La laminite, se la conosci la eviti

Laminite ok

La laminite è una malattia potenzialmente devastante a carico dei piedi, che colpisce tutti gli equini. Ma, parlando di laminite, tutti fanno una gran confusione perché, a mio parere, si conosce molto degli aspetti nefasti della malattia e molto poco di ciò che si può fare per prevenirla o curarla nel migliore dei modi. La verità è che per molti fanatici della cosiddetta “gestione naturale“, è diventata argomento per convincere ignari proprietari che i cavalli meno mangiano e meglio stanno. In realtà non è proprio così ed è giusto fare chiarezza.
La laminite è in effetti una grave malattia dei piedi, ma se i cavalli sono in salute e mangiano correttamente non è poi così frequente. Questo complesso processo patologico coinvolge la struttura che tiene unita la parete dello zoccolo alla terza falange, quella più distale e vicina alla suola.

Le lamine tengono unito lo zoccolo alle ossa del piede

Le tre falangi che compongono il piede del cavallo corrispondono evolutivamente al nostro dito medio, che nel cavallo rimane in buona parte inglobato nello zoccolo e, appunto, unito alla terza falange proprio attraverso le lamine. Le lamine sono strutture con un architettura molto complessa in grado di impedire al peso del cavallo di forzare sulla terza falange e ad ogni passo distruggere la suola. La forza e la resistenza dell’intera struttura, costituita da diverse 

migliaia di lamine interconnesse tra di loro, si deve proprio alla loro microstruttura, formata da altrettante microscopiche lamine, in grado di aumentare esponenzialmente la superficie di interconnessione con lo zoccolo.
Proprio la complessità di queste strutture, insieme ad una vastissima vascolarizzazione e innervazione, le rendono particolarmente suscettibili a una grande varietà di patologie che possono colpire il cavallo.

Le cause primarie di laminite sono:

  • Diete squilibrate ricche di cereali o vere e proprie indigestioni di cereali, tipiche di quei cavalli che hanno avuto accesso al deposito del mangime.
  • Patologie intestinali gravi come coliche o diarrea con conseguente emissione in circolo di tossine.
  • Infezioni sistemiche con passaggio di batteri in circolo, ad esempio infezioni uterine dopo una ritenzione di placenta, peritoniti o pleuropolmoniti.
  • Cavalli obbligati, a causa di una zoppia, a caricare maggiormente un arto rispetto a quello dell’altra gamba. Alla lunga quell’arto in sovraccarico, nei soggetti predisposti, sarà seriamente a rischio laminite.
  • Eccesso di cortisolo nel sangue a causa di trattamenti prolungati con farmaci a base di cortisone, o nei soggetti ammalati di Sindrome di Cushing che hanno patologicamente alti livelli di cortisolo nel sangue.
    Il cortisolo nel sangue aumenta anche per il troppo stress, e questo ci fa capire quanto proprio lo stress, da troppo lavoro o legato eventi spiacevoli, come può essere un ricovero in clinica o un lungo viaggio, possa essere coinvolto negli episodi di laminite acuta.
  • Soggetti ammalati di Sindrome Metabolica, in genere in sovrappeso.
  • Un periodo prolungato di concussione sul piede, spesso associato alle vibrazioni continue che si hanno sul van durante i viaggi più lunghi.

Senza esserne la causa primaria, anche prolungati periodi di inattività associati ad una condizione di obesità, perché il cavallo viene sovralimentato, possono essere un fattore predisponente di laminite.
Gli episodi di laminite si dividono in acuti, che si risolvono in ore o al massimo qualche giorno con le cure adeguate, o cronici, che durano molto più a lungo e non hanno quasi mai una vera e propria risoluzione, sviluppando spesso ascessi e continue recidive.
La gravità dei sintomi varia in funzione della gravità del danno alle lamine, anche se quasi sempre nella fase acuta il cavallo ha difficoltà a stare in piedi e a muoversi, e quando cammina lo fa malamente, come se lo stesse facendo sulle uova, perché si mette con il peso tutto indietro nel tentativo di alleviare il dolore sulla muraglia.
A dimostrare la forte infiammazione a carico del piede, potete toccare lo zoccolo e avvertire un forte calore; in più il veterinario potrà facilmente avvertire il polso delle vene digitali, che in in genere non si sente in condizioni di normalità.

I cavalli obesi sono predisposti a sviluppare la laminite
Il polso digitale aiuta a capire se c'è infiammazione

Il polso digitale indica appunto la pressione del sangue che arriva al piede ammalato, che in caso di infiammazione aumenta così tanto da poter essere avvertita con la sola palpazione dei vasi.
I casi di laminite che ho visto e curato nella mia carriera sono stati soprattutto a carico di entrambi i piedi anteriori, ma questo non vuol dire che non possa avvenire anche o solamente a carico dei posteriori, soprattutto quando a causarla sono patologie sistemiche che coinvolgono la circolazione del sangue.

