Il microbiota: l’organo invisibile

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Ho parlato spesso nei miei articoli dell’importanza che ha per il cavallo un’alimentazione sana, in grado di non interferire con la salute dell’insieme dei microorganismi utili che vivono nel grosso intestino. Questo insieme di batteri, lieviti, funghi e protozoi che popolano l’intestino si chiama microbiota intestinale e, da qualche anno, viene studiato con molta attenzione anche in medicina umana, perché sembra avere un ruolo preponderante nella salute generale di ogni individuo. In umana sembra infatti influire non solo sull’apparato digerente, ma anche sul sistema immunitario ed endocrino, sul comportamento e anche sulle funzioni cognitive. Per microbiota si intende la totalità del patrimonio genetico dei microorganismi che a loro volta creano il microbiota intestinale.

Gli equini sono animali erbivori monogastrici, e buona parte del lavoro per digerire la cellulosa contenuta nei vegetali di cui si nutrono si deve proprio al lavoro di questo complesso di microorganismi in grado di produrre gli enzimi necessari a svolgere questo compito.
Il microbiota nei cavalli selvatici è più variabile rispetto a quello dei nostri cavalli scuderizzati, indicandoci quanto 

Colon e intestino cieco

l’età, la variabilità della dieta, il tipo di pascolo, il contatto con l’uomo e le cure mediche possano influenzare la variabilità dei microorganismi che lo creano.
Le stesse osservazioni sono state fatte in ambito umano, perché le popolazioni indigene sembrano avere un microbiota con un range di microorganismi più vasto rispetto a chi vive in paesi industrializzati.
Gli enzimi prodotti dai batteri del microbiota sono in grado di convertire le fibre vegetali in zuccheri che poi, attraverso i processi di fermentazione, diventeranno acidi grassi volatili che, una volta assorbiti, forniscono il 60-70% dell’energia all’animale. Si può così facilmente comprendere la necessità per un cavallo di avere un microbiota sano e ben funzionante, per poter soddisfare la maggior parte delle sue esigenze nutrizionali. Se il microbiota subisce degli squilibri nella sua popolazione di microorganismi, non lavora come dovrebbe e questo si ripercuote sulla salute dell’intestino e non solo; una gestione non attenta alla dieta, una vita sempre in box che poco si avvicina alla loro natura, la mancanza di socializzazione e un lavoro non adeguato possono infatti comportare serie alterazioni nella popolazione dei microorganismi, le disbiosi.

I cavalli con la laminite tendono a scaricare tutto il peso indietro

Queste hanno un ruolo non marginale nello sviluppo di malattie estremamente pericolose per il cavallo, come le ulcere gastriche, le coliche intestinali e la laminite. Studi interessanti hanno evidenziato come il microbiota sia coinvolto anche in altri settori, diversi dall’apparato digerente, sia metabolici che relativi al sistema immunitario, e come alcuni batteri siano responsabili della produzione di alcune vitamine del gruppo B e della vitamina K.
Come nell’uomo, anche nel cavallo si sono osservate analogie tra la salute del microbiota e le alterazioni del comportamento, soprattutto quelli stereotipati come il tic d’appoggio e il ballo dell’orso.

Ma cosa può incidere negativamente sulla salute del microbiota intestinale dei cavalli?
Una delle prime cause sembra essere una dieta troppo ricca di carboidrati
Come abbiamo visto, diversi studi hanno dimostrato come i cavalli sportivi in lavoro tendano a soffrire maggiormente di problemi di salute rispetto ai cavalli selvatici; questo, a parte il tipo di vita che fanno in scuderia, è dovuto in larga parte ad una alimentazione spesso inadeguata a cui sono sottoposti per sopperire alle esigenze nutrizionali di cavalli in allenamento. Spesso è proprio il sovraccarico di cereali a generare queste gravi disbiosi intestinali, ma anche solo semplici cambiamenti nella dieta, magari troppo repentini, e l’utilizzo di antibiotici possono interferire con l’equilibrio dei batteri del microbiota e indurre alterazioni meno evidenti, ma comunque capaci di alterare l’ambiente intestinale e generare problemi di salute anche seri sul lungo periodo.

Disbiosi intestinale

I sintomi di disbiosi intestinali possono andare da quelle più gravi che abbiamo già citato, a forme più leggere in cui si può avere solo un appetito capriccioso, feci non formate e maleodoranti, comportamenti anomali e spesso anche performance sportive scadenti.
Gli amidi in eccesso che non vengono assorbiti a livello di piccolo intestino, raggiungono colon e intestino cieco dove fermentano generando grandi quantità di acidi grassi volatili e acido lattico.

