Sei un proprietario attento? Ecco cosa significa…

Proprietario attento (1)

L’occhio del padrone ingrassa il cavallo. È proprio da questo antico detto, ancora molto attuale, che vorrei iniziare a scrivere il mio articolo. Ad oggi viviamo in una società molto egoista dove, purtroppo, la maggior parte delle persone guarda al proprio orticello e a poco più e dove chi vuol fare qualcosa di buono e ci tiene che che le cose vengano fatte con una certa accuratezza, se ne debba quasi sempre occupare in prima persona. Non penso ci sia un vero dolo in questo, ma i tempi sono cambiati e l’attenzione nel fare le cose che si aveva fino a pochi anni fa, sembra essere magicamente scomparsa. Molto si deve appunto all’importante cambiamento della società di oggi, ma anche al costo del lavoro che è così alto da spingere molti imprenditori, scuderie comprese, a cercare di ridurre il personale, con inevitabili ripercussioni sul management quotidiano dei cavalli. Quando c’è poco personale chi c’è ha inevitabilmente meno tempo da dedicare al singolo cavallo e si perdono certe accortezze che, se pur piccole, sul lungo periodo fanno la differenza.

Alimentazione corretta, pulizia e movimento in libertà
Tempo libero in libertà è importante per la salute dei cavalli in scuderia

I 3 punti fondamentali di una buona gestione di un cavallo in scuderia a mio avviso dovrebbero essere almeno 3:
● Alimentazione
● Pulizia
● Movimento
Per movimento non intendo solo il lavoro, che si spera un cavallo di proprietà scuderizzato faccia in maniera costante, ma anche del tempo di qualità in libertà all’aperto. Dargli la possibilità di sfogarsi nel maneggio coperto io non lo considero assolutamente un tempo libero di qualità, anche se è certamente meglio di niente.
Un’alimentazione adeguata alle necessità di un cavallo è la base per averlo sano e in qualche modo “performante“, anche se non fa sport ad alti livelli. Io stessa quando mi sento bene sono in qualche modo “performante”: mi sveglio presto, vado a lavorare, svolgo le mie attività quotidiane e alla sera sono stanca per la lunga giornata trascorsa, com’è giusto che sia. Se mangio male, troppo o troppo poco, e magari mangio alimenti a cui sono intollerante, certamente la mia qualità della vita non sarebbe la stessa e per i cavalli non è diverso.  

Molti cavalli possono ad esempio avere intolleranze ad uno o più ingredienti della loro dieta, in genere cereali come grano o orzo, e questo può creare problemi macroscopici come sfoghi cutanei o semplicemente pelo brutto, magrezza e riluttanza all’esercizio. Molto spesso queste intolleranze si manifestano soprattutto in alcune stagioni perché la risposta immunitaria ad un allergene si somma a quella di tutti gli altri allergeni presenti nell’ambiente in quel momento. Un veterinario può certamente aiutare ma, nell’attesa, provare a cambiare alimentazione con mangimi senza o con pochi cereali selezionati può aiutarci a fare delle prove e ad individuare il problema prima possibile. In più, quantità elevate di cereali, ricchi di amidi, possono influire negativamente sull’equilibrio digestivo e metabolico dei cavalli e anche questo è un altro punto da considerare. 

Considerando che lo stress abbassa le difese immunitarie, si può facilmente capire perché cavalli che non fanno una vita che si avvicini per niente alle loro reali necessità, sviluppino spesso vari tipi di intolleranze, oltre a patologie croniche che riducono drasticamente la loro qualità di vita. 
Il ricovero dei primi cavalli prima in stalla e poi nei box singoli si deve alla necessità dell’uomo di proteggerli, fornendogli sicurezza e riparo, e di averli a portata di mano quando servivano per lavorare. L’uso delle stalle ha origini piuttosto antiche (si parla dell’età del ferro, tra i 1200 e 500 anni A.C.), in concomitanza dell’espansione dell’agricoltura e dell’allevamento di animali, anche se in tempi diversi a seconda delle varie aree geografiche.

I cavalli hanno iniziato a vivere nelle stalle per praticità

Avere i cavalli in stalla facilitava molto la loro gestione, soprattutto per quelli utilizzati a scopo militare, di trasporto e, appunto, agricolo. Facendo in questo modo si poteva gestire meglio l’alimentazione, facilitando la somministrazione dei pasti oltre alla possibilità di separare gli animali, perché ognuno mangiasse la sua razione senza interferire con quella degli altri. Inoltre, erano facilitate le cure veterinarie, se ne avessero avuto bisogno. Un tempo poi, quando i cavalli venivano usati per il lavoro nei campi o gli spostamenti, averli vicino alle attrezzature che servivano per questi lavori era una comodità in più. Viene da sé allora pensare al ricovero nei box dei cavalli come a qualcosa di pratico soprattutto per l’uomo ma anche di positivo per il cavallo, se si guarda in termini di riparo dai predatori oltre che da condizioni atmosferiche ostili, con buon cibo a disposizione. 

