Tempo al tempo: con i puledri la fretta non paga

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Quando molti anni fa ho iniziato ad andare a cavallo, ero particolarmente attratta dai Quarter Horse e dalle discipline che si praticavano con questi cavalli così belli, agili e scattanti. Decisi così di andare da un istruttore di reining, disciplina simile al dressage di cui mi ero innamorata, e che ho prima praticato e poi seguito per tanti anni. Questo è l’antefatto per dire che, nella mia forma mentis, prima di studiare veterinaria e laurearmi, era normale che un puledro di due anni fosse già in lavoro e sapesse già fare le manovre principali del reining, perché l’iter dei Quarter è quello e le gare più importanti sono per i 3 e i 4 anni.

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Allenamento di un puledro che non ha ancora compiuto 2 anni

Un percorso molto simile è quello dei cavalli da corsa, che iniziano ancor prima di compiere 2 anni e sono sottoposti ad allenamenti e a sforzi decisamente impegnativi prima di terminare la crescita. Per molti anni ho visto questa cosa come un dato di fatto, non ponendomi troppe domande sul benessere di questi puledri, perché in fondo istruttori e allenatori dovrebbero sapere quale sia il lavoro più giusto per i loro giovani allievi. 

Peraltro è risaputo quanto conti nella vita dei cavalli sportivi, per diminuire la percentuale di sviluppo di patologie ortopediche e traumi, fargli affrontare un esercizio quotidiano moderato anche in giovane età.

Da un po’ di anni ormai le cose sono cambiate: concorsi, gare e corse per i cavalli giovani sono aumentate e con loro anche i premi in denaro, incentivando doma e addestramento di cavalli sempre più giovani e perdendo di vista quali siano le reali esigenze di animali ancora in crescita, sia dal punto di vista fisico che psicologico.
Per me lavorare con un puledro è un po’ come costruire una casa.
Già dalle fondamenta c’è bisogno di una cura particolare perché se il cemento secca troppo velocemente inevitabilmente diventa fragile, e se le fondazioni non sono buone il resto della struttura sarà debole.
Addestrare i puledri di due anni è come costruire le fondamenta del futuro cavallo atleta

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Negli ultimi anni la crisi ha comportato una netta riduzione del numero di puledri allevati in Italia, specialmente da corsa. Questo dovrebbe incentivare gli allenatori a salvaguardare il più possibile i puledri giovani, per farne dei cavalli adulti che possano correre e gareggiare in maniera competitiva per molti anni.
L’approccio più corretto non è quindi quello di bandire a priori il lavoro per questi puledri, ma di osservare attentamente ogni singolo soggetto per evidenziarne lo sviluppo scheletrico e muscolare, così da non sottoporre ad un lavoro eccessivo chi è più indietro. Questo si ripercuoterebbe inevitabilmente sul futuro dell’animale anche in età adulta. Una valutazione di questo tipo dovrebbe essere supportata anche da una buona conoscenza della razza in questione e delle sue caratteristiche di crescita: ovviamente un cavallo da concorso non avrà una curva di crescita paragonabile a quella di un Quarter Horse, di un Trotter o di un Purosangue. Spesso, però, la sola osservazione, anche se fatta da un occhio esperto, da sola può non bastare perché è facile confondere un puledro semplicemente grosso con uno che ha terminato la sua crescita.

Per questa ragione, secondo me, sarebbe importante che i puledri sotto i 2 anni di età venissero sottoposti ad un esame radiografico mirato su alcune articolazioni da parte del veterinario. Questa procedura, che purtroppo in molti ambienti viene erroneamente vista come un’inutile spesa, è invece risolutiva per poter valutare con accuratezza la chiusura definitiva delle fisi, le cartilagini di accrescimento. Le fisi sono le zone dove avviene l’accrescimento delle ossa lunghe nei giovani soggetti e una volta che la fase di crescita è terminata si chiudono definitivamente e non sono più apprezzabili sulla radiografia. I puledri con le fisi ancora aperte sono un po’ come bambole di gomma facilmente deformabili; un lavoro sbagliato o eccessivo può condizionare in negativo lo sviluppo delle ossa ancora in accrescimento.

