Sindrome metabolica: quando grasso non vuole solo dire essere fuori linea

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Dopo molti anni di professione, ormai posso dire di avere l’occhio lungo sui cavalli con problemi metabolici come la sindrome di Cushing e la sindrome metabolica. Ogni patologia metabolica ha, infatti, peculiarità e caratteristiche che rendono i cavalli facilmente riconoscibili ad un occhio appena un po’ allenato. L’aumento delle prospettive di vita fino ad età un tempo impensabili, e un certo grado di benessere assieme ad alimentazioni spesso troppo spinte, hanno in questi ultimi anni fatto aumentare esponenzialmente i casi di sindrome metabolica tra i nostri cavalli.

E poi, a parer mio, tante patologie un tempo erano sottostimate, perché si conoscevano poco o proprio non si conoscevano, mentre oggi molto si conosce sia sulla sindrome di Cushing che sulla sindrome metabolica, patologia subdola che può impattare molto sulla salute di un cavallo, che può anche non essere necessariamente anziano. Spesso i proprietari pensano ingenuamente di avere un cavallo ciccione, e si accorgono del problema solamente quando avviene, ad esempio, un episodio di laminite acuta o magari le fattrici non rimangono gravide.

Cresty Neck in un cavallo con sindrome metabolica

La sindrome metabolica è una patologia cronica associata ad insulino-resistenza (lincapacità dei tessuti di rispondere adeguatamente allinsulina in circolo e dunque di controllare la concentrazione del glucosio nel sangue), a cui è conseguente un aumento anomalo di depositi di grasso, difficilissimi da perdere. Benché esistano anche cavalli magri con livelli di insulina nel sangue alterati, in genere i cavalli con la sindrome metabolica sono sovrappeso con depositi di grasso caratteristici sul collo (cresty neck), sulle costole e alla base della coda.

Depositi di grasso anomali sulla groppa e alla base della coda
Un altro sintomo peculiare è, appunto, il numero di episodi ricorrenti di dolore ai piedi, fino ad arrivare a gravi casi di laminite. Questi episodi, che non sembrano avere una causa scatenante, andrebbero sempre indagati con esami del sangue approfonditi, così da poter intervenire, in caso di accertata sindrome metabolica, con una dieta adeguata povera di carboidrati ed evitando assolutamente di somministrare al cavallo farmaci potenzialmente scatenanti, come i cortisonici.

La più importante funzione dell’insulina è quella di controllare i livelli di glucosio nel sangue e quindi, quando c’è insulino-resistenza, si viene a perdere il normale rapporto tra l’insulina, appunto, e i livelli di glucosio nel sangue. Questo comporta alterazione del metabolismo energetico, modifiche nella composizione del grasso, disturbi della coagulazione oltre ad infiammazione cronica e danni ai vasi sanguigni. La ragione per cui l’insulino-resistenza sia coinvolta nella laminite è complessa e non è stato ancora del tutto chiarito se è possibile che ci sia un coinvolgimento delle cellule che rivestono i vasi sanguigni, oltre ad una vasocostrizione periferica e una conseguente riduzione dell’apporto di glucosio a livello degli zoccoli, con un’alterazione della funzione delle cellule che producono il tessuto corneo, oltre ad un probabile aumento dell’attività di alcuni enzimi dannosi.

Episodi acuti di laminite avvengono in genere quando il cavallo mangia troppi carboidrati, soprattutto per errori alimentari, o quando il pascolo è molto ricco, soprattutto in alcuni periodi dellanno.
Un rischio reale di questi cavalli, davvero poco considerato, che ho scoperto anch’io da poco tempo a mie spese, è legato alla presenza di eventuali altre patologie concomitanti, che possono essere causa di inappetenza, anche temporanea, e conseguente carenza energetica.
Può purtroppo capitare nel corso della vita di un cavallo che non si senta bene e non abbia fame, non è una possibilità così remota.

Una dieta a base di carboidrati è fortemente sconsigliata nei cavalli con sindrome metabolica

In una condizione come queste, i cavalli molto grassi e con la sindrome metabolica potrebbero non limitarsi a dimagrire: un organismo in deficit energetico tende a smobilitare le sue riserve di grasso, quello che vorremmo succedesse a noi quando siamo a dieta, ma in un soggetto con sindrome metabolica il grasso smobilitato improvvisamente dagli abbondanti depositi e rilasciato nel sangue (iperlipemia), tenderà ad infarcire tutti gli organi, fegato compreso. L’animale avrà un progressivo deterioramento fisico e una sempre maggiore inappetenza, causa di un circolo vizioso che può portare addirittura l’animale alla morte.
Lo scorso anno è capitato anche a me con un’asinella sovrappeso, che aveva dei tumori della pelle per i quali è stata ricoverata e  sottoposta a trattamenti locali mirati. L’ultima volta che le abbiamo fatto uno di questi trattamenti per un sarcoide sotto la pancia, ha avuto dolore e per questo non ha mangiato per qualche ora. 