Il ticchio è uno di quei problemi spesso causati dallo stress e dalla noia
Fieno di scarsa qualità è causa di svariati problemi di salute

Ma come in tutte le cose, il troppo stroppia: se ad ogni cavallo viene data la possibilità di godersi il “fuori” in libertà per un giusto tempo nel corso della giornata, quando rientrerà nel box sarà contento di farlo mentre, in caso contrario, se quel box diventa l’unico posto in cui stare quando non si lavora, diventerà per lui una prigione e quindi un motivo di stress.
Stress che i cavalli spesso non manifestano, ma che somatizzano in tutta una serie di problemi di salute, come ad esempio le ulcere gastriche e varie problematiche comportamentali. E allora, alla luce di queste riflessioni, sta proprio al proprietario riflettere su cosa significhi benessere per il proprio cavallo e a cosa è disposto a rinunciare lui per far star bene il cavallo. In questo caso la tipica frase sulle labbra di molte persone “si è sempre fatto così” non dovrebbe proprio venir pronunciata perché, se vogliamo pensare alla nostra evoluzione anche nei termini del benessere degli animali con cui condividiamo questo mondo, allora dobbiamo per forza cambiare questa mentalità. 

Diventa quindi un dovere fare uno sforzo per trovare il giusto equilibrio tra il posto migliore dove far vivere il cavallo, sia per la salubrità degli spazi che per le attrezzature disponibili (i box, i paddock e anche i campi di lavoro), e chi segue il cavaliere dal punto di vista sportivo. Un istruttore adatto è chi riesce a mettere assieme cavallo e cavaliere, tirando fuori quella sinergia che fa di due entità diverse un binomio in grado di raggiungere, con il giusto impegno, obbiettivi comuni. Per questa ragione l’istruttore non deve soddisfare solo il cavaliere ma anche il cavallo, che va sempre capito ed interpretato nel modo corretto. 

In termini di ambiente salubre bisogna considerare sempre l’importanza degli spazi  in cui il cavallo deve vivere. Fieno ammuffito, lettiera polverosa, spazi inadeguati magari senza finestre e poco o nessun accesso al paddock, sono tra le prime cause di malattia e malessere nei cavalli e questo un attento proprietario dovrebbe considerarlo, quando sceglie un posto dove tenere il proprio cavallo. E vi assicuro che non è sempre una questione di costi, perché tenere il cavallo in un posto per lui salubre la maggior parte delle volte non è più costoso, se si considerano le spese veterinarie e i farmaci necessari per ovviare a quello che, in termini di salute, causa una gestione poco attenta.

E se il cavallo è già in una scuderia ma le condizioni sono cambiate? Nel senso che voi avete sviluppato più competenze e vi accorgete di cose che prima non vedevate o è proprio la gestione della scuderia che è cambiata in peggio.
In questi casi parlare con chi si occupa dell’organizzazione della scuderia e, magari, passare una mancia a chi gestisce il cavallo può essere di aiuto, e se ancora non cambia nulla cercare un nuovo posto non è un delitto. Avendo sempre ben chiaro che passare dalla padella nella brace è un attimo se non si mettono in chiaro fin da subito quali sono le nostre necessità. 
È umano non vedere alternative ad una situazione a cui, anche se non è il massimo, siamo abituati e dunque entra a far parte della nostra normalità quotidiana. Ad esempio, sono molte le persone davvero convinte che i cavalli al paddock si facciano male, perché gli è sempre stato detto così e questa è per loro una cosa scontata anche se non è assolutamente vero. Uscire dalla “zona di confort” imparando a pensare con la propria testa può essere difficile, ma è un segno di maturità notevole.

Istruttore e qualità dei campi da lavoro non vanno mai sottovalutati

Rimango dell’idea che le autorizzazioni per aprire un maneggio e per mantenerlo aperto (se ci fossero dei controlli più capillari) debbano essere rilasciate solo a chi possa garantire il servizio di cui abbiamo parlato sopra; scuderie con spazi all’aperto insufficienti e ambienti non salubri non dovrebbero poter lavorare, ma mi rendo conto che è un po’ un’utopia nel nostro paese così garantista, in cui molti si professano animalisti senza però mettersi nei panni di chi in quegli spazi ci deve vivere. 

I cavalli sono animali resilienti che si adattano a situazioni per loro davvero stressanti, senza manifestarlo apertamente. Questo permette a molti di pensare che va bene così, anche se nella realtà non va bene affatto. Sta invece ad un proprietario attento considerare il benessere del proprio cavallo una priorità da non mettere mai in secondo piano.

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