Così cammina un cavallo con una crisi di laminite

Una volta che le lamine sono seriamente compromesse, la situazione per il cavallo è senza ritorno e la patologia è veramente difficile da gestire, proprio perché la struttura che dovrebbe tenere insieme lo zoccolo con la componente ossea del piede non è più in grado di svolgere il suo lavoro, quindi ci sarà una inevitabile rotazione verso il basso della terza falange e la punta dell’osso appoggiandosi alla suola eserciterà una pressione in grado di sfondarla, oppure potrebbe anche esserci un distacco completo dello zoccolo dalle lamine, che ormai in necrosi non sono più in grado di tenerlo unito all’osso sottostante.

Quando si arriva a questo punto purtroppo, per il cavallo non c’è più nulla che si possa fare di davvero risolutivo, ed essendo questa condizione molto dolorosa e con nessuna possibilità di recupero, in genere l’animale viene soppresso.
Questo è quello che successe a Barbaro, purosangue vincitore del Kentucky Derby e vera star in America, che si fratturò una gamba in corsa lasciando tutta la nazione con il fiato sospeso. 

Barbaro vince il Kentucky Derby

Il cavallo fu ricoverato a New Bolton Center, una delle più importanti cliniche universitarie americane, operato da famosi chirurghi che rimisero insieme l’osso fratturato con più di 20 viti ma, purtroppo, durante la lunga convalescenza sviluppò una grave laminite. Malgrado tutte le cure più all’avanguardia, il cavallo non ce la fece e fu addormentato ad 8 mesi dal trauma, a causa delle sofferenze legate alla laminite, diventate per lui inaccettabili. Questo a dimostrare quanto, alcune volte, possano risultare inutili anche le cure più innovative per fermare la progressione verso il punto di non ritorno di questa subdola patologia, che proprio la triste storia di Barbaro, nel 2007, ha ha portato prepotentemente alla ribalta. 

A nome suo è stata istituita una fondazione con lo scopo di sponsorizzare ricerche che si occupino di cercare una cura per la laminite.
La diagnosi di laminite si fa generalmente basandosi sui segni clinici e sulla radiografia dei piedi. Le modificazioni radiografiche variano molto in funzione della gravità e della cronicità della condizione primaria, in uno stadio iniziale si può apprezzare solo uno spazio aumentato tra la muraglia e la terza falange, ma con l’aggravarsi della patologia si avranno vere e proprie modificazioni ossee fino ad arrivare allo sfondamento della suola da parte della terza falange stessa. Una radiografia eseguita dopo aver iniettato del liquido di contrasto nelle vene digitali, può aiutare a valutare il grado di irrorazione sanguigna presente in quel momento all’interno del piede; se le lamine sono compromesse non ricevono più sangue e dunque attraverso una venografia si può dedurre più facilmente quale sarà l’evoluzione della patologia e dunque il destino di quel cavallo.

La laminite è sicuramente una delle patologie degli equini maggiormente studiate ma comunque ancora non si sa abbastanza sulla sua origine, la migliore prevenzione e i trattamenti non sono ancora stati ben definiti.
Capita spesso di vedere molte delle zoppie a carico dei piedi scambiate per laminite, perché ad un primo esame i sintomi possono essere sovrapponibili, ma spesso si tratta di 

I piedi dei cavalli sono soggetti a diverse patologie

problematiche meno gravi come sobbattiture o semplici infiammazioni della suola, risolvibili con una giusta ferratura e cure adeguate.
Quello che quindi è importante capire è quanto sia fondamentale, come nella maggior parte delle malattie, fare una diagnosi precisa ma soprattutto precoce; se si riesce intervenire in tempo la malattia può regredire, altrimenti il rischio è che diventi cronica e che quindi non ci sia possibilità di un recupero totale. 

Un cavallo con la laminite cronica avrà una qualità della vita pessima, non potrà più fare sport e sarà sempre a rischio di sviluppare gravi recidive, in grado addirittura di comprometterne la stessa vita.
Alle prime avvisaglie bisogna intervenire con antinfiammatori che sfiammino e controllino il dolore, impacchi di ghiaccio sui piedi e una giusta ferratura in grado di alleviare il peso del cavallo dalle aree più dolenti.

