Sobbattiture e ascessi ai piedi: che impatto hanno sulla vita degli equini?

Proprietario attento (4)

In natura se un cavallo si fa una sobbattitura cosa gli succede? Diventerà una facile preda purtroppo…

50 milioni di anni di evoluzione ci hanno donato cavalli veloci e performanti, soprattutto grazie alla riduzione del numero delle dita, ma con delle criticità legate alla complessa struttura dei loro piedi. Lo sviluppo di un unico dito, avvolto dallo zoccolo, una struttura rigida e complessa, comporta una scarsa adattabilità a terreni duri e sconnessi in cui molti cavalli sono costretti a muoversi. I cavalli si sono infatti evoluti su terreni aperti e praterie, a loro sicuramente più congeniali per la vegetazione erbosa e il clima generalmente asciutto.
I piedi dei cavalli sono strutture vulnerabili poiché, essendo a contatto diretto con il terreno, possono subire traumi e sviluppare infezioni.

A chi non è capitato di mettere in box un cavallo apparentemente perfetto per poi trovarlo la mattina successiva, letteralmente su tre gambe? 

Così zoppo da far temere una frattura o comunque un problema ortopedico serio. Se il cavallo non ha subito traumi evidenti e non presenta gonfiori, nella maggior parte dei casi si tratta proprio di un problema al piede e, d’istinto, si inizia ad indagare proprio lì. Molto spesso si tratta di un ascesso sotto alla suola, che può essere dovuto a un trauma o all’ingresso di batteri dalla linea bianca, che causano una raccolta di pus più o meno voluminosa. Anche la più piccola massa che occupa spazio all’interno di un contenitore rigido come lo zoccolo, genera inevitabilmente delle pressioni, che causano un dolore così acuto che, nei casi più gravi, può impedire al cavallo di appoggiare il piede a terra. Il dolore può manifestarsi persino prima che l’ascesso sia maturo a sufficienza per essere individuato da una radiografia o drenato. 
Ciò significa che, a volte, è necessario lasciargli il tempo di maturare, prima di chiamare il maniscalco. In questa fase la sintomatologia dipende molto dall’indole del cavallo e dalla sua capacità di sopportare il dolore.  

Per diagnosticare una sobbattitura è necessario pulire bene la suola e tastarla con una tenaglia

Nel caso di traumi, si sviluppa un ematoma che, gradualmente, può evolversi in un’infezione con la formazione di pus, accompagnata da un’infiammazione delle strutture circostanti. Se invece si tratta di oggetti penetranti o di microfessurazioni della suola che portano batteri all’interno, la situazione può essere più complicata. In ambienti molto secchi, dove gli zoccoli vengono curati poco, le piccole fessurazioni che si formano a livello della giunzione tra la muraglia e la suola possono fungere da porta d’ingresso per i batteri presenti nel terreno, causando ascessi all’interno del piede. Dunque, per prevenire questi episodi, è fondamentale mantenere gli zoccoli puliti, ben idratati ed elastici, utilizzando buoni unguenti, specialmente se il cavallo vive in ambienti che lo predispongono a sviluppare questi problemi. Anche i terreni umidi, dove c’è molto fango, possono causare ascessi: il fango, infatti, seccandosi sulla muraglia, funge da spugna, asciugando eccessivamente lo zoccolo e favorendo la creazione delle piccole crepe già menzionate.
Nel caso in cui i batteri responsabili dell’ascesso siano veicolati da un corpo estraneo, la questione si complica ulteriormente. 

Radiografia di un piede con un chiodo penetrato attraverso la suola
Clostridium tetani che infetta le ferite contaminate è responsabile del tetano nel cavallo

Può capitare, ad esempio, che un chiodo penetri nella suola durante una passeggiata, o che i chiodi del ferro stesso, prima di staccarsi completamente, penetrino nella suola, oppure che il maniscalco per errore inchiodi il ferro troppo vicino alla parte viva del piede.
Anche se la prima reazione istintiva è quella di rimuovere il corpo estraneo, sarebbe meglio aspettare di avere a disposizione una soluzione disinfettante molto concentrata da spruzzare nello spazio lasciato libero dal corpo estraneo stesso, utilizzando una siringa e facendo pressione. Acqua ossigenata e clorexidina concentrata sono validi. Il betadine, in mancanza di altro, può essere utilizzato puro, anche se potrebbe risultare troppo blando nelle fasi iniziali. A questi cavalli andrebbe applicata anche una scarpetta di cotone garzato e Vetrap® per evitare un’ulteriore contaminazione, e andrebbero rivaccinati il prima possibile contro il tetano, in modo da ostacolare la produzione della tossina tetanica, che Clostridium Tetani produce solo dopo 6-14 giorni dalla contaminazione della ferita.

Per quanto riguarda le sobbattiture e dunque i traumi sotto la suola, la situazione è apparentemente più semplice. Un cavallo che colpisce malamente un sasso sotto il piede svilupperà un ematoma, che nel tentativo di trovare una comunicazione con l’esterno verrà contaminato dai batteri e diventerà pus. Spesso dico che le sobbattiture possono avere un decorso subdolo, iniziando anche con leggere zoppie inizialmente non preoccupanti, per poi evolversi rapidamente in un dolore anche insopportabile per il cavallo.
Queste raccolte di pus sotto la suola possono variare in profondità e, nei casi più gravi, la guarigione può risultare lunga e problematica. La diagnosi è solitamente semplice, anche se sarebbe opportuno consultare un veterinario. Il veterinario, o eventualmente il maniscalco, palpano il piede con una tenaglia, dopo averlo pulito, per individuare il punto dove il cavallo sente dolore, valutano se il piede è più caldo rispetto all’altro e se si sente il “polso“, il battito cardiaco percepibile dalle arterie che passano dietro al nodello verso il piede, solo quando c’è un’infiammazione.

