Non solo coliche, c’è anche la colite

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Ogni volta che mi imbatto in qualche problema che coinvolge un cavallo giovane fino a portarlo alla morte, malgrado occuparmi della loro salute sia il mio lavoro, mi chiedo cosa possa essere successo di tanto grave da alterare così drammaticamente l’equilibrio di un soggetto apparentemente in salute. E allora leggo e studio per giorni e sere nel tentativo di trovare nuove risposte, malgrado quella specifica patologia che già la conosca bene.
Fare questo mi fa sentire un veterinario più attento e preparato ad affrontare patologie così gravi da avere spesso un epilogo infausto, nella speranza che il tempo ci regali qualche arma più moderna ed efficace per combatterle.

I cavalli con la colite sono generalmente apatici e non sempre hanno dolore

Scrivere di questi argomenti mi aiuta poi a divulgare queste esperienze, perché diventino fonte di nuove conoscenze, che magari un giorno saranno importanti per chiunque si trovi ad affrontare un problema simile.
Oggi vi parlo quindi delle coliti, infiammazioni che riguardano il grosso intestino e che, se gravi, proprio come le coliche possono portare a morte il cavallo nel giro di poche ore.
Ma da cosa sono causate le coliti?

Analizzeremo insieme le possibili cause, ma in tutta onestà devo dirvi che non sempre si riesce a risalire ad una causa precisa e può capitare che il cavallo muoia, a casa o in clinica, senza riuscire ad avere ben chiaro quale tipo di decorso possa aver avuto la malattia. Ci sono studi che evidenziano come solo nel 35% dei casi sia stato possibile fare una diagnosi precisa, nel resto dei casi le coliti sembrano avere un’origine non chiara, nonostante ad oggi ci siano moderni sistemi diagnostici a venirci in aiuto.
Ma cosa succede all’intestino di un cavallo con la colite?
Si ha un’infiammazione diffusa della mucosa e della sottomucosa del colon e a volte dell’intestino cieco con, nei casi più gravi, alterazioni vascolari, come infarti ed emorragie, così gravi da portare le cellule velocemente alla morte. Queste alterazioni comportano un ridotto assorbimento in circolo di liquidi, elettroliti e proteine, oltre all’aumento della permeabilità dei vasi locali e un passaggio in circolo delle tossine presenti nel lume intestinale; l’endotossiemia e la grave disidratazione, oltre all’alterazione elettrolitica, se non curate portano ad un rapido aggravamento delle condizioni generali dell’animale, che può morire in poche ore.

Nei casi cronici, il ridotto assorbimento di proteine può comportare un diffuso edema alle gambe e alla parte ventrale dell’addome. Nei casi più acuti l’edema spesso non si fa neppure in tempo ad apprezzarlo, mentre è più evidente la laminite, dovuta alle tossine, che una volta passate in circolo si accumulano a livello del microcircolo nelle lamine del piede (la struttura che tiene lo zoccolo unito alla terza falange).
Con tutto quello che ci siamo appena detti, chi non penserebbe alla diarrea come sintomo lampante di una colite?
Io si… eppure in alcuni casi non c’è neppure quella, ma le condizioni del cavallo precipitano comunque in maniera repentina. Magari si viene chiamati dal proprietario perché il cavallo non mangia, si va sempre con in testa l’idea di una colica, ma i dolori sono più sordi, se ci sono, e l’intestino non è fermo 

Edema a tavolato sotto la pancia
Diarrea ben visibile sulle pareti del box

anzi, all’auscultazione spesso si sente muovere, anche troppo. Il cavallo è abbattuto, le mucose sono brutte (rosso scuro e congeste), la frequenza cardiaca è alta, spesso c’è anche febbre, le estremità sono fredde e i parametri generali non sono confortanti. Certo, ci può essere una grave diarrea acquosa e in quel caso fare diagnosi è sicuramente più facile. Quando ti chiama, il proprietario spesso non ti mette neppure fretta, perché il dolore non è così manifesto, ma la situazione è comunque serissima. In questo caso, se il veterinario può eseguire in campo un’ecografia addominale, può farsi qualche idea più precisa sulla patologia, prima di decidere se e con che modalità ricoverare il cavallo in clinica.

I cavalli con la colite acuta hanno bisogno di cure intensive

Come ho detto quando vi ho parlato delle coliche, anche in questo caso il fattore tempestività può essere fondamentale per salvargli la vita. Aspettare in scuderia che la patologia migliori, senza attuare delle terapie appropriate, può essere inutile oltre che letale.
Questi cavalli hanno infatti bisogno di cure intensive, molti fluidi in vena, colloidi, terapie antibiotiche e antinfiammatorie ed esami del sangue ripetuti, per valutare come cambiano i parametri con il passare delle ore, tutte terapie ed esami diagnostici che in scuderia sono praticamente impossibili da eseguire; per queste ragioni vanno ricoverati in cliniche attrezzate per essere seguiti al meglio nell’arco delle 24h, e aggrediti 

