La paura ha permesso ai cavalli di non estinguersi – 2 parte

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Tutti sappiamo che i cavalli sono animali da fuga, cioè animali che nel corso dei secoli si sono dovuti adattare per scappare velocemente lontano dai predatori, non appena ne avvertivano la presenza. D’istinto, quindi, appena si accorgono che qualcosa non va provavano  paura (come abbiamo visto nella prima parte di questo articolo), un’emozione negativa che però gli ha permesso di non estinguersi.

A differenza di quello che ci verrebbe naturale pensare, i cavalli più paurosi sono anche quelli più intelligenti, e questo è stato dimostrato dagli studi di importanti università.
In natura, infatti,  i cavalli più paurosi sono quelli che istintivamente scappano prima degli altri senza avere la minima intenzione di provare ad affrontare il “nemico”. Questo atteggiamento, apparentemente da codardi, gli ha spesso permesso di salvarsi la vita e di avere una discendenza.

Sono onesta, a me i cavalli esageratamente paurosi mi hanno sempre dato un po’ sui nervi ed è capitato spesso, in passato, di trovarmi a perdere la pazienza e a dargli degli stupidi quando avevano atteggiamenti, ai miei occhi, incomprensibili. Negli anni, studiando e documentandomi, ho cercato di ottenere delle risposte per capire il motivo dei loro comportamenti e provare a dargli la stabilità di cui avevano bisogno. La verità è che non sono in realtà stupidi quanto potrebbe sembrare, perché i nostri cavalli moderni sono quasi sicuramente il frutto dei loro antenati, che di quella paura hanno fatto la loro forza.

Con il tempo ho compreso che questa loro paura innata è il risultato della loro evoluzione nel corso di migliaia di anni di storia. Di questo avrei dovuto, nel mio rapporto quotidiano con questi meravigliosi animali, avere sempre un gran rispetto.

Anni fa è stato qua da me ricoverato un cavallo con un problema ortopedico. Il cavallo era speciale, davvero bravissimo, ma aveva il vizio di passare attraverso la porta del box, per entrare e uscire, sempre velocissimo rischiando di sbattere e farsi male. Anche quando doveva scendere dal treadmill in acqua, che faceva tutti i giorni, faceva lo stesso e la cosa mi preoccupava molto, soprattutto perché non ne capivo la ragione. Ricordo che venne a trovarmi un collega con tantissima esperienza più di me e passando fuori dalla scuderia vide il cavallo affacciato alla finestra e mi disse “ma questo cavallo non vede da un occhio!” Rimasi di sasso soprattutto perché mi ero scervellata da giorni per capire la causa di quell’atteggiamento e non me ne ero accorta. E neppure i suoi proprietari che mi dissero poi che, in effetti, il cavallo aveva difficoltà a lavorare nel campo coperto, dove era più buio. Il cavallo era effettivamente cieco da un occhio anche se apparentemente sembrava normalissimo, e questo, avendo i cavalli gli occhi molto laterali, non gli dava la possibilità di valutare l’ampiezza dello spazio da cui doveva passare. La paura di passare da uno spazio di cui non poteva valutare l’ampiezza, come una porta, lo spingeva a superarlo il più velocemente possibile, rischiando addirittura di farsi male.

Questa esperienza mi ha fatto capire che c’è sempre una ragione che spinge i cavalli a comportarsi in un certo modo, sta a noi trovarla, impegnandoci al massimo.

Prima di Darwin e delle sue teorie sull’evoluzione (L’origine della specie attraverso la selezione naturale – 1859 – https://bit.ly/200TB3R) in passato i nostri antenati pensavano che gli esseri viventi non potessero cambiare nel tempo.
Dunque, fino ad allora c’era la convinzione che i cavalli fossero stati creati così come sono ora.

Invece, come tutti noi sappiamo, i nostri cavalli moderni sono il frutto di continui mutamenti avvenuti in un lasso di tempo di circa 60 milioni di anni.
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In origine, infatti, erano piccoli e con 5 dita ma l’evoluzione li ha resi più veloci e potenti proprio per scappare meglio dai loro predatori. Nel tempo le dita si sono ridotte prima a 3 e poi ad 1, un unico dito centrale che li penalizza dal punto di vista della solidità (tutto il peso è caricato su un’unica struttura) ma gli permette di essere più scattanti e veloci nello scappare.

Prima che l’uomo li utilizzasse per i suoi scopi, i cavalli sono sempre stati solo una fonte di cibo e dunque cacciati, anche dall’uomo. Naturale quindi che gli sia rimasta quella paura che ne ha reso il processo di addomesticamento piuttosto lungo e laborioso.

Pensate che durante l’era glaciale, 10.000 milioni di anni fa, i cavalli venivano cacciati dagli uomini primitivi e, dato che ancora non avevano armi, il sistema più utilizzato era quello di spingere il branco in un luogo senza uscita per poi accanirsi con i bastoni o addirittura spronarli a buttarsi giù dai dirupi.
Ammassi di ossa di equini preistorici ne sono la prova. (dirupi di Solutré – Francia).

Chiaro come l’uomo, alla stregua degli altri carnivori, fosse visto dai cavalli, soprattutto in passato, come un predatore da cui tenersi alla larga perché pronto a fare qualsiasi cosa per ammazzarli e mangiarseli.

 

Ma anche i cavalli scuderizzati abituati a vivere accanto all’uomo vivono queste stesse paure?

Lo so è strano ma per molti cavalli la paura è talmente radicata nella loro natura, da non poter essere mitigata neanche da centinaia di anni di addomesticamento da parte dell’uomo.

Ma è proprio la paura e insieme al loro innato spirito di collaborazione che, con il tempo, ne hanno fatto degli ottimi compagni di lavoro per l’uomo. In passato sono stati utilizzati per lavorare in agricoltura e per i trasporti, anche in periodo di guerra. Non si può neppure immaginare quante migliaia di cavalli siano stati sacrificati in guerra proprio per la loro versatilità. Con l’avvento dei motori, questa loro utilità e venuta meno e si è iniziato ad utilizzarli praticamente solo a fini sportivi.

Con il tempo si sono abituati a vivere con noi e probabilmente molti soggetti si rendono conto di quanto stare vicino all’uomo gli convenga, perché mangiano bene, hanno un riparo e si sentono al sicuro dai pericoli.

Essendo nei cavalli la paura l’emozione predominante, è importante avere sempre ben chiaro che se si vuole entrare in sintonia con loro e creare un vero e proprio binomio cavallo/cavaliere, bisogna per prima cosa rispettarli prestando attenzione a non basare mai l’addestramento solo sulle punizioni (i rinforzi negativi) ma sfruttare invece il loro innato istinto di collaborazione.

Per i cavalli provare paura è peggio che provare dolore.

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