Il falso mito della gestione naturale

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Tempo fa ho ricevuto un email da una signora angosciata che mi chiedeva delucidazioni in merito alla “gestione naturale” che i proprietari del maneggio dove soggiornavano i suoi due cavalli, avevano deciso di adottare. A suo dire i cavalli erano brutti e con un pelo esageratamente lungo, aria dimessa e una evidente riluttanza al lavoro.
Alla spiegazione di come avvenisse realmente la gestione dei cavalli devo onestamente dire che sono rimasta perplessa. Gestione all’aperto che, dopo tutto quello che abbiamo detto sull’importanza di lasciare i cavalli al paddock potrebbe sembrare anche positivo, se non fosse per tutto quello che ci stava intorno. Alimentazione a solo fieno magro e “sterpaglie” (a suo dire), anche per puledri in crescita, fattrici e anziani, cavalli scalzi a priori, senza che vi sia dietro nessun ragionamento sulla possibilità o meno di levare i ferri, e spazi all’aperto piccoli e senza riparo. Affrontando questo argomento in un post sulla mia pagina Facebook per ribadire quello che penso su questo tipo di gestione, mi sono tirata addosso un bel po’ di insulti da persone convinte che questo sia il modo migliore per far vivere un cavallo.

Come vivevano gli uomini primitivi nel paleolitico

Da allora ho pensato più volte a quanto sarebbe stato importante affrontare l’argomento “gestione naturale”, che a mio parere di naturale ha davvero poco. Probabilmente anche l’uomo nella preistoria faceva una vita che ai nostri occhi potrebbe apparire più “naturale” della nostra, senza macchine, telefonini e riscaldamento nelle case, ma anche noi nel corso dei secoli ci siamo evoluti e i cambiamenti ci hanno permesso

di migliorare di molto la qualità della vita, fino ad arrivare al benessere dei giorni nostri.
E oggi a nessuno verrebbe in mente di tornare a vivere nelle caverne perché è sicuramente più “naturale” che stare in una casa, che sia in campagna o in città. Il mio è il tentativo di spiegare un concetto serio buttandola un po’ sul ridere, ma è importante capire che l’evoluzione c’è stata anche per i cavalli; la maggior parte di loro farebbe molta fatica ad adattarsi ad una realtà che non gli appartiene più. Soprattutto i cavalli allevati da noi a scopo sportivo e quindi con spiccate caratteristiche performanti ottenute sicuramente a scapito dell’adattabilità all’ambiente, non saranno i migliori candidati ad una vita che inevitabilmente sarà di sacrificio.

A mio parere non c’è davvero nessuna categoria di cavalli allevati in cattività che possa ottenere un reale beneficio nell’essere tenuti in questo modo. I cavalli in lavoro hanno bisogno di mangiare adeguatamente fieno e mangime per poter far fronte alle richieste metaboliche, così come i puledri in crescita, le fattrici e gli anziani. Un’alimentazione a solo fieno, e per di più poco e magro, può comportare carenze nutrizionali tali da ripercuotersi negativamente sia sulla forma fisica del cavallo che sulla salute.

Mangiare solo fieno magro non può bastare a nessun cavallo, soprattutto se ha delle particolari esigenze metaboliche

Questi cavalli li riconosco generalmente con una sola occhiata, hanno il pelo opaco e una condizione fisica comunque scadente, anche se non sono necessariamente magri. Senza un adeguato apporto proteico nella dieta, i muscoli non avranno infatti uno sviluppo adeguato.
I veri fautori della “gestione naturale” in genere si basano sul concetto “ma i mustang selvaggi non mangiano mangime ma solo quello che trovano a terra e non soffrono di patologie come le coliche o la laminite”. Questo è vero ma quei cavalli non sono minimamente paragonabili ai nostri; sono cavalli che si sono tarati sul “poco”, niente cure, poco cibo, soprattutto nella stagione più secca, e un costante movimento alla ricerca di esso. La vastità degli spazi dove vivono permette loro di sopravvivere malgrado l’ostilità dell’ambiente. La Sardegna potrebbe sembrare meglio dello stato dello Utah o dell’Arizona, ma nella realtà la siccità degli ultimi anni ha messo in ginocchio anche i nostrani cavallini della Giara, facendone morire molti a causa della privazione di cibo, acqua e cure di base, come sverminazioni e vaccini.

