Viaggiare: uno stress che deve diventare abitudine

Cavalli in viaggio

Siete viaggiare regolarmente con il vostro cavallo per andare in gara o per portarlo a fare passeggiate lontano da casa o anche bellissimi trekking?
Allora vi sarà sicuramente capitato di notare come certi cavalli patiscano più di altri i trasporti, anche se non si tratta di viaggi particolarmente lunghi. Io credo di essere stata molto fortunata perché nessuno dei miei cavalli ha mai avuto  problemi a viaggiare, ma qui in clinica negli anni sono passati moltissimi cavalli che avevano difficoltà a salire sul van o che, una volta saliti, passano tutto il tempo a lamentarsi a modo loro, raspando e agitandosi. C’è chi dice che non sono contenti di andarsene da qui…
I trasporti, comunque, che siano in van piccoli, in camion o addirittura in aereo, sono per loro eventi stressanti, e sta al singolo cavallo gestirli più o meno serenamente, a seconda della sua indole, dell’abitudine a farlo con regolarità e della sua condizione fisica. Cavalli più nervosi e paurosi, facilmente non saranno dei buoni viaggiatori o perlomeno, anche se non lo danno a vedere, tenderanno ad accumulare una notevole quantità di stress durante il tempo trascorso in viaggio, tanto da diventare buoni candidati a sviluppare seri problemi di salute.
D’altra parte sono davvero moltissimi anni, addirittura secoli, che i cavalli vengono spostati attraverso i vari continenti per ragioni belliche (soprattutto durante la prima guerra mondiale), che nel corso degli anni si sono modificate diventando ragioni sempre più sovrapponibili a quelle di adesso, quindi competizioni, allevamento e commercio.
Hanno viaggiato e viaggiano oggi con treni (raramente), mezzi su ruote più o meno grandi, navi e da un bel po’ di anni anche su aerei appositamente attrezzati.

Viaggi in passato
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I viaggi dei cavalli nella storia
Cavalli in guerra

Negli anni ’80 e ’90 moltissimi cavalli argentini sono arrivati dal sud America, per essere rivenduti qui in Europa come cavalli da passeggiata: stipati nelle calde stive delle navi, nello sporco e con cibo e acqua razionati, le condizioni di viaggio non erano assolutamente sovrapponibili a quelle di oggi.
La sopravvivenza dei singoli cavalli a questi terribili viaggi si doveva alla loro rusticità e alla robustezza, caratteristiche proprio di questa razza. Malgrado questo, sono comunque moltissimi i cavalli argentini arrivati in Europa con gravi problemi respiratori, legati alle condizioni proibitive prolungate sofferte durante il viaggio, che si sono poi trascinati per il resto della loro vita. I nostri cavalli sportivi di oggi non credo sopravviverebbero due giorni a viaggi di quel genere….

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Trasporto di cavalli in aereo
Cavalli sportivi in viaggio, ieri e oggi

Infatti, per ovviare a questi problemi, i cavalli di valore, già da molti anni vengono spostati in aereo per i viaggi che superano un certo chilometraggio. I primi viaggi in aereo risalgano addirittura al 1920 e già dal 1950 era abbastanza normale far viaggiare in questo modo i cavalli, soprattutto da corsa. Anche il celebre Ribot, cavallo purosangue allevato dalla italianissima Dormello Olgiata, nato a New Market nel 1952  e considerato il purosangue più veloce di sempre, al termine della sua carriera agonistica nel 1957, fu venduto come riproduttore in America, che ovviamente raggiunse in aereo.
Oggi i mezzi attrezzati per far viaggiare i cavalli sportivi sono comodi e studiati per minimizzare al massimo lo stress che purtroppo, soprattutto per i viaggi più lunghi, rimane una componente da non sottovalutare assolutamente. Ma il business legato all’equitazione e all’ippica richiede obbligatoriamente la possibilità di poter spostare i cavalli in continuazione, e non solo vicino a casa ma anche lontano, in paesi diversi dal nostro. 

