Non c’è cura senza diagnosi…

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Sono d’accordo con chi sostiene che alcune patologie non hanno cura, soprattutto quando si parla di animali, che non hanno accesso a tutte le terapie e agli interventi possibili in medicina umana. Questo ancora di più quando si parla di cavalli, che vengono sicuramente penalizzati dalla loro mole, sia in sede intraoperatoria che postoperatoria, e per i quali molte terapie diventano eccessivamente costose e dunque difficili da sostenere economicamente, soprattutto sul lungo periodo.
Rimane il fatto che non bisogna farsi scoraggiare e che andare a fondo del problema sia un dovere di ciascun proprietario, così da poter fare scelte magari dolorose ma ben ponderate. Esattamente come per noi umani, anche i cavalli possono soffrire di patologie più o meno croniche e dolorose, che possono compromettere sia la loro vita che la loro carriera sportiva.

Esistono, ad esempio, problematiche subdole che non danno vere e proprie zoppie, ma che riducono drasticamente la qualità sportiva di un cavallo e che quindi devono per forza essere indagate con attenzione. Esiste, infatti, un vasto range di patologie che possono affliggere i cavalli e alcune, per poter essere diagnosticate correttamente, hanno bisogno di indagini approfondite che in scuderia non si possono fare, perché richiedono attrezzature specifiche.
Quando ero negli Stati Uniti a lavorare in una grossa clinica del Kentucky, ho decisamente aperto i miei orizzonti perché, a quei tempi qui da noi in Italia, l’idea di spostare un cavallo in una clinica per la diagnostica e spesso anche per le cure, era ancora visto come qualcosa da marziani. 
Molte problematiche ortopediche sono difficili da diagnosticare

Lì invece era la normalità: i cavalli andavano e venivano continuamente dall’Ospedale Veterinario e quello che si faceva in scuderia era soltanto quello che si poteva fare bene lì, non ci si improvvisava a fare procedure che in campo sarebbero state fatte più superficialmente a causa di attrezzature non adeguate.

All'estero avvalersi di una clinica veterinaria è la normalità
Sicuramente le assicurazioni che coprono le spese mediche di molti cavalli negli Stati Uniti favoriscono questo tipo di approccio, ma anche da noi la mentalità, per fortuna, sta lentamente cambiando, anche se ci sono grandi passi ancora da fare. In ogni caso anche in America non tutti i cavalli sono assicurati e in alcuni Stati hanno gli stessi problemi che abbiamo noi, ma con costi molto più alti dei nostri.
A mio avviso bisognerebbe sempre partire dal concetto che non è grave non riuscire a fare una diagnosi precisa in campo, perché le possibilità sono oggettivamente minori rispetto a quelle di un centro attrezzato.

Ma spesso di quella diagnosi ce n’è davvero bisogno, altrimenti si rischia di buttar via soldi in terapie inutili e del gran tempo, che per cavalieri o allenatori di cavalli in lavoro può essere fondamentale. E non solo per loro, perché per un proprietario sapere che il proprio cavallo ha dolore senza sapere come aiutarlo concretamente, può essere davvero stressante.

Non dobbiamo inoltre dimenticarci che in Italia esistono zone dove ci sono più veterinari specializzati nella diagnostica per immagini che girano per le scuderie a valutare casi riferiti da altri colleghi e che hanno, ovviamente, una maggiore competenza diagnostica rispetto al veterinario curante. Ci sono però tante zone dove per alcune specializzazioni c’è decisamente un vuoto di professionisti, e questo va tenuto in considerazione.
Le ecografie si fano bene anche in campo se l'operatore è specializzato

Come in medicina umana, anche la veterinaria si sta evolvendo formando medici sempre più specializzati su uno specifico argomento e questo ci ha consentito negli anni di fare diagnosi sempre più precise e di trattare i cavalli con cure sempre più valide.
Ricordate che fino a qualche anno fa, non tanti, le zoppie ai piedi venivano quasi sempre ricondotte alla navicolite (infiammazione e/o degenerazione dell’osso navicolare), ma da quando la radiologia ha fatto enormi passi avanti e la risonanza magnetica è entrata a far parte integrante della diagnostica veterinaria anche nei grandi animali, di tutte queste “navicoliti” per incanto non si sente quasi più parlare…

Cavallo sottoposto a risonanza magnetica

Il piede del cavallo è una struttura molto complessa e le problematiche che la interessano possono essere le più svariate ma, fino a non troppi anni fa, era solo difficile diagnosticarle.
Un veterinario che lavora in campo deve per forza sapere un po’ di tutto per poter trattare quello che è trattabile ed indirizzare adeguatamente il cliente su quello che andrebbe fatto, quando il problema è più complesso. 

