Svezzamento: aiutiamo mamma e puledro a staccarsi con leggerezza

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Ogni anno cerco di pubblicare qualche articolo sui puledri perché tutti i cavalli, sportivi e non, sono stati puledri e molte delle loro caratteristiche da adulti, sia fisiche che caratteriali, dipendono proprio dai loro primi mesi di vita. Le attenzioni che hanno ricevuto sia quando erano ancora sotto la mamma e, soprattutto, quelle che hanno ricevuto nel periodo dello svezzamento, sono di fondamentale importanza. In natura lo svezzamento dalla mamma è un evento molto tranquillo e naturale che avviene spontaneamente, in genere quando la fattrice partorisce un altro puledro l’anno successivo. Negli allevamenti in cui gli eventi sono in buona parte controllati dall’uomo, la situazione è molto diversa: i puledri vengono allontanati abbastanza bruscamente dalla loro mamma, in genere a sei mesi di vita ed inseriti in un nuovo contesto, dove vengono meno le certezze che hanno avuto fino a quel momento, costituite soprattutto dalle attenzioni della mamma, che li proteggeva e li faceva sentire al sicuro.

Ma ogni puledro ha la sua indole, e alcuni sembrano poter fare benissimo a meno della mamma, perché spavaldi e indipendenti, ma la verità è che al momento del distacco tutti patiscono e anche quelli che ci sembrano più autosufficienti si rivelano degli inguaribili mammoni, in particolar modo i maschi. Per esperienza posso dire che i maschi, che quando sono ancora con la mamma ostentano spesso una sfrontatezza notevole, si rivelano molto spesso quelli che soffrono maggiormente la separazione.
Il distacco dalla mamma non significa solamente non essere più controllati e protetti, ma anche fare a meno del latte e dunque della sua energia “subito disponibile”, oltre all’effetto rasserenante che ha sul puledro succhiare dalla mamma. 

Immaginate i vostri figli alle prese con il primo giorno di scuola o di asilo; il cambiamento rispetto alla vita che faceva prima e il distacco dalle sue figure di riferimento può essere molto stressante, almeno nei primi giorni, sia per lui che per voi.
Ogni anno qui in clinica cerchiamo di svezzare i puledri facendo attenzione a non fargli patire troppa ansia, sia a loro che alle mamme.

Puledri appena svezzati

Devo dire che in genere le mamme, una volta che il puledro ha superato i cinque mesi, vedono di buon occhio la separazione, soprattutto se sono nuovamente gravide. I puledri crescendo aumentano i loro fabbisogni energetici ed inevitabilmente quell’energia, anche se mangiano anche già fieno e mangime, l’assumono in buona parte dal latte materno sottraendola alla fattrice, che in quella fase può dimagrire anche molto, malgrado venga supportata con una corretta alimentazione.

Nell’ultimo periodo di lattazione ogni fattrice è un caso a sé: a parità di regime alimentare alcune non perdono un etto, mentre altre si asciugano molto. Anche le dimensioni del puledro e la sua voracità hanno sicuramente un ruolo se la cavalla dimagrisce troppo.
Per evitare che la cavalla deperisca eccessivamente, è importante abituare i puledri a mangiare il concentrato, quello più adatto alle loro esigenze di soggetti giovani, già prima dello svezzamento; solitamente è utile lasciare del mangime per loro in un altro contenitore quando si porta la razione alla fattrice.

Quando li vedete rubare il mangime alla mamma significa che sono pronti per iniziare a mangiarne uno tutto loro. In questo modo ognuno dovrebbe avere la propria razione in modo che la cavalla possa mangiare con calma tutto il suo mangime e il puledro si abitui gradatamente a mangiare da solo. Noi cominciamo ad aggiungere il mangime per il puledro generalmente già verso il 2 mese di età; i puledri sono in genere più lenti a mangiare della mamma che, una volta terminata la sua razione, proverà a rubargli tutto. Per questa ragione è bene star lì a controllare mentre mangiano, oppure acquistare quelle apposite mangiatoie che permettono solo al muso piccolo del puledro di accedere al mangime.

Le cavalle ai nostri occhi potrebbero sembrare delle madri degeneri, perché vorrebbero spazzolarsi tutta la pappa del figlio in due boccate ma, non riuscendoci, dopo un po’ desistono lasciando al piccolo campo libero. Ci vuole un po’ di pazienza perché la maggior parte dei puledri sono sospettosi nei confronti di una mangiatoia tutta loro a cui la mamma non ha accesso ma, mostrandogli con le mani che dentro possono trovare qualcosa di goloso tutto per loro, arrivano a capire come funziona e ad approfittarne volentieri. Abituare i puledri a nutrirsi da soli quando sono ancora con la mamma riduce di molto lo stress alimentare dopo lo svezzamento, perché già abbondantemente abituati a mangiare da soli il concentrato. 

