Mi chiedono spesso perché ce l’abbia tanto con le carrozze trainate dai cavalli, e spesso la mia posizione sembra essere poco compresa. Ho persino ricevuto insulti su Facebook e sono stata accusata di parlare di un argomento senza conoscerlo a fondo, cosa che chi mi conosce sa che non farei mai. Sono sempre dalla parte dei cavalli e non mi tiro indietro se è necessario esporsi per aiutarli. Vorrei dunque chiarire la mia posizione e spiegare le ragioni che mi spingono a oppormi a questa pratica ancora diffusa in diverse città italiane.
La realtà è che non sono contraria a priori alle carrozze trainate da cavalli, anzi. Apprezzo l’uso delle carrozze, purché siano trainate dai cavalli giusti e in contesti appropriati.
Qualche anno fa, la Lega Del Cane, che evidentemente non si occupa solo di cani, mi ha chiesto di redigere per il Comune di Roma una relazione su cosa può accadere ai cavalli delle botticelle quando sono sottoposti a intensi sforzi fisici in condizioni atmosferiche sfavorevoli, come il grande caldo spesso associato a elevati tassi di umidità, una situazione ormai praticamente quotidiana durante le nostre ultime estati. Sebbene non fosse un argomento nuovo per me, ho deciso di approfondire il tema per svolgere un lavoro il più meticoloso possibile. L’ho visto come un modo per contribuire personalmente alla causa di questi cavalli, che mi hanno sempre fatto molta pena.
Da allora, ho scelto di schierarmi contro le carrozze nelle città, in particolare a Roma, Firenze, Pisa, Palermo, Matera, dove queste pratiche sono ancora ben radicate, sebbene stiano diminuendo per fortuna. Come ho affermato in molte occasioni, sono fermamente convinta che sia giusto che i cavalli lavorino per mantenersi ma, come per noi, è fondamentale garantire anche a loro delle tutele riguardo al loro benessere e alla prevenzione di patologie acute e croniche legate alla professione.
Attualmente, mancano regole più precise e figure competenti che ne assicurino il rispetto altrimenti, a mio avviso, non possiamo definirci un paese civile. È vero che ci sono molte altre realtà in cui gli animali sono trattati male anche in altri paesi, ma è da queste questioni che possiamo partire per far sentire l’aria di cambiamento a chi tiene agli animali e al loro benessere. Fortunatamente, oggi ci sono molte più persone sintonizzate sulla causa animale.
Le regole esistono per le carrozze e i loro vetturini, ma farle rispettare richiederebbe tempo e risorse spesso non disponibili nei comuni. D’altra parte, le normative sono molto severe per gli animali da carne, dato che la salute pubblica è sempre una priorità, mentre chi porta in giro i turisti spesso non suscita lo stesso interesse.
Se avete visto il film del 1994 con Alberto Sordi, “Nestore, l’ultima corsa”, saprete che racconta la storia di un vetturino anziano e del suo cavallo Nestore, che, diventato troppo vecchio per lavorare, finisce al macello nonostante i tentativi del suo amico umano, anche lui ormai anziano, di salvarlo. È una storia toccante di amicizia e sofferenza, che unisce la tristezza della vecchiaia del vetturino a quella del suo cavallo, non più in grado di lavorare e dunque ormai “inutile” a questa società così incentrata sul reddito.
Quante lacrime versai da ragazza vedendo quelle immagini! Oggi, fortunatamente, le cose sono molto cambiate, e ci tengo a sottolinearlo.
La differenza con quegli anni è che a quei tempi le estati erano meno calde, e i cavalli utilizzati per il traino delle carrozze erano più adatti a quel lavoro. Ricordo ancora quando, da bambina, andavo a trovare i miei nonni a Firenze e in Piazza Signoria i cavalli, pazienti, attendevano i clienti, immersi con la testa nel loro fieno dentro l’apposita borsa.