I cavalli in libertà spesso provano la fame, la sete e spesso anche le malattie

E anche loro sono sicuramente cavalli tarati sul “poco”, nel senso che certamente non sono abituati a mangiare mai in abbondanza, proprio a causa delle caratteristiche tipiche del loro ambiente naturale, dove in estate certamente non piove mai abbastanza. Tutto questo per ribadire quanto il vivere allo stato brado, malgrado possa sembrare il massimo grazie alla libertà, possa diventare una lotta quotidiana per la sopravvivenza di cui, a parer mio, molti cavalli farebbero volentieri a meno. Se questa è la realtà per cavalli nati già selvaggi, si può facilmente capire come i nostri cavalli sportivi siano in difficoltà ad adattarsi ad un certo stile di vita che per quanto possa sembrare naturale, con loro ha poco a che fare.
È quindi molto difficile che un cavallo sottoposto ad un rigido regime alimentare con a disposizione un pascolo che, pur grande che sembri,

è comunque contenuto (ci vogliono ettari di pascolo per soddisfare le esigenze nutrizionali di un cavallo adulto), possa essere fisicamente bello, sano e magari anche atleticamente performante.
In natura i cavalli si spostano continuamente, camminano su terreni di consistenze differenti che gli permettono di sviluppare piedi sani e forti, e seguono una dieta per lo più a base di erba, che però varia molto sia in qualità che in quantità in funzione della stagione e delle diverse aree di pascolo. I cavalli selvaggi migrano costantemente su territori enormi alla ricerca di quello di cui hanno più bisogno. Da noi, soprattutto in inverno, anche i pascoli più grandi saranno magri e spesso insufficienti dal punto di vista nutrizionale, soprattutto a causa delle poche piogge che hanno caratterizzato questi ultimi anni.
I cavalli devono mangiare a sufficienza e in maniera costante per mantenersi belli e in salute quindi, in determinate condizioni, è obbligatorio integrare la dieta con mangime e fieno di qualità. La maggior parte delle condizioni che troviamo in Italia, dove i pascoli sono troppo piccoli e spesso spogli, non sono adatte ad una gestione in cui il cavallo possa in qualche modo sopperire da solo ai suoi fabbisogni alimentari.
Promuovere una gestione più vicina alle reali esigenze dei cavalli è una nobile iniziativa, e indubbiamente può favorire salute e benessere in scuderia se fatta pensando alle loro reali esigenze, che non sono quelle di vivere nel fango fino alle ginocchia e di mangiare solo fieno magro in quantità limitate. Un cavallo ha bisogno di muoversi in modo costante per buona parte della giornata e di socializzare con i suoi simili.

In natura, i membri di uno stesso gruppo di cavalli si muovono lungo percorsi o piste a loro familiari, percorrendo grandi distanze verso luoghi diversi nei loro territori.
L’idea del “Paddock Paradise” di Jaime Jackson si basa proprio sull’osservazione di questi cavalli in natura per riuscire a ricreare spazi disegnati in modo tale da promuovere al massimo questi comportamenti naturali.
I Paddock Paradise sono dei veri e propri sentieri larghi circa 5 metri, ricavati sui margini del paddock o nello spazio che ritenete più adatto, nel quale i cavalli in gruppo sembrano muoversi in modo più continuativo, proprio come se seguissero una pista per raggiungere qualcosa per loro interessante.

I Paddock Paradise promuovono un movimento vario e continuo

Per questa ragione lungo il percorso bisogna lasciare delle vere e proprie postazioni dove il cavallo possa trovare fieno, acqua, blocchi di sale, dei piccoli ostacoli da superare e anche dei terreni diversi su cui camminare.
Questo per me può essere un ottimo sistema per avvicinare i nostri cavalli ad un regime gestionale più vicino alla loro natura, senza per questo stravolgergli la vita, soprattutto se gli spazi a disposizione sono contenuti.
Senza però dimenticarsi di garantirgli anche un giusto riparo da caldo, insetti ed intemperie insieme a dei compagni con cui possano stabilire dei legami solidi. I gruppi di cavalli sono infatti costruiti da noi e subìti da loro; possono rivelarsi perfetti oppure no. Elementi destabilizzanti all’interno di un gruppo sono spesso causa di problemi non indifferenti.

