Negli ultimi anni mi sono capitati diversi casi di cavalli giovani e in attività riferiti da noi in clinica perché troppo magri, malgrado fossero di buon appetito, e di conseguenza con una grande difficoltà a crearsi una bella muscolatura anche con il lavoro. Spesso i proprietari di questi cavalli riferiscono anche di coliche ricorrenti non gravi, che si risolvono velocemente con magari solo un’iniezione di un antispastico o di un antinfiammatorio. Viene da sé pensare che un cavallo in questa situazione di disagio fisico non possa dare il massimo a livello sportivo, ma ancora oggi viene fatto troppo poco per arrivare a fare una diagnosi precisa che consenta di aiutare concretamente un cavallo con questi problemi. Questo avviene secondo me perché nell’immaginario collettivo un cavallo che mangia è un cavallo che sta bene, ma non è sempre vero.
Partendo dal presupposto che anche per i cavalli possiamo avere soggetti di costituzione più asciutta e altri invece più rotondi, la magrezza eccessiva in cavalli che mangiano bene è sempre indice di qualcosa che non va e andrebbe indagata con attenzione, soprattutto quando è associata ad altri sintomi, come possono essere dolori addominali.
Si tende ad inserire questi problemi sempre nelle categorie delle patologie gastriche, anche in funzione della vita sacrificata che fanno molti cavalli sportivi e di un’alimentazione spesso inadeguata, perché ricca di amidi e povera di fibra.
È vero che gastriti e ulcere, piuttosto frequenti tra i cavalli sportivi, possono causare dimagrimento e condizioni fisiche scadenti, ma non essendo le uniche patologie che possono essere coinvolte, è importante andare a fondo del problema se non ci si vuole trovare a doverne affrontare uno molto più serio e acuto, come una brutta colica.
Cavalli sverminati regolarmente, con i denti trattati da poco dal veterinario e degli esami del sangue apparentemente buoni (con magari solo le proteine un po’ basse), anche se mangiano regolarmente e sembrano essere attivi come al solito, potrebbero aver sviluppato una patologia intestinale che rientra nella categoria delle IBD (Inflammatory Bowel Disease).
IBD è un termine molto generale che accoglie un gruppo di patologie croniche in cui si ha un anomalo accumulo di globuli bianchi, di diversa natura in funzione della specifica patologia, nella parete dell’intestino.
I leucociti infiltrati nella mucosa intestinale distruggono le cellule deputate all’assorbimento dei nutrienti e il cavallo dimagrisce malgrado mangi a volontà. I cavalli che hanno patologie croniche che coinvolgono l’intestino, spesso sviluppano in contemporanea anche ulcere gastriche e il quadro clinico si complica ulteriormente.
I globuli bianchi che possono essere coinvolti (neutrofili, linfociti, basofili, eusinofli e macrofagi) e il tratto di intestino interessato, descrivono in maniera dettagliata il tipo di patologia e permettono a noi veterinari di capire quale sia il modo migliore per curarla. L’intestino dei cavalli affetti da IBD diventa più permeabile alle proteine e il dimagrimento è correlato ad un malassorbimento dei nutrienti.
Questi cavalli hanno le proteine del sangue piuttosto basse perché, come abbiamo visto, vengono assorbite poco, ma anche perché vengono perse a livello intestinale per l’aumentata permeabilità della mucosa.
L’epitelio intestinale, formato da un unico strato di cellule, in condizioni di normalità crea una vera e propria barriera protettiva con il lume intestinale e il suo contenuto permettendo, grazie alla sua permeabilità selettiva, l’assorbimento dei nutrienti ma non di eventuali agenti patogeni. L’epitelio è infatti costituito da uno strato composto da diversi sottotipi di cellule epiteliali intestinali specializzate, unite tra loro grazie ad una rete di giunzioni strette (TJs) che garantiscono l’integrità della barriera stessa regolandone la permeabilità selettiva, la produzione di uno strato di muco che ricopre la superficie dell’epitelio, il riconoscimento degli agenti patogeni e la produzione sostanze antimicrobiche (AMP) per garantire un’efficace immunità. Nei soggetti ammalati di IBD questa barriera perde la sua funzione, si ha infiammazione e una permeabilità anormale, oltre ad un ridotto assorbimento dei nutrienti.
Nei casi più gravi di IBD, in cui le proteine nel sangue sono davvero molto basse, alcuni cavalli arrivano addirittura a sviluppare degli edemi.
La causa precisa di IBD ancora non è stata del tutto compresa, anche se studi immunologici fanno pensare ad una patologia immuno-mediata, cioè legata ad una risposta anomala del sistema immunitario, in soggetti probabilmente già predisposti geneticamente, a stimoli negativi come batteri, virus, parassiti o componenti dell’alimentazione stessa, in genere cereali, a cui il cavallo è particolarmente sensibile. L’intolleranza ai cereali che molti cavalli sviluppano nel corso della vita potrebbe, infatti, causare un problema di questo tipo senza che nessuno si accorga per lungo tempo, finché il cavallo non comincia a dimagrire eccessivamente e, in alcuni casi, ad avere delle coliche più o meno gravi.
