Quel filo sottile tra etica e risultati

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A quale grado di sopraffazione si può arrivare per ottenere dal cavallo il massimo a livello sportivo? Ve lo siete mai chiesti?
Recentemente è morto di colica Totilas, meraviglioso cavallo da dressage, forse il più famoso in assoluto. Nel 2010 vinse i mondiali a Lexington con una performance da levare il fiato a chiunque, anche ai non appassionati della disciplina. Ricordo benissimo quella finale e ricordo con precisione la brutta sensazione che mi aveva trasmesso veder entrare il cavallo in campo gara, tutto nero e bellissimo, già schiumato di sudore. Al momento il mio pensiero fu “potevano almeno passargli un asciugamano prima di entrare”, ma il cavallo al di là di questo dettaglio trasmetteva una certa infelicità, anche se ballava come Nureiev. Non sappiamo che tipo di cavallo fosse e soprattutto se fosse uno stallone di difficile gestione, caratteristica che poteva renderlo bisognoso di un lavoro più duro.

Dopo quel mondiale, il cavallo fu venduto in Germania, per più di 10 milioni di euro, agli allevatori Paul Schockemöhle e Ann Kathrin Linsenhoff, cambiò cavaliere e non ebbe più alcun risultato degno di nota, probabilmente anche a causa di un problema ortopedico serio che si portava dietro da un pezzo.
Nel 2015 fu ritirato definitivamente dalle competizioni e messo in razza: da allora è stato quindi utilizzato solo come riproduttore.
In fondo Schockemöhle, uno dei suoi nuovi proprietari, è quello che fa di lavoro: vendita di monte di stalloni affermati e di puledri allevati da loro con genealogie super.

Totilas in gara

In questi giorni, alla notizia della sua morte, molte associazioni animaliste, soprattutto in Germania, ma anche qui da noi e nel resto d’Europa, hanno pubblicato articoli su quanto questo povero cavallo fosse stato vittima di un sistema che lo aveva sfruttato fino all’ultimo solo per denaro, a scapito del suo benessere e della sua salute, soprattutto mentale. Non giudico mai a priori e a chi aveva commentato in questo modo sotto ad un mio post, ho risposto che in fondo non si poteva sapere come fosse tenuto il cavallo, sia nel periodo in cui lavorava che dopo. Ma in fondo non potevo saperlo e volevo capirci di più…
C’è un’associazione animalista tedesca molto rinomata, Peta, che ha denunciato più volte le condizioni di vita di Totilas e ha pubblicato diversi articoli che ne parlano. Malgrado siano scritti in tedesco il traduttore mi è stato di aiuto.

Totilas lavorato con il Rollkur

Totilas pare che davvero vivesse costantemente nel box, che facesse 3 salti sul manichino per il prelievo del seme alla settimana e che non avesse mai accesso al paddock.
E prima, quando ancora lavorava?
Qui viene il bello. Sembra che lui fosse il massimo esempio di una pratica di addestramento che è stata bandita e vietata dalle maggiori associazioni, compresa la FEI, il rollkur

Avendo io iniziato nel mondo dell’equitazione con cavalli da reining, e avendo assistito a molte gare internazionali, so perfettamente di cosa si tratta, perché purtroppo molti Quarter Horse vengono lavorati in questo modo.
Si tratta di forzare il cavallo a tenere il collo iperflesso mentre lavora, esercitando molta pressione sull’imboccatura, costringendolo a tenere il naso quasi attaccato al petto. In questa posizione il cavallo non si può sottrarre in alcun modo alle richieste del cavaliere e sviluppa molti problemi fisici da non sottovalutare.
In quella posizione così innaturale infatti, sviluppano dolore al collo, indolenzimento dei muscoli e della bocca e in più non vedono bene dove vanno.