Ovviamente, dopo lo svezzamento i fabbisogni di concentrato saranno superiori rispetto a quando prendevano ancora il latte, ma l’aggiunta per arrivare a fornirgli la dose giusta va fatta molto gradatamente, lasciandogli sempre fieno a volontà. Da questo momento in avanti con il puledro non si può più sbagliare, perché alimentazioni scarse o in eccesso possono realmente causargli danni di crescita; puledri non alimentati a sufficienza rimarranno più piccoli e con carenze tali da influenzare negativamente la crescita ossea, mentre gli eccessi nutrizionali che li per li sembrano creare puledri grossi (cosa che da grande soddisfazione all’allevatore), con il tempo lasciano il posto a problemi ortopedici seri, in grado di condizionare la carriera agonistica del futuro cavallo atleta. Tra i 6 e i 18 mesi un puledro troppo maestoso non è sicuramente una garanzia.

Potendo io stabulare i cavalli in un’unica scuderia, viene da sé che lo svezzamento dei puledri avvenga sicuramente in modo soft perché, soprattutto nelle prime ore di distacco, quando mamma e figlio sono più stressati e continuano a chiamarsi, possono comunque sentirsi tra loro.
Questa fase di delirio in genere dura due o tre giorni durante i quali, ai puledri, chiudo le finestre sia sull’esterno che sul corridoio, per evitare 

che nel tentativo di ricongiungersi con la mamma provino a buttarsi fuori dal box facendosi molto male.
Quando sono fuori al paddock in compagnia, paradossalmente sono più tranquilli; così, già dal giorno successivo, metto fuori tutti i piccoli insieme lontano dalle mamme, con uno o due “zii “ adulti (cavalli docili adatti a quel ruolo), a fargli da babysitter. I paddock devono essere sicuri e privi di pericoli perché è un attimo farsi male quando si è nervosi.
Se i puledri di un unico gruppo non si conoscono tra loro, tenendo conto che nel gruppo ci sono sempre elementi più forti e sicuri di sé, possono nascere problemi di supremazia. Ma metterli insieme a dei cavalli adulti, se docili e sereni, è la chiave di volta: questi sono in grado di trasmettergli sicurezza e intanto dargli delle regole di comportamento e di socializzazione importanti per farne degli adulti equilibrati e rispettosi.
Un po’ come i bambini, anche loro hanno bisogno di sicurezza ma anche di regole per il buon vivere di animali sociali, regole che prima gli vengono trasmesse dalla mamma e successivamente anche dai cavalli adulti, che siano castroni o femmine. I puledri da inserire nello stesso gruppo sarebbe ottimale farli conoscere prima dello svezzamento, quando sono ancora sotto alle loro mamme. Una gestione controllata nel periodo appena successivo allo svezzamento, di notte in box e al paddock di giorno per almeno 40 giorni, ci permetterà di alimentarli adeguatamente e di creare dei puledri bravi e collaborativi soprattutto nell’essere toccati, incapezzati e accompagnati con la lunghina. Certamente se, quando era sotto la mamma, il puledro non è stato mai gestito, tutte queste operazioni diventano più complesse e vanno eseguite con molta calma e pazienza, possibilmente in maniera continuativa, in modo che per loro diventi la normalità.

I puledri hanno atteggiamenti e reazioni molto diverse dagli adulti perché non hanno ancora appreso cosa si può e cosa non si può fare; non è cattiveria è solo ignoranza. Per questa ragione possono essere imprevedibili e diventare pericolosi, soprattutto se si sentono erroneamente minacciati da noi che, magari, ci siamo avvicinati solo in modo sbagliato.

Muoversi sempre in sicurezza intorno a loro è una regola da non scordarsi mai.
Successivamente, anche se i puledri torneranno a vivere al paddock, un certo contatto quotidiano con l’uomo andrebbe comunque mantenuto, proprio per evitare che si inselvatichiscano eccessivamente e disimparino tutto quello che hanno appreso in precedenza.
Durante questo periodo appena successivo allo svezzamento non li faccio incontrare con le loro mamme anche se, vivendo nello stesso contesto, è inevitabile che si incrocino di tanto in tanto; ma via via che passano i giorni, si dimenticano dell’ansia da separazione e trovano un loro equilibrio.
Svezzare un puledro può sembrare estremamente semplice se fatto con leggerezza, ma rimane un’operazione che richiede sensibilità e pazienza per fare che le cose avvengano nel modo più soft possibile, con il minimo della sofferenza da parte di mamma e puledro e il massimo della sicurezza per chi gli si avvicina.

Ogni soggetto ha il suo carattere e un unico modo per affrontare gli eventi non esiste, ma seguire delle linee guida, da poter in parte modificare in funzione degli avvenimenti, è un buon metodo da cui partire, non scordandosi mai che un puledro gestito correttamente diventerà con più facilità un cavallo adulto sano ed equilibrato.

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