clinicamente con tutti i trattamenti necessari a curare la colite e a contrastare lo sviluppo di gravi problemi secondari, come può essere la laminite. Spesso la situazione precipita proprio a causa di queste patologie secondarie, che nel giro di poche ore possono diventare anche più gravi della colite stessa.
Dato che alcune coliti di origine infettiva possono anche essere trasmissibili, consiglio sempre di allontanare questi cavalli dagli altri (anche per questa ragione mandarli in clinica è sempre una buona idea) e di lavare bene il box con l’idropulitrice e prodotti specifici per disinfettare accuratamente le superfici.
La colite è trasversale: viene ai puledri e ai cavalli adulti, soprattutto di età tra i 2 e i 10 anni, e avere un’origine che può essere infettiva o non infettiva. L’età, lo stato di nutrizione e la condizione del sistema immunitario del cavallo, giocano un ruolo fondamentale nello sviluppo e nel decorso della malattia. In alcuni casi il decorso non è acuto e può essere sintomatico della presenza di altre patologie sottostanti. In questo caso arrivare il prima possibile a fare una diagnosi corretta, ci da il tempo di intervenire in maniera efficace prima che la situazione degeneri.

La colite ha spesso ha origine multifattoriale: una gestione alimentare sbagliata, stress, trattamenti antibiotici e antiparassitari oltre a patologie infettive, sono tra le cause più comuni.
Tra le gestioni alimentari sbagliate inserisco anche la brutta abitudine di dare ai cavalli l’erba tagliata, magari lasciata lì per qualche ora a fermentare, soprattutto quando fa più caldo. L’erba fermentata può infatti essere un’ottima via d’ingresso per batteri pericolosissimi come i Clostridi.
Anche cavalli sportivi in intensa attività agonistica, quindi più stressati, che si muovono spesso per le competizioni, entrando in contatto con cavalli diversi ogni settimana, sono sicuramente maggiormente predisposti a sviluppare la patologia.
Gestire questi cavalli sempre con molta attenzione, alimentarli correttamente con diete corrette, non eccessivamente cariche di carboidrati non strutturali (NSC) e ricche di fibra, fare cicli annuali con integratori a base di probiotici, tenerli controllati per l’ulcera gastrica e gestire lo stress dandogli adeguati periodi di riposo

MAI somministrare erba sfalciata ai cavalli
I cavalli sportivi sono maggiormente predisposti a sviluppare queste patologie

durante l’anno e tra una gara e l’altra, può essere un buon metodo per prevenire alterazioni nella salute del microbiota intestinale. Il microbiota intestinale è l’insieme dei microorganismi che vivono nell’intestino e che ne condizionano la salute, prevenendo anche problemi gravi come le coliche e le coliti. Uno squilibrio del microbiota è sempre causa di problemi intestinali, più o meno gravi.
Troppi carboidrati nella dieta fanno fatica a essere assorbiti dove dovrebbero, a livello del piccolo intestino, e raggiungono così il cieco e il colon, dove l’eccesso di amidi si rende responsabile della proliferazione di batteri anaerobi.

Questi, liberando acido lattico e propionico, sono i responsabili dell’abbassamento del ph nell’ambiente intestinale. In un ambiente così acido i microorganismi del microbiota patiscono fino a morire, rendendo la mucosa intestinale aggredibile da agenti patogeni e dall’infiltrazione delle loro tossine. Questo può avvenire anche nei cavalli stressati: l’intestino si muove più velocemente impedendo un normale assorbimento dei nutrienti, soprattutto a livello del piccolo intestino.

Una dieta troppo ricca di cereali può alterare la salute del microbiota intestinale

Per questa ragione un’alimentazione più vicina alla fisiologia dell’apparato digerente degli equini e un’attenzione particolare a rendergli la vita meno stressante, si rivelano buoni alleati nella prevenzione delle patologie che coinvolgono stomaco e intestino.

Per gli equini l‘intestino rimane il tallone d’Achille: è l’organo più facilmente aggredibile dalle più svariate patologie, anche così gravi da portare l’animale a morte nel giro di poche ore, come coliche e coliti.
Prevenire è sempre la miglior cura, ma spesso non basta e anche i cavalli gestiti con più attenzione possono trovarsi a fronteggiare patologie gravissime come può essere una colite. In questo caso il mio consiglio è sempre quello di farvi dire dal veterinario quali sono le terapie di cui ha bisogno il cavallo e di valutare con lui se è possibile impostarle in scuderia. Se questo non si può fare, come avviene nella maggior parte dei casi, portare il cavallo in una clinica veterinaria attrezzata è sempre la soluzione migliore se non ci si vuole trovare 

Un intestino in necrosi è di questo colore, quasi nero

davanti ad un repentino peggioramento delle condizioni cliniche e a un drastico abbassamento delle probabilità di sopravvivenza.
Una volta che il processo è iniziato, la colite ha solitamente un decorso rapido e l’intestino può raggiungere una fase di non ritorno ben prima che si sviluppino segni clinici evidenti, come diarrea o dolori colici; quando la mucosa intestinale è già in buona parte necrotizzata, purtroppo non c’è nulla che si possa più fare per salvare la vita al cavallo.

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