La morfologia del cavallo ma anche il modo in cui viene tenuta la testa, condizionano molto la posizione della piccola zona cieca che hanno in mezzo agli occhi. Più la testa è tenuta alta più la zona cieca frontale risulta piccola, mentre più il collo è incappucciato più si amplifica la regione dove non vedono.
Sono quindi obbligati a fidarsi completamente del cavaliere che li monta, anche se si tratta più di una forma di violenza che di una collaborazione costruttiva tra cavallo e cavaliere.
Dopo che qualche anno fa, in gara, ad un cavallo venne la lingua blu, questo tipo di sistema di addestramento non è più consentito, anche se non è certo stato vietato dalle pratiche di addestramento utilizzate tra le mura delle scuderie private, in barba alle regole FEI. L’esempio di Totilas non è certo un caso sporadico, nelle discipline di precisione come il dressage e il reining, ma non solo, questo è un sistema rodato a cui molti cavalieri non sembrano voler rinunciare. Per altro il reining, dopo gli ultimi mondiali, è uscito definitivamente dalle discipline FEI e quindi non sarà più soggetto a questi controlli, almeno in campo prova, con mio grande rammarico.

Ma questo del rollkur non è certo l’unico esempio di metodo di addestramento coercitivo, gli esempi per le varie discipline sono sicuramente tanti e mentirei se vi dicessi di conoscerli tutti. Menti ingenue come la mia e quella di molti di voi, penso non riescano neppure ad immaginare certe pratiche, che applicate come si deve da cavalieri esperti portano spesso a dei risultati, soprattutto con cavalli di carattere come può essere uno stallone.
Ma a che prezzo?

Rollkur: iperflessione di testa e collo

I cavalli sportivi di un certo livello, per molte persone devono solo funzionare e portare a casa vittorie e soldi a queste collegati, indipendentemente da quali siano le reali esigenze dell’animale in quel momento.
Il sopruso, la prevaricazione, un addestramento basato su continui rinforzi negativi e i continui viaggi, spesso anche in aereo, porta molti cavalli a vivere in un costante stato di stanchezza fisica e mentale, stress e in molti casi anche rabbia. La rabbia è un sentimento a cui i cavalli reagiscono spegnendosi e smettendo di avere reazioni nei confronti di quello che li circonda. Vivono e basta, senza mettere più nulla di loro in quello che fanno.
Le denunce fatte in Germania per Totilas dall’associazione Peta, hanno portato un team di esperti della Procura di Francoforte a valutare le condizioni del cavallo, che però, non avendo riscontrato danni diretti, dolore o sofferenza, hanno concluso non ci fosse nulla che non andasse, anche se è stato ribadito, come in altre occasioni, come l’utilizzo del rollkur fosse da bandire come sistema di addestramento. Ma il cavallo non lavorava più, quindi sarebbero dovute essere altre le cose da valutare in quella occasione.

Una vita sacrificata nel box

Probabilmente lasciare un cavallo nel box per la quasi totalità della sua vita, non è ancora visto come un vero maltrattamento, neppure in Germania dove solitamente hanno grande attenzione per i diritti degli animali.
Non so dire se la colica che ha avuto e per cui è stato operato senza successo, fosse stata in qualche modo causata dal tipo di gestione a cui era sottoposto, ma in fondo ormai è morto e ci possiamo solo fare domande su quanto fosse giusto che un cavallo che aveva dato così tanto in termini di risultati sportivi, non potesse viversi la pensione serenamente alternando il box al paddock, come fanno molti cavalli a fine carriera.

Molte volte la paura che si facciano male porta i proprietari a desistere dall’offrirgli una vita degna, senza la privazione della libertà.
Mi sarebbe piaciuto molto conoscere questo straordinario cavallo, per leggergli negli occhi quanto quella vita, alla lunga, avesse condizionato anche il suo carattere.
Anch’io quando ero più giovane e inesperta ho dato per scontati sistemi di addestramento che vedevo utilizzare tutti giorni, senza farmi troppe domande su quanto potessero interferire con il benessere dei cavalli.

Il messaggio che vorrei venisse fuori da queste righe è quello di aprire gli occhi, di non avallare comportamenti e sistemi di addestramento coercitivi solo perché lo dice qualcuno che monta bene a cavallo.
Non è sufficiente montare bene a cavallo per poter essere un bravo addestratore, come non è sufficiente saper bene l’inglese per saperlo insegnare.

Anche nel reining viene spesso utilizzato il rollkur

Ognuno di noi ha un’etica propria che non deve essere scavalcata: farsi delle idee precise su cosa può o non può essere fatto su un cavallo affinché raggiunga determinati obbiettivi è un nostro preciso dovere.

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