Il primo maneggio in cui ci si trova quando si inizia ad andare a cavallo, spesso montando pony o cavalli della scuola, rimane nel cuore di molti cavalieri. È proprio in quel luogo che per molti nasce la passione per i cavalli e per l’equitazione. Ed è spesso proprio lì che si matura la decisione di compiere un passo avanti, acquistando un cavallo per sé o per i propri figli.
Ovviamente, ciò che fa la differenza e che avvicina ogni possibile cavaliere a questo sport è, oltre a un certo feeling con gli animali (che non può mancare), anche l’istruttore. Questa figura dovrebbe trasmettere ai propri alunni la capacità di sentire il cavallo, di percepirlo e di renderlo un compagno di cui non vorrebbero più fare a meno. Per me fu proprio così: trovai un posto semplice con la persona più genuina e appassionata che abbia mai conosciuto, e da lì cominciò tutto. Avevo 20 anni. La passione per i cavalli mi travolse come un treno e mi cambiò radicalmente la vita. Per fortuna ero ancora giovane e potevo permettermi di farlo.
Il maneggio, inoltre, viene vissuto da molti non solo come un luogo dove andare a cavallo; ci si incontra con altri appassionati, ci si confronta, si partecipa alle gare, si organizzano feste e attività da fare insieme.
Troppo spesso, però, si perde di vista il cavallo, vero protagonista di tutta la storia.
I cavalli allevati a scopo sportivo, vengono domati quando è il momento e poi immessi in un circuito di “lavoro“, che varia a seconda che si tratti di cavalli da corsa (trotto e galoppo) o di cavalli destinati alle diverse discipline praticate nei maneggi, sia di monta inglese che americana.
Le caratteristiche del cavallo, la sua attitudine alla disciplina a cui è destinato e le sue potenzialità sportive lo collocano in realtà più o meno adeguate, dove il tipo di clientela e le aspettative possono variare notevolmente.
La scelta di una scuderia dovrebbe però, per tutti, indipendentemente dalla disciplina e dal livello, tenere conto soprattutto del benessere del cavallo.
A mio parere, è fondamentale valutare le caratteristiche del luogo in cui vive il nostro cavallo, considerando pro e contro ai quali, quando eravamo più giovani e inesperti, forse non davamo abbastanza importanza. Io per prima.
Tuttavia, questi aspetti sono di primaria rilevanza. Considerando che per me è sempre stata una sofferenza vedere i cavalli sacrificati nei box, ho sempre cercato per i miei cavalli situazioni in cui potessero stare al paddock il più possibile e avessero un box con la finestra da cui potersi affacciare. Ci sono state volte, negli anni, in cui ho dovuto chiudere un occhio su questo, perché non c’erano alternative, ma si è sempre trattato solo di periodi limitati e non dell’intera vita di questi cavalli.
Se si hanno ben chiare le esigenze primarie di un cavallo, si può facilmente capire quali siano le caratteristiche che deve avere una scuderia per poterle soddisfare, almeno in parte. Per un cavallo, sentirsi al sicuro, mangiare, socializzare e muoversi in libertà sono bisogni primari che dovremmo sempre impegnarci a garantire, per averli sereni, belli e ben disposti nei confronti del lavoro. Il mio sogno sarebbe vedere enti come la FISE e altre associazioni sportive introdurre linee guida obbligatorie per il benessere dei cavalli, da far rispettare in ogni maneggio affiliato.
Purtroppo, al momento, la gestione varia enormemente da una struttura all’altra: non esistono regole né controlli, e questo fa sì che in molte realtà, anche di lusso, vengano completamente ignorate le necessità dei cavalli ospitati.
Da anni mi interesso al benessere dei cavalli, cercando di trasmettere più possibile conoscenze sulla loro etologia e sulle loro esigenze primarie di animali e non di oggetti, come molte persone vorrebbero. Soddisfarle è ciò che può fare la differenza tra un cavallo sereno e uno insoddisfatto e annoiato. Non bisogna farsi ingannare dal fatto che un cavallo che se ne sta buono nel suo box senza finestre, magari illuminato solo con luci al neon (una realtà che purtroppo ho visto con i miei occhi), sia necessariamente sereno. I cavalli sono tra gli animali più resilienti che esistano: si adattano e si fanno andar bene le cose anche se non vivono una vita appagante. Essendo animali predati, non manifestano lo stress in modo evidente, poiché in natura ogni segno di debolezza potrebbe significare la morte.
Questo li porta a somatizzare molto lo stress, ecco perché molti cavalli scuderizzati, privati della possibilità di andare al paddock, costretti a viaggiare spesso per le gare, lavorati troppo o troppo poco e privati dell’interazione con i propri simili, possono sviluppare problemi comportamentali o patologie vere e proprie come gastriti, ulcere, coliche e un abbassamento delle difese immunitarie, che ne compromette la salute e le potenzialità sportive.
Il cavallo deve ricevere un’alimentazione adeguata alle sue esigenze, con particolare attenzione alla fibra, vivere in un box di dimensioni appropriate, pulito, ben areato e privo di polveri.
Deve poter uscire quotidianamente dal box non solo per lavorare, avere sempre acqua pulita a disposizione e ricevere le cure e le attenzioni di cui ha bisogno. Ogni cavallo va conosciuto, interpretato e accudito nel rispetto delle sue necessità individuali.
Un altro aspetto importante da non sottovalutare nella scelta della scuderia è la gestione del giorno di riposo, che in Italia cade spesso di lunedì, proprio il giorno successivo alle gare del weekend.
In alcuni maneggi, in questo giorno non si permette l’accesso neppure ai proprietari dei cavalli, il che per me non sarebbe accettabile. Molti cavalli non sopportano il confinamento forzato in box per oltre 24 ore: hanno bisogno di muoversi, soprattutto se soffrono di patologie ortopediche o devono smaltire la fatica della gara e devono mangiare fieno e concentrato come gli altri giorni.
Sarebbe come se ad un ciclista che ha disputato una gara la domenica si chiedesse di stare a letto il lunedì mangiando solo una minestrina leggera, perché altro non c’è. Non è molto diverso…
Infine, un fattore cruciale è la qualità dei campi da lavoro. Lavorare su terreni mal mantenuti può compromettere l’integrità di tendini e legamenti, aumentando il rischio di infortuni. Per questo un buon maneggio deve assolutamente garantire superfici adeguate al lavoro. Se nello stesso maneggio molti cavalli sviluppano lo stesso problema ortopedico la prima cosa da valutare sono proprio i terreni di lavoro.
Mettere il cavallo al centro delle nostre scelte significa garantirgli una vita serena e in salute, migliorando al contempo il suo benessere, il suo rendimento sportivo e il rapporto con il suo cavaliere.
La scelta della scuderia, in termini di gestione, istruttore e strutture (paddock compresi), è cruciale per garantire che l’equitazione sia sempre un piacere e non diventi un problema, né per il cavallo né per il suo cavaliere.