Se per arrivare ad una diagnosi precisa sono richieste competenze specialistiche, oltre a strumentari di un certo tipo, richiedere un consulto è, a mio parere, doveroso da parte di colleghi con la testa sulle spalle.
Non bisognerebbe mai mettere in discussione la figura del veterinario che lavorando a 360°, offre un supporto pratico e logistico, anche in situazioni che in campo sono difficilmente affrontabili.
Prendiamo ad esempio la colica, la patologia acuta più terribile per un cavallo, perché mette a rischio la vita stessa dell’animale e quindi richiede sempre un intervento tempestivo e un’assistenza continua, davvero difficile da affrontare nella realtà di una scuderia. Non sempre si può capire con precisione in campo se la colica è di competenza medica o chirurgica se non si fanno gli esami del sangue, un’ecografia addominale e un esame del liquido peritoneale. Dunque, a mio avviso, il ricovero è sempre consigliato se non si ha una risoluzione rapida, dato che la finestra di tempo per intervenire è sempre strettissima. In clinica, che sia sabato, domenica, un giorno di festa o notte fonda verranno fatti degli esami approfonditi e si potrà intervenire nel modo migliore, che non sempre per fortuna significa sottoporre il cavallo ad un intervento chirurgico.

Un altro esempio lampante sono le patologie ortopediche che coinvolgono la spalla: negli ultimi anni me ne sono capitate in clinica diverse, più o meno gravi, che coinvolgevano scapola e omero (vere e proprie fratture), o i muscoli della spalla, con gravi atrofie. Anche in questi casi una diagnosi precisa in campo è davvero complicata, perché fare le lastre alla spalla con un radiologico portatile può non bastare e spesso un’ecografia, anche se fatta dal professionista migliore,

Le radiografie alla spalla hanno spesso bisogno di un apparecchio radiologico fisso

può non fornire un quadro preciso di tutte le strutture coinvolte nella zoppia.
Anche i cavalli con performance sportive scadenti andrebbero sempre indagati attentamente e non sempre è possibile far venire un medico sportivo specializzato in scuderia. Se il cavallo ha bisogno di fare un lavaggio bronco-alveolare, un’endoscopia sotto sforzo e tutta una serie di indagini diagnostiche approfondite, si può assolutamente pensare di ricoverarlo per i giorni che servono, in genere non tanti. In questo modo si può andare a fondo del problema, indirizzando le terapie sul binario giusto fin da subito. Terapie mirate alla risoluzione del problema con un’attenta indagine diagnostica, nella maggior parte dei casi riducono anche i costi per l’acquisto di farmaci magari inefficaci, oltre ai tempi di recupero.

Alcuni infortuni sono direttamente riferibili alla disciplina che fa il cavallo
Avere un cavallo è sicuramente costoso e ancor di più se si tratta di un cavallo utilizzato a scopo sportivo perché, proprio come avviene per gli sportivi “umani”, anche i cavalli si possono ammalare o infortunare e non avendo la possibilità di comunicarci la loro difficoltà, sta a noi mettere in atto tutto ciò che è necessario per cercare di capire quale sia il problema. Che poi, se ci pensiamo bene, anche in medicina umana può essere complesso giungere ad una diagnosi precisa, malgrado ci sia una comunicazione diretta medico-paziente.

Anche la medicina veterinaria ha fatto passi da gigante negli ultimi anni e questo dobbiamo tenerlo sempre a mente. Fossilizzarsi su metodi diagnostici da campo inadeguati in determinate condizioni, solo per il timore di spostare il cavallo in un centro attrezzato, può decisamente essere controproducente per l’animale, spesso fermato per lunghi periodi, che per il cavaliere che non lo può montare, magari vedendo sfumare lunghi periodi di preparazione alle gare.

L’accesso a strutture specializzate non deve per forza essere visto come un qualcosa di cui si possono avvalere solo cavalli di serie A, perché non esistono cavalli di serie A e cavalli di serie B. Tutti hanno diritto alla salute e mettendo sulla bilancia i pro e i contro si può facilmente comprendere come il costo per un ricovero, spesso in giornata, possa essere affrontabile se si considerano i costi per una pensione di un cavallo fermo nel box per un lungo periodo e farmaci ed integratori non mirati. Oltre magari a visite veterinarie periodiche di controllo, senza che vi siano ragguardevoli miglioramenti.

La medicina non è una scienza esatta, capita spesso purtroppo che le cose non vadano come ci è stato prospettato e la colpa non è di nessuno, ma partire da una diagnosi precisa e una giusta terapia è fondamentale per ridurre al minimo le possibilità di insuccesso.

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