Bianco o grigio? Grande fascino e qualche guaio

Cavalli bianchi

Forse molti non sanno che i cavalli bianchi non sono effettivamente bianchi, ma sono grigi, perché la loro pelle è scura. 

Sono puledri che nascono scuri, molto scuri, ma che con l’andar dei mesi bizzarramente passano da tutte le tonalità del grigio fino ad arrivare, spesso già in età quasi adulta, ad un colore definitivo molto chiaro che in genere non è uguale per tutti.

Ho qui una fattrice adorabile che è davvero molto “bianca”, malgrado sia invece grigia, proprio perché la sua pelle è scura. Questa cavalla sembra la mamma di White (Milky Way della Tenuta Montemagno), perché stanno spesso molto vicine, ma nella realtà non sono madre e figlia e, nella sostanza, sono molto diverse perché White ha la pelle rosa e quindi è davvero una cavalla bianca, non grigia.

Un puledro grigio al momento della nascita

Si tratta di una rarità, una mutazione genetica di un embrione generato da una fecondazione in vitro. Onestamente non so se la fecondazione in vitro possa essere stata in qualche modo responsabile di questa mutazione nel suo DNA, ma comunque lei ha un colore molto particolare, soprattutto per la sua razza, una cavalla da concorso di alta genealogia.
Ci sono infatti razze più predisposte a dare cavalli con questo mantello, come i Quarter Horse e i Paint, ma nei cavalli da salto ostacoli e dressage è davvero difficile vederne. Pochi anni fa è nato un trotter così ed è stato una vera rarità.

Chiunque veda la “nostra” puledra pensa che sia albina, ma non lo è: l’albinismo nel cavallo non è descritto e lei, a parte avere la pelle rosa e il mantello bianco latte, non ha altre anomalie come, ad esempio, gli occhi rossi tipici degli albini. Anzi, qualche pelo più scuro nella criniera e nel ciuffo li ha, oltre a delle macchiette nere sulla vulva rosa. Nata da una mamma ricevente molto scura è sempre stata un gran colpo d’occhio e chissà, forse in natura sarebbe stata un faro nella notte e una delle prime scelte di ogni predatore del circondario.

La puledra bianca al momento della nascita
Fin dal momento in cui ho visto le sue zampe completamente bianche uscire per prime durante il parto, fino a rendermi conto che, via via che usciva, non si trattava solamente di balzane ma di una stranezza genetica. Ho avuto quasi paura che la cavalla potesse avere anche altri problemi di natura genetica o che il sole estivo la potesse bruciare. Grazie alle attenzioni che le abbiamo riservato, soprattutto nell’estate dell’anno di nascita, il problema non c’è mai stato ed ha superato alla grande due estati a dir poco roventi.
In estate anche da puledrina ha sempre portato una maschera che le proteggesse gli occhi e il muso dal sole e nelle ore più calde e soleggiate l’abbiamo ritirata lasciandola fuori la notte.

La puledra crescendo è sempre stata forte, se non più forte degli altri puledri, e il sole stranamente lo cerca, sdraiandosi spesso in mezzo al prato. Paradossalmente un mantello così chiaro fa da deterrente agli insetti che, se possono scegliere, preferiscono pungere cavalli più scuri e quindi più caldi. 

Solo facendole un test genetico potremo veramente sapere che tipo di mutazione è avvenuta nel suo gene KIT, il gene che influenza lo sviluppo dei melanociti e la loro migrazione durante l’embriogenesi. È infatti dimostrato che, a quel livello, quattro mutazioni indipendenti sono responsabili del fenotipo dominante del colore del mantello bianco in varie razze di cavalli.

Il gene KIT influenza lo sviluppo dei melanociti

Mutazioni di questo gene, nell’uomo, sono coinvolte nello sviluppo di alcuni tipi di tumori della pelle come i melanomi e infatti, anche nei cavalli grigi e bianchi, abbiamo una predisposizione allo sviluppo di questi tumori.
Anche se indubbiamente questi cavalli sono bellissimi e scenografici, bisogna considerare che, in natura, i cavalli con mantello bianco non avrebbero vita facile proprio a causa del mantello così chiaro e delle patologie della pelle e degli occhi a cui sono inevitabilmente predisposti.

