Morire per una iniezione, se il sistema immunitario fa cilecca

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In questi giorni su tutti i social di appassionati di cavalli come me, è apparsa la storia della morte di Chromatic BF, un cavallo americano importante, a Riyadh in Arabia Saudita per la coppa del mondo di salto ostacoli. La sua morte improvvisa è avvenuta in seguito alla somministrazione di una iniezione o una flebo (non ho ben capito), che gli è stata fatta dopo la gara, sembra di elettroliti. Per i cavalli che gareggiano nelle competizioni FEI, la somministrazione di farmaci o altri medicamenti viene rigidamente controllata dai veterinari responsabili, che devono attenersi alle rigide normative della federazione. Normalmente vengono permesse solo terapie atte a favorire la ripresa post gara che non contengano alcun principio attivo presente nella lista dei farmaci dell’antidoping; in genere sono permessi elettroliti e reidratanti assieme a complessi vitaminici e poco altro.
Nel caso di Chromatic BF, pare che abbia avuto una reazione violenta all’iniezione, che lo ha fatto collassare e morire in pochi secondi.

Chromatic BF (copyright IPPSON)
Ovviamente, su un cavallo di questa importanza, verrà eseguita l’autopsia che ci dirà con certezza la causa del decesso, anche se appare scontato che quello che gli è stato somministrato abbia avuto un ruolo preponderante nel collasso e nella morte.
Mi è già capitato di scrivere un articolo sulle morti improvvise dei cavalli atleti, perché purtroppo da quando faccio il veterinario mi è capitato di vedere diversi casi, 
sia in prima persona che riportati da colleghi o da fatti di cronaca, come in questo caso o come era successo per altri cavalli famosi come Hickstead, morto improvvisamente a Verona sempre in una tappa di coppa del mondo.
È sempre scioccante rendersi conto di come un giovane campione nel pieno della sua attività possa morire in un attimo, ed è forse per questo motivo che in molti sono bravi, soprattutto sui social, a puntare il dito su cavalieri, proprietari e chissà chi altro, per addossare responsabilità che spesso non ci sono. È vero che questi cavalli viaggiano molto cambiando ambiente, temperature e prendendo molti aerei e per questo sono certamente più stressati di altri, ma questa è la vita degli atleti e che siano cavalli o umani poco cambia secondo me. Questi casi scuotono molto l’opinione pubblica perché tutto quello che riguarda la morte non attesa ci turba molto, soprattutto quando si parla di umani. La morte fa parte della vita e non per tutti arriva quando pensiamo sia giusto che sia. Vedere morire una persona anziana ci ferisce ma non ci annienta come farebbe veder morire un ragazzo giovane, per malattia o per ragioni improvvise come uno shock anafilattico o problemi cardiovascolari acuti. Questo ci fa risalire con la mente al recente caso del giovane calciatore morto in campo pochi giorni fa. Si può dare la responsabilità a chi c’era e non sapeva usare il defibrillatore, a chi è arrivato dopo troppi minuti o a chi non c’era affatto ma non ha fatto nulla per prevenire, ma nella realtà ogni atleta, a tutti i livelli, è ben più tutelato oggi rispetto agli anni passati, e per i cavalli non è diverso.

Cercare sempre delle colpe non serve a nessuno, mentre serve avere la consapevolezza che non tutti i problemi sono mai completamente prevedibili e per questo controllabili, soprattutto quando si ha a che fare con i meccanismi che coinvolgono il sistema immunitario.
I cavalli sviluppano, esattamente come noi, delle ipersensibilità alle molecole di alcuni farmaci e questo li rende dei buoni candidati ad andare in shock a seguito della somministrazione di un farmaco, con cui sono già venuti in contatto precedentemente.
L’evoluzione ci ha creato con caratteristiche che sono oggettivamente molto performanti, ma che non sempre funzionano come dovrebbero.

Il sistema immunitario non sempre funziona come dovrebbe

Il sistema immunitario ci consente di proteggerci dagli insulti esterni, sia di tipo infettivo che non (entra in gioco anche in seguito ad un trauma), ma a volte fa cilecca creandoci più danni che benefici, malgrado non sia possibile sopravvivere senza. Un esempio lampante è stato recentemente il virus del Covid che in alcuni pazienti ha indotto una reazione immunitaria talmente spropositata da fare molti più danni del virus stesso. Alcuni pazienti arrivavano a morire più per la reazione immunitaria che per la polmonite e finché i medici non lo hanno capito e ci hanno posto rimedio il problema è stato enorme.
Questa reazione del sistema immunitario si può paragonare a quella indotta dalla somministrazione di un certo farmaco in alcuni pazienti o, ad esempio, alla reazione che alcune persone hanno all’ingestione di certi cibi o alle punture delle vespe o delle api.

Anche i cavalli possono sviluppare delle ipersensibilità ai farmaci con reazioni avverse anche gravi
L’esposizione per la prima volta alle molecole contenute in un farmaco, che sia il principio attivo o gli adiuvanti (ingredienti che aumentano o modificano positivamente l’attività degli altri ingredienti), se riconosciute come estranee dal sistema immunitario, inducono una risposta con la creazione di anticorpi,  pronti a combattere quelle molecole se dovessero rincontrarle in futuro.
Questo meccanismo si chiama sensibilizzazione al farmaco e non avviene, per fortuna, sempre allo stesso modo e con la stessa intensità: per questo non è prevedibile. Il grado di sensibilizzazione a un certo farmaco determina se vi sarà o meno una reazione alle successive esposizioni e il grado di gravità della stessa.