Oggi critico chi stabilisce le norme riguardanti questa pratica, poiché i cavalli utilizzati non sono quasi mai adatti a quel tipo di traino. Si tratta, infatti, prevalentemente di cavalli da trotto ritirati dalle corse perché ormai hanno finito la carriera sportiva, oppure si sono infortunati o non facevano i tempi e dunque sono stati scartati. I trottatori sono cavalli molto bravi e tranquilli, ma sono stati allevati per trainare pesi leggeri, raramente superiori a 100 kg, e non per trascinare carrozze pesanti piene di persone, specialmente in centro città e con temperature spesso asfissianti.
Alcuni sostengono che, se non facessero questo lavoro, chissà dove finirebbero. È vero che ci sono molti trottatori a fine carriera, ma quelli che finiscono a trainare le carrozze sono una minima parte. In passato, purtroppo, molti andavano al macello, ma oggi, a meno che non siano tra i più sfortunati, trovano spesso nuove collocazioni. In effetti, negli anni ho aiutato molti di loro, trovando persone appassionate che li hanno accolti, offrendo loro l’affetto che meritano. La carriera agonistica di un cavallo da corsa è relativamente breve a differenza dei cavalli da “sella”, ma molto si può fare per ricollocarli in situazioni adeguate.
Si abituano facilmente alla sella e hanno un carattere meraviglioso, rendendoli ottimi compagni per passeggiate e trekking. Hanno solo qualche difficoltà a riacquisire il galoppo come andatura, ma con pazienza e qualche trucchetto glielo si può insegnare. Fino a qualche anno fa, quando molte ragazze finlandesi si occupavano dei cavalli nelle grosse scuderie, li montavano anche in passeggiata, favorendo molto il loro benessere psicofisico.
Ma torniamo alle carrozze. Il fisico di un cavallo, non così diverso dal nostro, quando è obbligato a lavorare con temperature elevate e alti tassi di umidità, può andare incontro a disidratazione e stress termico. Questo rischio aumenta ulteriormente se i cavalli sono costretti a sostare per il riposo in aree prive di ombra, con magari acqua insufficiente da bere. I cavalli più sensibili possono soffrire di stress fisico intenso, colpi di calore e collassi, con conseguenze fatali nei casi più gravi.
Non sono poche le immagini che vediamo sui social di cavalli letteralmente stramazzati a terra in giornate caldissime. Inoltre, l’asfalto rovente può danneggiare i loro piedi e provocare vere e proprie bruciature.
Insomma, se mi chiedete se sono contraria alle carrozze, la risposta è no, ma se mi chiedete se sono contraria all’impiego di queste carrozze in città, la risposta è assolutamente sì. Credo che basterebbero regole pensate non solo dai politici, che spesso aspirano ai voti di chi vive di questo lavoro, ma da esperti che conoscono i cavalli e le loro problematiche e che possano trovare il modo di conciliarle con le esigenze dei vetturini.
Propongo quindi di collocare le carrozze nei parchi, offrendo punti di ristoro ombreggiati con abbondante acqua a disposizione, garantendo che i cavalli siano morfologicamente adatti al traino di determinati pesi e effettuando controlli regolari sulle loro condizioni di vita, inclusi cibo, riparo, assistenza veterinaria e la possibilità di muoversi anche liberamente al paddock. In questo modo, le carrozze per i turisti potrebbero continuare a esistere, insieme alla figura del vetturino.
A chi sostiene che per i cavalli correre in pista sia peggio che trainare le carrozze, consiglio di informarsi su come vengono gestiti i trottatori in allenamento. In molte regioni italiane, le regole esistono e vengono rispettate. La realtà che conosco è caratterizzata da un grande rispetto per gli animali, un’alimentazione adeguata, un allenamento condotto da professionisti, pause appropriate e costante accesso ai paddock.
L’annuncio recente del Comune di Roma di interrompere il servizio delle botticelle per fare spazio a botticelle elettriche rappresenta un buon inizio, un esempio che altri comuni italiani dovrebbero seguire. È tempo che questi cavalli possano avere un destino migliore di quello di trainare pesanti carrozze cariche di turisti in città sempre più arroventate. Esistono diverse realtà, come in Trentino e in altre località montane, dove le carrozze rappresentano una vera attrattiva turistica e dove i cavalli possono svolgere il loro lavoro al meglio.