Piede scalzo con le fascette di resina

Per quanto riguarda il piede scalzo posso dire che è importantissimo valutare bene il singolo cavallo, il tipo di terreno dove cammina e cosa deve fare in termini di lavoro.
Non tutti i cavalli hanno le caratteristiche giuste e viene da sé che non tutti possano stare scalzi senza per questo soffrire di mal di piedi, disagio per loro molto debilitante, soprattutto a livello psicologico.
I cavalli si sono infatti evoluti per correre veloce lontano dai pericoli, e se i piedi non glielo consentono vivono un costante stato di stress da non sottovalutare.

D’altra parte nel corso della storia, i ferri sono stati inventati ed utilizzati per una ragione, non sarebbero serviti se l’uomo non avesse deciso di avvalersi dei cavalli per spostarsi su diversi tipi di terreni e fare anche dello sport. Peraltro, i cavalli che sono stati ferrati per la maggior parte della loro vita, avranno sicuramente difficoltà ad adattarsi alla nuova condizione di cavallo scalzo; il passaggio dovrebbe essere graduale, magari utilizzando in una prima fase le fascette di resina, avendo sempre ben chiaro che l’aver portato sempre i ferri ha sicuramente reso i piedi più deboli e ne ha condizionato la conformazione in maniera spesso irreversibile.

Ho parlato tante volte di alimentazione dei cavalli ribadendo il fatto di quanto una dieta troppo ricca di cereali possa essere deleteria per il buon funzionamento di stomaco ed intestino, ma ho sempre insistito anche su quanto in Italia sia necessario e spesso fondamentale integrare la dieta con il mangime, per sopperire alle loro esigenze nutrizionali perché il solo fieno non può bastare.
Quindi un mangime ben bilanciato dato nella giusta quantità è importante ai fini di garantire al cavallo il massimo del benessere, 

Il mangime nella dieta serve a integrare quello che manca nel fieno

senza per questo dovere creare allarmismi che non hanno senso; ho infatti sentito molti paladini della cosiddetta “gestione naturale” sostenere che il mangime predisponga i cavalli a sviluppare la laminite.
Ovviamente un qualsiasi proprietario inesperto che ha a cuore il suo cavallo, davanti ad una prospettiva del genere preferisce tenere il cavallo a solo fieno, ma questo è davvero un concetto che non sta in piedi. È vero che una delle diverse cause di laminite è un eccesso di cereali nella dieta, ma non solo; una giusta quantità di concentrato dato con la testa in funzione del metabolismo del cavallo, della sua età e del tipo di lavoro a cui è sottoposto, da solo non può scatenare una patologia tanto grave.

Tutti i cavalli nati in cattività hanno bisogno di attenzioni particolari per poter vivere al meglio

Sono cosciente che questo articolo scatenerà le ire di molti fautori di questo tipo di gestione, ma per me era importante ribadire questi concetti, così che qualsiasi proprietario che si avvicini a maneggi dove si parla di “gestione naturale” possa farlo in maniera consapevole. Chi mi legge sa quanto sia importante per me che tutti i cavalli abbiano il loro tempo per poter star fuori in libertà e socializzare con i loro simili, ma non bisogna dimenticare che i nostri cavalli sportivi non sono cavalli bradi, sono nati in cattività e sono abituati a ricevere determinate attenzioni.

Soprattutto i cavalli più anziani, magari messi al prato perché a fine carriera o infortunati, rischiano di patire molto se la vita gli viene stravolta eccessivamente da un momento all’altro, magari in buona fede. Regalare una vita al prato h24 a questi cavalli a solo fieno, nella convinzione di far bene può rivelarsi un’arma a doppio taglio, proprio perché non sono abituati e per loro adattarsi può non essere così facile.
Sono molte le persone che hanno a cuore il benessere psico-fisico del loro cavallo e a cui il sentir parlare di “gestione naturale” può sembrare il massimo regalo da potergli fare. Ma ricordatevi che esistono delle vie di mezzo e che i cavalli nati e cresciuti cattività andranno gestiti come tali per tutto il corso della loro vita.

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