gli date un premio da mangiare e certamente non fanno qualcosa che non vogliono fare a causa di quello, ma aspettarselo è uno stimolo in più per mantenere viva la concentrazione e assecondare il più possibile il proprio cavaliere. Certo, come tutte le cose vanno fatte con la testa, quindi distribuire dalle tasche “premietti” di ogni genere senza che il cavallo faccia nulla per meritarseli, é veramente un grosso errore. Sicuramente perché il cavallo non assocerà il premio ad un suo comportamento corretto e quindi il beneficio viene completamente perso, e poi perché esiste il rischio che il cavallo cerchi poi di recuperare qualcosa da mangiare da qualunque mano gli passi vicino alla bocca, rischiando di mordere involontariamente l’ignaro mal capitato.

Quindi una carota o qualunque cosa di ghiotto è un rinforzo positivo di facilissima attuazione, che può diventare un vero e proprio strumento di lavoro per chi con i cavalli ci deve trattare quotidianamente. Io stessa ne approfitto spesso di questa dolce “arma” quando devo far associare ai cavalli ricoverati qua in clinica che le terapie che gli sto facendo sono qualcosa di positivo per loro, nulla di cui devono temere. Non conoscendo cosa gli sto facendo le prime volte si mettono sulla difensiva ma, con il passare dei giorni, con la mia tecnica diventano contenti di farle, proprio perché si attiva per loro il principio di anticipazione di cui abbiamo parlato prima.
Sfrutto moltissimo la potenza di una carota, che spesso da sola è in grado di spostare un bestione di oltre 5 o 6 quintali. (altro…)

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