La risoluzione di un ascesso subsoleare, sebbene nella fase iniziale possa sembrare un problema gravissimo a causa del non carico del piede interessato, può risultare piuttosto semplice e rapida se trattato adeguatamente.
È chiaro che i cavalli scalzi sono maggiormente esposti ai traumi della suola rispetto ai cavalli ferrati, anche se una buona suola, pareggi regolari e terreni con pochi sassi favoriscono sicuramente la salute dei piedi. I cavalli che, per loro naturale conformazione, hanno una suola sottile e piedi piatti sono i più soggetti a sviluppare sobbattiture e ascessi subsoleari. In questi casi, aiutare il cavallo con una ferratura o con le fascette in resina può essere indicato. Fattrici e puledri al pascolo, normalmente sferrati e, in alcuni casi, poco controllati nei pareggi, rappresentano generalmente i soggetti più a rischio, sebbene ciò possa accadere anche ai cavalli scuderizzati, non solo a causa di traumi, ma anche per le altre cause di cui abbiamo già parlato.

Cavalli scalzi su terreni con molti sassi sono più a rischio di sviluppare traumi sotto la suola
Fascette di resina protettive della suola

Tuttavia, la rapidità di risoluzione può dipendere dalla sede dell’ascesso e dal percorso che il pus decide di seguire per arrivare a drenare esternamente. Generalmente, quando si decide di far intervenire il maniscalco, lui individua con la tenaglia il punto in cui il cavallo ha più dolore e scava la suola con il coltello inglese, cercando di trovare la raccolta di pus per alleviare la pressione e permettergli di drenare. Quando questo avviene, sembra che sia intervenuto un potere divino, perché il cavallo riprende immediatamente ad appoggiare il piede, avendo eliminato la pressione che causava il dolore.

Scarpetta con Animalintex®, pannolino, cotone garzato, vetrap® e scotch americano

Tuttavia, la risoluzione completa può richiedere ancora qualche giorno, poiché il piede rimane infiammato. Io somministro sempre dell’antinfiammatorio per via generale per qualche giorno a questi cavalli, così da alleviargli il forte dolore iniziale e ridurre l’infiammazione che lo accompagna.
Il solco creato dal maniscalco deve essere gestito fino a quando non si asciuga, ricordando che i batteri difficilmente penetreranno ulteriormente da lì per contaminare lo zoccolo.

É importante mantenere lo zoccolo pulito, disinfettare il solco e utilizzare un disinfettante mediante una siringa finché non si chiude, e, se necessario, ferrare il cavallo per allontanare fisicamente la suola dal terreno e prevenire ulteriore infiammazione.
Personalmente, quando un cavallo presenta una zoppia acuta, per prima cosa pulisco bene i piedi per escludere la presenza di eventuali sassi sotto la suola o corpi estranei. Quando sospetto una sobbattitura, eseguo inizialmente una visita per verificare la presenza di “polso” e quindi di infiammazione e tasto il piede con la tenaglia, per identificare l’origine del problema. 

Applicazione dell'Animalintex sulla sobbattitura e di un pannolino per proteggere il piede

Una volta individuata, se serve levo il ferro altrimenti applico subito un impacco con dell’Animalintex® imbevuto di acqua calda. Il mio impacco prevede: Animalintex® a contatto con la suola, un pannolino per bambini come contenimento (per cavalli di circa 500 kg, consiglio pannolini per i bimbi di 1 anno), un pezzo di cotone garzato sotto la suola per attutire la concussione e ridurre il dolore, e, infine, una fascia tipo Vetrap® per tenere tutto insieme, completando con dello scotch americano sotto la suola per proteggerla dall’inevitabile contatto con il terreno umido. Una volta creata la scarpetta, è consigliabile aprirla leggermente con le forbici nella parte anteriore, in modo da evitare che crei troppa pressione sulla corona.
L’Animalintex® è un ausilio in commercio poco costoso e molto utile in questi casi, perché si tratta di una garza spessa impregnata di acido borico, un potente antisettico.

Una volta bagnato e applicato sotto la suola in corrispondenza dell’ascesso, dalla parte senza plastica, rimane umido e caldo, ammorbidendo la suola e favorendo la maturazione dell’ascesso, che risulterà più facile da drenare. Di solito, questo impacco va sostituito ogni 12 ore e, in genere, dopo un paio di giorni può intervenire il maniscalco.
Se l’ascesso è profondo e non drenabile dalla suola, il pus cercherà di fuoriuscire creando una fistola, che probabilmente spurgherà dalla corona. Per aiutare il pus a trovare la strada verso l’esterno, di solito immergo il piede in un secchio contenente una soluzione satura e tiepida di acqua e sale grosso, anche due volte al giorno per circa 15/20 minuti. 

Questo approccio richiede più tempo e pazienza, oltre a un coinvolgimento attivo del veterinario, che dovrà eseguire radiografie per localizzare l’ascesso, assicurarsi che non coinvolga la terza falange e valutarne l’evoluzione. Radiografie ben eseguite al piede possono anche scongiurare altri problemi che coinvolgono le strutture avvolte dallo zoccolo, come cheratomi (tumori benigni di tessuto corneo che occupano spazio nel piede e causano molto dolore), cisti o altre patologie ossee.
Interventi tempestivi, quando si parla di piedi, possono favorire una guarigione veloce da un problema molto doloroso.

Piede immerso in una soluzione di acqua e sale

Un’attenta gestione, che passi dal costante intervento del maniscalco, da un’alimentazione equilibrata e da terreni adeguati, può aiutarci a prevenire ascessi e sobbattiture, che però sono sempre e comunque dietro l’angolo, anche nelle situazioni apparentemente migliori.

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