Laminite 2
La III falange è ruotata verso il basso perché le lamine non sono più in grado di tenerla in sede

Quando il cavallo comincia a manifestare i segni della malattia, il processo di distruzione delle lamine è già iniziato e quindi può essere complicato impostare una terapia che ne blocchi la degenerazione. Paradossalmente, il momento migliore per intervenire sarebbe prima che il cavallo manifesti la zoppia, ma questa strada in molti casi non è percorribile, a meno che le condizioni cliniche dell’animale non ci consentano di fare una diagnosi precoce. Nei soggetti a rischio, come le fattrici che hanno subito una ritenzione di placenta, o cavalli che sono stati sottoposti a terapie prolungate con cortisonici, che hanno avuto episodi di diarrea acuta o che semplicemente sono scappati e sulla loro strada hanno trovato una carriola di mangime, si può pensare di applicare in maniera preventiva del freddo sui piedi. La crioterapia, dunque l’applicazione preventiva del ghiaccio sui piedi più volte al giorno, infatti, è molto efficace nell’evitare la progressione in senso negativo della laminite.

La crioterapia: applicazione del ghiaccio sui piedi

Tipicamente i cavalli che hanno già avuto un episodio di laminite e ne sono guariti, avranno comunque bisogno di speciali attenzioni per il resto della loro vita, soprattutto in termini di ferratura e alimentazione. I soggetti che hanno in parte ruotato la terza falange, senza per fortuna essere arrivati a sfondare la suola, manterranno l’osso in quella posizione errata, per cui saranno sempre a rischio di ricadute o comunque problemi cronici ai piedi.
Naturalmente i cavalli che hanno la patologia in corso, hanno bisogno di cure molto particolari, legate soprattutto al fatto che trascorrono la maggior parte del tempo sdraiati. 

Ferro rovesciato per dare sollievo in caso di laminite
Cavalli che stanno molto tempo sdraiati avranno bisogno di una lettiera alta e confortevole
I vari tipi di solette che si possono inserire all'interno della scarpa a seconda del problema del cavallo

Avranno quindi bisogno di box confortevoli con lettiere alte e morbide, ma anche della possibilità, se sono nelle condizioni di farlo, di raggiungere facilmente aree all’aperto dove ci sia un terreno piuttosto morbido, dove poter fare anche solo pochi passi.
Un’altra attenzione molto importante è la dieta, perché è di fondamentale importanza che i cavalli che hanno sviluppato la laminite, limitino l’assunzione di carboidrati e dunque di cereali. Anche l’erba fresca, se troppo abbondante, per loro non va bene, dunque sarebbe meglio del fieno magro di prato stabile.
La ferratura è importantissima: oltre a dover essere fatta in modo da ridurre il dolore e a favorire il movimento, dovrà essere eseguita nei tempi giusti per un periodo adeguato, perché non è mai sufficiente un’unica ferratura fatta bene per risolvere un problema di questa entità.
Esistono anche delle speciali scarpe con solette adatte alla laminite, che sono di grande aiuto per i cavalli con attacchi acuti di laminite a cui andrebbero tolti i ferri nell’immediato, ma che poi sono difficili da riferrare come si deve. Alcuni cavalli sono, infatti, così in crisi da impedire al maniscalco di alzargli i piedi per poterli ferrare. In alcuni casi per altro, evitare di mettere i chiodi nella muraglia, almeno in una prima fase, può essere molto positivo.
A questi cavalli è necessario, purtroppo, somministrare costantemente degli antinfiammatori che ne allevino le sofferenze e li mettano nelle condizioni di potersi muovere quel minimo che gli consenta di stare in piedi e fare una 

vita decorosa. Controlli radiografici fatti a scadenze regolari vi aiuteranno a monitorare la situazione della terza falange.
Quando ci si trova a dover affrontare una grave laminite, è sempre bene pensare a quanto per i cavalli sia invalidante, non solo fisicamente ma anche psicologicamente. Per i cavalli i piedi sono uno strumento di vita, perché oltre a consentirgli di muoversi, gli permettono in natura di scappare e quindi di salvarsi la vita dai predatori. A mio parere, la laminite è la patologia del cavallo che più si ripercuote sulla sua psiche e dunque è sempre bene considerare quanto questa possa rendere la vita del cavallo un vero inferno se protratta nel tempo, soprattutto in quei casi in cui non sia più possibile la guarigione.

La progressione della malattia, infatti, arriva spesso ad un punto di non ritorno che è sempre bene saper identificare, anche con l’aiuto del proprio veterinario, per poter intervenire nel momento giusto ad alleviare terribili e inutili sofferenze al cavallo.
È molto importante però, ribadire che la laminite nei cavalli sani ed alimentati correttamente, senza eccessi ne carenze, non sia assolutamente frequente e quanto sia importante avere ben chiaro cosa possa scatenarla, in modo da prevenirla con tutte le armi a nostra disposizione.

Senza dei piedi ben funzionanti il cavallo si sente perso

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