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Radiografie di controllo in puledri giovani. Le fisi sono ben visibili

Davanti ad una eventualità del genere penso che 4 lastre a carpi e nodelli anteriori non abbiano mai fatto impoverire nessuno, e che il risultato possa davvero dare indicazioni fondamentali sullo sviluppo scheletrico del puledro e sul tipo di lavoro che può sopportare in quella precisa fase di crescita.
Purtroppo, penso che molti allenatori di cavalli da corsa e trainer di cavalli Quarter, perdano di vista l’interesse del cavallo davanti all’eventualità di avere un ampio range di 2 anni tra cui poter scegliere i migliori da portare avanti, e i proprietari molte volte non sono abbastanza “educati” in materia da poter insistere per fare un esame fondamentale come questo.
In genere, i giovani cavalli che fisicamente non sono pronti ad affrontare il lavoro che gli viene richiesto, manifestano segni precoci di dolore muscolare, a volte zoppie e sicuramente ritardi di crescita.
Anche con alimentazioni più che corrette e bilanciate, cavalli che devono impegnare tutta la loro energia in un lavoro troppo impegnativo, inevitabilmente crescono meno e rimangono più piccoli.

Questo è quello che osservo in molti trottatori, da quando i moderni sistemi di allenamento prevedono piste con tanta sabbia e dunque molto pesanti, dove i cavalli fanno più fatica ad avanzare. Lo scopo dell’allenamento su queste piste è quello di ottenere dei cavalli più performanti a casa e quindi più competitivi negli ippodromi, dove le piste hanno un fondo piuttosto compatto e dunque più facile.
Ovviamente chiedere agli allenatori di modificare il proprio sistema di lavoro per andare incontro alle esigenze dei cavalli giovani è un’utopia, ma ci si può comunque augurare che abbiano un occhio abbastanza attento da accorgersi se un puledro non è ancora in grado di affrontare quel lavoro. Perché rendersi conto precocemente di una situazione come questa, sembra essere la chiave per prevenire alterazioni nello sviluppo ed infortuni, anche a distanza di anni.

Bisogna sempre ricordarsi che, esattamente come avviene negli atleti umani, anche il cavallo deve adattare il proprio fisico (ossa, muscoli, tendini e legamenti), al carico di lavoro che gli viene chiesto. Questo non avviene in un giorno, ci vogliono mesi.
I puledri secondo me sono veramente una forza della natura perché, rispetto ai cavalli adulti, si adattano

molto più facilmente alle nuove situazioni riuscendo ad affrontare il lavoro sempre con una certa “leggerezza”, e hanno tempi di ripresa dagli infortuni dimezzati, quindi non sempre manifestano apertamente il dolore muscolare e la debolezza che questo gli genera.
Sta a chi li addestra o li lavora riconoscere questo disagio per calare immediatamente il carico di lavoro.
E non dimentichiamo di quanto un addestramento sbagliato in giovane età, possa ripercuotersi anche su quello psicologico di un puledro in crescita. Molto spesso questi cavalli vengono presi dal paddock dove vivevano in gruppo con altri puledri della loro età, nella totale spensieratezza senza conoscere nulla della vita da cavallo adulto, tutta box e lavoro. Questa fase della loro vita è così delicata, da avere un peso importante nello sviluppo psicologico del cavallo atleta in età adulta.