Uveite ricorrente, tipica patologia degli Appaloosa
Melanomi, sarcoidi e problemi di uveite ricorrente sono molto probabili e andrebbero sempre prevenuti, cominciando innanzitutto dall’evitare la nascita di puledri con queste caratteristiche, avendo determinate attenzioni già in fase allevatoriale. La predisposizione all’uveite ricorrente, ad esempio, è tipica dei cavalli Appaloosa, proprio perché molti hanno le mucose chiare e la sclera bianca.
Questi cavalli con il tempo perdono la vista e la loro vita diventa inevitabilmente difficile.

E tutti sappiamo quanto sia comune nei cavalli grigi (che, ricordiamo, bianchi in realtà non sono), lo sviluppo di tumori della pelle, soprattutto melanomi attorno all’ano e alla vulva.
Anche se ad occhi meno esperti possono sembrare solo antiestetici, non bisogna mai dimenticare che si tratta di veri tumori, soggetti ad una notevole proliferazione e che con il tempo possono diventare molto invalidanti. Per questa ragione andrebbero tenuti controllati evitandone la crescita: andrebbero tenuti a bada con la chirurgia o le terapie chemioterapiche locali che ad oggi sembrano essere le più efficaci. In alcuni cavalli, come i Quarter Horse e i Paint selezionati per il reining, il mantello bianco è spesso associato a sordità ma, malgrado questo handicap, sembrano essere molto ricercati dai trainer, perché caratterialmente molto sottomessi e per questo facilmente addestrabili.

Ho sempre considerato un’assurdità la mancanza di una regolamentazione che vieti incroci che possano dare puledri in qualche modo handicappati, che inevitabilmente trasferiranno il loro handicap alla loro progenie. Non è eticamente giusto da parte degli addestratori mettere al primo posto l’adattabilità al lavoro di questi cavalli rispetto alla loro salute.
Cavalli con determinate caratteristiche andrebbero, infatti, scartati se si vuol fare dell’allevamento di qualità che veda al primo posto il benessere dei cavalli e non solo le loro qualità sportive.
Il mantello bianco è caratteristico di alcune linee di sangue di Quarter Horse e Point

Ovviamente, se ogni tanto nasce un cavallo come conseguenza di una o più mutazioni genetiche non previste, non possiamo scartarlo dalle competizioni perché le sue caratteristiche di cavallo sportivo non sono sicuramente coinvolte negativamente dall’aspetto del mantello, ma molto si può fare per evitare che la sua progenie erediti le stesse.
Si può ad esempio evitare di incrociarlo con cavalli che portino caratteristiche simili o che abbiano a loro volta genitori che le hanno.
Nell’allevamento dei cani questo concetto è ben radicato da molti anni e gli allevatori seri fanno testare i propri cani per le patologie più comuni per la razza, evitando così di fare incroci che potrebbero dar vita a cuccioli con patologie invalidanti, come la ben nota displasia dell’anca.

La mia esperienza in tal senso si riduce a pochi esemplari, tra cui la nostra bella White, che al momento ha solo pregi e nessun difetto a parte qualche ragade ai pastorali, che teniamo molto controllata. Per il resto ho visto nella mia carriera molti melanomi proliferati come cavolfiori, che rendevano difficile al cavallo addirittura di defecare normalmente e diversi casi di uveite ricorrente: e vi assicuro che vederli perdere progressivamente la vista, malgrado le cure e l’intervento da parte di stimati oculisti, è stato frustrante per me oltre che avvilente, sia per il cavallo che per i suoi proprietari.

Secondo me bisognerebbe non ricercare volutamente questi cavalli completamente bianchi, soprattutto nell’allevamento e, se dovesse capitare di averne uno, trovare il modo per prevenire le problematiche a cui è predisposto, mettendo in atto strategie adeguate. L’allevamento dovrebbe avere come mission primaria creare cavalli sani, anche nel lungo periodo, oltre che performanti.
Pensare alla vita di un cavallo oltre alla sua età giovanile, è un dovere di qualsiasi allevatore.

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