Per ovviare al dimagrimento c’è chi, assolutamente in buona fede, aumenta le razioni di mangime, peggiorando ulteriormente la situazione.
Nel caso ci sia un dubbio relativo alla salute di un cavallo, è sempre bene affidarsi ad un professionista qualificato che, oltre ad aggiustare alimentazione e gestioni sbagliate, sia in grado di svolgere tutti gli accertamenti diagnostici del caso per avere arrivare ad avere un quadro completo sulle condizioni cliniche del cavallo. Questa figura non deve per forza essere il veterinario curante perché, come in medicina umana, ogni veterinario ha una sua specializzazione e non tutti sono in grado di fare determinati accertamenti.
Per diagnosticare l’IBD è infatti necessario eseguire un’ecografia addominale approfondita e una biopsia intestinale; la biopsia rettale, che può essere meno indicativa rispetto alla biopsia di tratti più profondi dell’intestino, è però quella maggiormente utilizzata perché meno invasiva e molto più semplice da eseguire anche in campo dal veterinario. L’analisi di laboratorio di un campione di mucosa dell’intestino retto, oltre a permetterci di diagnosticare la malattia ci consente di evidenziare quali sono le cellule maggiormente coinvolte in quel caso specifico, aiutandoci nella terapia e nella prognosi.
La terapia prevede la somministrazione per un lungo periodo (da 4 a 6 settimane e anche oltre) del farmaco di elezione per le forme infiammatorie, il cortisone. La forma di cortisone utilizzata normalmente è il prednisolone per via orale, molto ben tollerato dai cavalli. Il dosaggio è solitamente a scalare, nel senso che si inizia con un dosaggio più alto per poi calarlo gradualmente durante il corso di tutta la terapia. La qualità e il tempo di risposta sono soggettivi: alcuni cavalli migliorano già dalle prime settimane mentre altri richiedono terapie più lunghe.
Deve inoltre far parte della terapia di un cavallo con IBD anche una dieta mirata, sia nel tipo di alimenti che sulle modalità di somministrazione, così da aumentare l’assorbimento dei nutrienti a livello intestinale.
L’alimentazione deve obbligatoriamente essere povera di amidi (senza o con pochi cereali), ricca di fibra e priva di tutti i possibili allergeni a cui il cavallo può essere sensibile.
La fibra viene soprattutto dal fieno che deve essere lasciato a disposizione h24, meglio se in una rete da slow feeling per fare in modo che il cavallo lo mangi più lentamente e non rimanga troppo tempo con lo stomaco vuoto. Eventualmente alla dieta si possono aggiungere pastoni a base di polpe di barbabietola e fieni pellet, sempre da bagnare bene prima di darli al cavallo.
Fornire un pasto di fieno a base di erba medica, per chi ne ha facile accesso, può essere un ottimo sistema per incrementare la proteina senza dover aumentare il concentrato. Per altro l’erba medica, oltre ad essere molto appetibile, favorisce la salute della mucosa gastrica. Anche i fieni pellettati o in blocchi sono generalmente molto appetibili e più ricchi di nutrienti rispetto al fieno di prato stabile. Vanno però sempre ben bagnati almeno mezz’ora prima di somministrarli in modo che la fibra si reidrati.
Questo fieno una volta bagnato si può anche mescolare a del mangime e delle carote, così che diventi uno dei pasti della giornata.
I cavalli malati di IBD hanno un’assoluta necessità di mangiare spesso quantità di concentrato che non superino 1kg e mezzo a pasto. Quindi, se un cavallo deve mangiare 6 kg o più di concentrato al giorno per riprendersi fisicamente durante la convalescenza, bisogna considerare di dargli da mangiare almeno 4 o 5 volte nel corso della giornata. In più è importante somministrare probiotici in grosse quantità e gastroprotettori durante tutto il periodo di convalescenza e anche oltre.
Come abbiamo visto l’IBD è una patologia infiammatoria cronica piuttosto seria, troppo spesso trascurata, che coinvolge l’intestino dei cavalli. I cavalli che ne soffrono oltre ad avere un malassorbimento cronico che ne condiziona negativamente la forma fisica e le prestazioni sportive, hanno un drastico aumento di possibilità di sviluppare coliche intestinali che, come sappiamo, possono mettere a serio rischio la loro vita.
Diventa quindi di fondamentale importanza prestare attenzione a quei segni che possono essere indicativi di un problema di questo genere. Tra questi c’è sicuramente una condizione fisica scadente, malgrado il buon appetito, i doloretti di pancia ricorrenti che spesso, ma non sempre, si risolvono spontaneamente e, se è coinvolto il grosso intestino, anche la diarrea.
Un cavallo in salute non dovrebbe avere le costole troppo visibili e neanche le anche sporgenti con un evidente atrofia muscolare.
Ho sentito proprietari inesperti ma innamorati del proprio cavallo, recriminarsi di non aver fatto nulla anche se si erano accorti che era troppo magro, perché magari l’istruttore o gente più “esperta” di loro in giro per la scuderia gli diceva che era così di costituzione. Molto spesso anche la sensazione dell’occhio inesperto di un proprietario va considerata e indagata.
Un cavallo che non paga l’occhio la maggior parte delle volte ha qualcosa che non va.