Per i microorganismi del microbiota l’ambiente più favorevole dove vivere ha un pH entro un range tra 6,5 e 7, ma se per qualche ragione il ph scende sotto 6.0 cominciano ad andare in sofferenza per poi morire, lasciando il posto a batteri responsabili di brutte fermentazioni anomale e gravi infiammazioni intestinali. Le tossine rilasciate da questi microorganismi “cattivi”, vengono assorbite da una parete intestinale già alterata ed entrando in circolo finiscono per localizzarsi in altre sedi, come le lamine dei piedi, causando gravi patologie come la laminite.
La disbiosi intestinale colpisce più del 60% dei puledri nei primi 6 mesi di vita e si manifesta con una forma di diarrea transitoria e non infettiva. Generalmente la somministrazione di probiotici è sufficiente per controllare queste forme ma raramente, se protratta per più giorni, può comportare un’alterazione del sistema immunitario tale da favorire l’insorgenza di vere e proprie infezioni batteriche secondarie difficili da debellare.

Anche lo stress fisico dovuto a lunghi viaggi, soprattutto nei periodi più caldi dell’anno, può indurre disbiosi importanti, con sviluppo di popolazioni batteriche potenzialmente fatali perché capaci di generare gravi coliti e diarree profuse ed incontrollabili, come ad esempio le diarree da salmonella.
I probiotici sono microorganismi “buoni” che assunti per via orale sotto forma di integratori o farmaci, sembrano avere un gran beneficio per favorire la salute del microbiota. 

Lunghi viaggi soprattutto nei periodi caldi predispongono alle disbiosi

Si può pensare di somministrare con regolarità prodotti che li contengano, tipo pastoni o prodotti a base di barbabietola, come faccio qui in clinica, o di utilizzarli sotto forma di integratori da somministrare solamente quando il cavallo manifesta una sintomatologia compatibile con una disbiosi intestinale.
I prebiotici sono invece integrazioni alimentari in grado di fornire speciali nutrienti capaci di incoraggiare lo sviluppo dei batteri “buoni” dell’intestino, a scapito di quelli più nocivi. Tra queste sostanze ci sono i fruttooligosaccaridi (FOS), xilo-oligosaccaridi (XOS), polidestrosio, mannano-oligosaccaridi (MOS), frutto-oligosaccaridi (GOS), pectine e psyllium. Queste sostanze si trovano in molti prodotti presenti sul mercato, come mangimi, pastoni o speciali integratori, in genere sono meno costose dei probiotici e dunque vanno molto bene se si vogliono somministrare per periodi di tempo prolungati.

Transfaunazione fecale per sonda

Per ripopolare velocemente l’intestino di batteri “buoni” in presenza di una seria urgenza, esiste anche la transfanuazione fecale, procedimento veterinario che consiste nel trasferimento di batteri intestinali contenuti nelle feci di un cavallo adulto sano ad uno con un’evidente disbiosi; si prelevano e si preparano le feci del donatore in modo adeguato e si trasferiscono attraverso l’utilizzo di una sonda rinofaringea.

Può sembrare una cosa orribile ma se il donatore è adatto e il procedimento viene fatto bene, questo rimane il sistema più veloce, economico ed efficace per favorire il ripopolamento del microbiota intestinale di cavalli e puledri con gravi disbiosi.
Ci sono sicuramente cavalli più soggetti di altri a sviluppare disbiosi, ma conoscere quanto la salute del microbiota intestinale possa interferire con la salute e il benessere del cavallo, ci fa capire quanto sia importante mantenerlo in buona salute, grazie ad una corretta gestione quotidiana e ad una alimentazione che ponga l’accento sulle reali esigenze del singolo soggetto.

Una dieta dove la fibra non sia da cercare con il lanternino (sia in termini di fieno che di altre fonti alternative), con una quantità di cereali più contenuta grazie all’inserimento nella dieta anche di altre fonti di energia come grassi e fibra e l’utilizzo di mangimi estrusi più digeribili o addirittura di mangimi che contengano pochi o addirittura nessun cereale, sono accorgimenti che già da soli possono aiutare a controllare in modo efficace la salute del microbiota di cavalli particolarmente suscettibili.
Vedere il microbiota intestinale come un organo a sé da tenere in salute, come può essere il fegato o i reni, è il sistema migliore per attuare in modo automatico quegli accorgimenti che servono a mantenerlo in salute a lungo, condizionando positivamente anche la salute generale del cavallo.

La fibra aiuta a mantenere in salute il microbiota
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