Fegato e reni infarciti di grasso in seguito ad una iperlipemia
La mobilizzazione del grasso dalle sue riserve le è stata fatale, ed io ammetto di non essermi accorta in tempo di quanto grave fosse il problema. Quando è morta aveva tutti gli organi infarciti di grasso, una cosa davvero brutta.
La gestione metabolica del glucosio in funzione dell’accesso alle risorse alimentari, sembra dunque avere un ruolo predominante nella fisiologia dei cavalli. Parrebbe, infatti, che le razze di cavalli con la maggiore probabilità di sviluppare la sindrome metabolica siano proprio quelle che originano in climi particolarmente rigidi, dove devono necessariamente utilizzare il glucosio in modo efficiente, per potersi garantire una buona riserva energetica nei periodi in cui il cibo scarseggia.
Questi cavalli “parsimoniosi” messi in contesti dove di cibo ce n’è in abbondanza, sottoposti magari a poco esercizio rispetto a quello che farebbero in natura, accumulano troppe riserve di grasso in attesa che serva, magari quando di cibo ce ne sarà di meno, cosa che ovviamente per i nostri cavalli sportivi o da compagnia non avviene.

Personalmente vedo la sindrome metabolica come una patologia legata al benessere di molti dei nostri cavalli, che spesso vengono sovralimentati o comunque alimentati male, non tenendo in considerazione la loro fisiologia, ma solo le esigenze di avere cavalli belli tondi e sempre più performanti.
Quando i cavalli affetti da questa patologia consumano pasti con un’elevata quantità di carboidrati, il loro organismo produce elevate quantità di insulina che fa fatica a rientrare a livelli basali.
Benché ci siano razze predisposte, una gestione sbagliata assieme ad una dieta inappropriata può dunque predisporre tutti i cavalli a sviluppare questa patologia.

Per la diagnosi di sindrome metabolica, a parte una visita clinica dove il veterinario si fa spiegare la storia del cavallo e la sua alimentazione, ci si avvale soprattutto degli esami del sangue, e più precisamente dei valori di glicemia e insulina, misurati a più riprese nel corso della giornata. Per essere ancora più precisi si può anche fare il test del glucosio, somministrandone al cavallo quantità precise sotto forma di sciroppo e prelevando il sangue a 60 e a 90 minuti dopo la somministrazione per valutare, appunto, l’andamento della glicemia.
Il controllo di questa patologia è strettamente legato all’alimentazione e ad una drastica riduzione dei carboidrati non strutturali, e qui viene il grosso problema, secondo me.

Per confermare la diagnosi ci si avvale degli esami del sangue

Il controllo di questa patologia è strettamente legato all’alimentazione e ad una drastica riduzione dei carboidrati non strutturali, e qui viene il grosso problema, secondo me.
Molti veterinari e molte pubblicazioni scientifiche sull’argomento consigliano una dieta molto stretta che spesso però affama letteralmente i cavalli. Personalmente ritengo che vada sempre trovato un giusto compromesso: la privazione del cibo è per i cavalli fonte di grande stress e questo si ripercuote molto sulla loro salute. Non bisognerebbe mai dimenticare che i cavalli che hanno accesso a poco cibo tendono a mettersi in quella che io chiamo “modalità carestia”, un rallentamento fisiologico del metabolismo, proprio come quello che avverrebbe se si trovassero in una stagione sfavorevole, dove il territorio offre poche risorse e dunque l’organismo deve adattarsi a vivere con quel poco che c’è.
Quindi non è affatto detto che un cavallo a dieta stretta dimagrisca…

 
Durante la bella stagione i prati dove mangiano i cavalli andrebbero sempre mantenuti corti
Si tratta di trovare un giusto equilibrio tra alimenti concentrati poverissimi o addirittura privi di cereali (oggi in commercio ce ne sono diversi, in genere molto buoni), e un fieno magro, possibilmente ben bagnato o vaporizzato, proprio per eliminare più carboidrati non strutturali possibili. Conoscere le caratteristiche degli alimenti può aiutare molto a trovare tra loro un giusto equilibrio, che non li affami ma neanche ne aggravi la condizione. Molti colleghi sono anche contro l’accesso al pascolo, ma l’erba è la loro essenza e secondo me privarli completamente è una cattiveria: certamente non bisogna metterli fuori in primavera con l’erba fresca alta, magari dopo un inverno di privazione.
Da noi i pascoli è difficile che siano particolarmente ricchi, specialmente in inverno e verso la fine dell’estate, ma sta al singolo proprietario valutare che tipo di pascolo abbia davanti ed eventualmente quanto tempo il cavallo possa accedervi, senza rischiare di star male. I prati adibiti al pascolo degli equini, andrebbero sfalciati con regolarità, così che abbiano accesso ad erba sempre buona e non troppo alta, che comunque non amano e mangiano solo se non c’è altro a disposizione.

Una corretta gestione del problema includerebbe anche un aumento dell’esercizio, sempre che l’età e la condizione fisica del cavallo lo permettano.
Una buona prevenzione, in quei cavalli che tendono ad essere sempre sovrappeso, una diagnosi precisa, assieme ad una corretta gestione, attenta soprattutto all’alimentazione e ad un adeguato movimento, sono la base per il controllo rigoroso di una patologia che si conosce da relativamente poco tempo, e che può diventare un grosso problema per l’animale sul lungo periodo.

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