Nei casi peggiori la reazione può essere talmente grave e sistemica da portare a addirittura alla morte l’animale per shock anafilattico.
Gli anticorpi prodotti in precedenza, infatti, quando incontrano nuovamente lo stesso farmaco, formano complessi anticorpo-farmaco che attivano le cellule del sistema immunitario, che a loro volta rilasceranno i mediatori dell’infiammazione (sostanze che consentono la trasmissione dell’informazione tra cellula e cellula per l’innesco, lo sviluppo e lo spegnimento della flogosi), come istamina, leucotrieni e prostaglandine, responsabili della cascata di eventi che conducono l’animale allo shock.

La somministrazione tempestiva di farmaci come cortisonici o antistaminici può essere salvavita per il cavallo, ma non sempre si hanno a portata di mano e, spesso, sono impossibili da somministrare perché il cavallo collassato a terra si sbatte e fa dei movimenti di pedalamento con le gambe tali da impedire a chiunque di avvicinarsi a fare un’endovena senza rischiare la propria incolumità.
L’istamina, ad esempio, provoca la dilatazione dei vasi sanguigni e dunque una drastica caduta della pressione, aumentano la permeabilità vascolare e permettono la fuoriuscita di liquidi dai vasi verso i tessuti circostanti. 

Cavallo collassato su un fondo scivoloso e duro

La drastica riduzione della pressione sanguigna e la conseguente compromissione della perfusione degli organi, causano debolezza, difficoltà respiratorie, tachicardia e collasso.
L’istamina è inoltre responsabile della contrazione della muscolatura liscia delle vie respiratorie, causando anche broncospasmo e difficoltà respiratorie, oltre che una reazione infiammatoria generalizzata. Ci sono molecole che sono riconosciute come maggiormente sensibilizzanti e che andrebbero somministrate con più attenzione, soprattutto per endovena. Tra queste ci sono sicuramente le vitamine, che personalmente non faccio MAI in vena, neanche diluite nella sacca del ringer lattato.
Anni fa ho visto morire una cavalla per una iniezione di Vit E e selenio e da allora evito sempre, anche perché ho sentito di altri casi come questo avvenuti in alcune scuderie. Se serve le faccio in muscolo sempre a livello dei muscoli glutei. Un altro farmaco che può indurre reazioni anafilattiche spesso non mortali è la penicillina procainica, un antibiotico molto comune perché efficace e ancora tra i meno costosi. La penicillina procainica va tassativamente somministrata in muscolo e anche una sola goccia erroneamente inoculata in vena può indurre una reazione anafilattica.

Gli anticorpi tendono ad attaccare le molecole che non conoscono
Le iniezioni non andrebbero eseguite nel lavaggio o nel corridoio della scuderia

Non si può sapere se la reazione sia indotta dalla penicillina stessa o dalla procainica, adiuvante che serve a limitare la dolorabilità nel sito di iniezione, ma sta di fatto che se fatta con poca attenzione può essere pericolosa. Ultimamente ho sentito anche di casi di iniezioni intramuscolo di penicillina procainica che hanno indotto reazioni avverse ed è per questo motivo che, anche se non sono comuni, consiglio sempre i miei clienti di fare le iniezioni dentro il box e MAI nel lavaggio o nel corridoio, in modo che se il cavallo dovesse collassare lo farebbe sul morbido della lettiera evitando di farsi ulteriori traumi, che possono essere più gravi dello shock stesso. A volte i cavalli cadono, hanno le convulsioni ma poi nel giro di pochi minuti si riprendono e si rialzano.
Ma se cadono su una superficie scivolosa, rialzarsi può rivelarsi troppo complicato e molto pericoloso. Un cavallo ricoverato qui da me da diversi mesi ormai, ha avuto un grave trauma spinale proprio a causa di uno shock da farmaco e di una rovinosa caduta nel corridoio. È stato molto tempo tenuto imbragato in clinica e poi ha iniziato una riabilitazione qui alle Cicogne. Ora sta bene e fa una vita normale ma non farà mai più il cavallo da dressage, il tutto a causa di una puntura…

Un altro di cui ho sentito parlare si è addirittura rotto l’osso del collo cadendo.
Insomma, le iniezioni vanno fatte sempre con attenzione.

Cosa ci deve insegnare tutto questo?

  • Che il sistema immunitario non è perfetto e a volte può sbagliare, inducendo reazioni tali da mettere a serio rischio la vita dell’animale.
  • Voler trovare delle responsabilità è spesso pretenzioso, dato che l’ipersensibilità ad una molecola non è facilmente dimostrabile.
  • Se il cavallo dovesse avere una strana reazione dopo la somministrazione di un farmaco, anche leggera, bisogna sempre avvisare il veterinario e sospendere la terapia, perché significa che ci sono in circolo anticorpi contro quella molecola che possono anche indurre una reazione più grave.
  • Se non avviene alcuna reazione alla seconda somministrazione non significa che non possa avvenire con quelle successive, perché possono intervenire diversi fattori nello sviluppo di uno shock. Il grado si sensibilità ad una molecola può, infatti, mutare nel tempo, in funzione dell’età e delle condizioni fisiche e cliniche dell’animale. Inoltre, ci possono anche essere interazioni con altre molecole che possono esacerbare una sensibilità che era rimasta latente fino a quel momento.

La somministrazione di un farmaco o anche solo di vitamine, elettroliti o altri medicamenti più o meno pesanti è un atto medico semplice spesso eseguito in scuderia da proprietari, artieri o cavalieri. Bisogna però sempre avere ben presente che, anche se fatto in buona fede da gente esperta, un minimo di rischio può esserci ed è sempre bene, per quanto possibile, mettersi nella condizione di minimizzare i possibili effetti avversi che potrebbero capitare.

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