Come per l’aspetto fisico, anche per quello psicologico la soggettività ha un ruolo fondamentale. Cavalli più timidi e schivi avranno sicuramente bisogno di qualche attenzione in più rispetto ad altri con caratteri più forti e indipendenti. Quello che si osserva spesso in cavalli da sella nauseati dal troppo lavoro eseguito quando non c’è ancora la maturità necessaria, è la tendenza ad impennarsi e a sgroppare nel tentativo di sottrarsi agli esercizi che non vogliono eseguire. Una volta che il puledro ha iniziato a manifestare questi comportamenti, è davvero difficile riprogrammargli il cervello perché associ il lavoro a qualcosa da cui non è necessario sottrarsi. In molti sapranno quanto sia difficile eliminare le brutte abitudini. Negli anni ho visto cavalli da corsa che, ad un certo punto della loro carriera, senza una ragione apparente, si fermavano senza voler finire una corsa. Erano cavalli già adulti e per questa ragione più volte mi sono chiesta se il lavoro che facevano in maniera continuativa dall’età di 2 anni, spesso senza dei veri periodi di riposo, non li avesse nauseati così tanto da non voler più correre.

Puledri che giocano al paddock

I puledri, un po’ come i bambini, hanno bisogno di divertirsi mentre imparano così da mantenere vivo l’interesse per qualcosa che non conoscono, senza annoiarsi. La ripetizione aiuta ad apprendere, ma la variabilità del lavoro mantiene la mente viva: i progressi devono essere costanti e il lavoro deve rimanere sempre in equilibrio tra l’avanzare dell’addestramento e il rispetto dell’animale. Se potessi scegliere io per tutti i cavalli giovani del mondo (che bello!), penso proprio che deciderei di domarli presto, per poi farli tornare a fare i

puledri al paddock con i loro simili, fino a che la crescita dello scheletro non si sia fisiologicamente arrestata, ad un’età che dipende sicuramente dalla razza e spesso anche dalla linea di sangue. Questo approccio dovrebbe favorire lo sviluppo di cavalli solidi, sia fisicamente che psicologicamente, ma purtroppo non è sempre perseguibile a causa del mercato dei cavalli giovani, che devono necessariamente uscire dagli allevamenti per far posto a quelli che nasceranno negli anni successivi. Sono fermamente convinta che ai puledri fisicamente acerbi dovrebbe essere vietato correre negli ippodromi o gareggiare negli show e che se ci fossero dei controlli radiografici obbligatori, molti puledri non ancora idonei al lavoro verrebbero fermati, nell’attesa di un loro sviluppo, che solitamente si ha nel giro di pochi mesi.

Questo tipo di approccio potrebbe essere una stangata per il mercato dei 2 anni, soprattutto per quelli venduti alle aste, ma favorirebbe lo sviluppo di cavalli adulti più solidi e psicologicamente equilibrati, in grado di sostenere il lavoro più in là nel tempo con un minor rischio di infortunarsi. Ho visto negli anni proprietari poco preparati comportarsi superficialmente e creare pressioni sugli allenatori perché i loro cavalli gareggiassero già a 2 anni, senza avere ben chiaro quanto

Puledro alle aste

la preparazione ad una corsa o una gara possa, in un soggetto ancora acerbo, essere potenzialmente pericolosa. Un esame semplice come una radiografia può mettere davanti all’evidenza proprietari, allenatori e addestratori che, a meno che non siano proprio degli sconsiderati, difficilmente metterebbero a rischio la carriera agonistica del loro cavallo per la troppa fretta di iniziare a lavorarlo.

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Frattura della I falange in un soggetto giovane

La verità è che, dietro questa smania di iniziare a lavorare i puledri, ci sono degli interessi notevoli, e quando ci sono di mezzo i soldi molte persone perdono di vista il benessere degli animali, che dovrebbe contraddistinguere una società civile. Chi va a cavallo per lavoro o per passione, sa bene che gestire i cavalli con la giusta attenzione alla fine paga sempre in termini di cavalli sani e performanti, in grado di sostenere l’agonismo anche dopo i 6 anni di età, e di proprietari soddisfatti perché coscienti che qualsiasi cosa avvenga non è sicuramente il frutto di poca professionalità.

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