Tutti questi cavalli sono dunque obbligati, chi di più e chi di meno, a dover affrontare questo genere di stress.
Per questa ragione l’obiettivo dovrebbe essere sempre quello di minimizzare al massimo la durata del viaggio, scegliendo eventualmente mezzi di trasporto diversi, come potrebbero essere, appunto, un mix di camion e aereo, o dividendo il viaggio in tappe che non superino un certo numero di ore, dando al cavallo la possibilità di riposare adeguatamente e mangiare in un box pulito, tra una tappa e l’altra.
C’è chi affronta i viaggi lunghi lasciando il cavallo non legato sul camion ma libero “a box”, proprio per dargli la possibilità di muoversi e anche di coricarsi, se ne sentisse l’esigenza. Per cercare di andare incontro ai cavalli e semplificare le problematiche che sappiamo potrebbero esserci, i viaggi più lunghi vengono spesso affidati a trasportatori professionisti che, oltre a sistemare al meglio gli aspetti legali legati all’espatrio, sono in genere ben organizzati sia per il viaggio con mezzi moderni, che per le soste, in scuderie attrezzate e confortevoli.

Cavallo sul camion
Camion attrezzati per trasporto cavalli

Lo stress da viaggio del cavallo deriva dal doversi in qualche modo adattare a un ambiente per lui non particolarmente favorevole; stretto, piccolo, con scarso ricircolo di aria e vibrante sotto ai piedi, dove l’animale deve stare costantemente attento a non perdere l’equilibrio.
Nei camion più vecchi il sistema di ventilazione può non essere adeguato ed esporre i cavalli ad alte concentrazioni di irritanti o allergeni che vengono dal fieno o dalla lettiera.

Per chi può e deve fare viaggi molto lunghi probabilmente l’aereo rimane la scelta più costosa per i proprietari, ma anche la più vicina alle esigenze del cavallo, che sembra non subire particolarmente il fatto di essere in alta quota, a differenza di molti “umani”. Gli aerei attrezzati per trasportare i cavalli, infatti, sono studiati per essere degli ambienti in cui i cavalli si sentono bene, in termini di temperatura, umidità dell’aria, rumore e comfort.
La mancanza di questi parametri di benessere anche sui camion è, insieme alla posizione costretta per molte ore con la testa alta, la causa più comune dello stress da viaggio nel cavallo.

Anni fa ho dovuto sopprimere una fattrice purosangue che in piena estate era arrivata in Italia dall’Inghilterra in van; le cavalle purosangue non possono, per regolamento, essere fecondate in artificiale e dunque, per andare da stalloni di pregio, sono spesso costrette ad affrontare lunghi ed estenuanti viaggi all’estero, spesso in periodi estivi e dunque caldi. Non so come avessero fatto viaggiare quella povera cavalla, ma lo stress da calore l’aveva disidratata e aveva sviluppato una grave diarrea. 
L’intossicazione che ne è derivata le aveva generato una laminite molto grave, che abbiamo tentato di curare finché le condizioni non si sono aggravate così tanto da far cedere completamente le lamine degli zoccoli, che si sono letteralmente staccati dai piedi. A quel punto non c’era più niente da fare per la cavalla, ma quell’episodio mi ha davvero scioccato e fatto capire quanto un viaggio lungo e inadeguato possa influire negativamente sulla salute del cavallo, tanto da condurlo addirittura alla morte.
I cavalli che si stressano nel corso del viaggio hanno un sistema immunitario compromesso, e di conseguenza sono maggiormente suscettibili ad una serie di patologie anche gravi come appunto la diarrea, ma anche polmoniti e nella peggiore delle ipotesi coliche.

Laminite grave
Grave forma di laminite ad entrambi gli anteriori
Lamine piede
Lamine esposte dopo il distacco dello zoccolo

Per altro, senza arrivare a patologie così gravi, l’alterazione del metabolismo che deriva da uno stato di stress prolungato ha sicuramente delle ripercussioni sulle eventuali performance sportive che richiediamo al cavallo una volta arrivato a destinazione.
Alla luce di queste considerazioni si può capire quanto sia importante stare attenti ad ogni dettaglio durante tutti i trasporti, anche quelli più brevi, non lasciando nulla al caso.
Sembra, infatti, che durante il viaggio i cavalli perdano circa il 6% del peso, in genere a causa della progressiva disidratazione che si genera per la sudorazione dovuta al calore interno e anche il lavoro muscolare, che comunque aumenta nel tentativo di mantenersi in equilibrio, soprattutto in percorsi al di fuori dell’autostrada. Per questa ragione bisognerebbe stare attenti anche a non coprire troppo i cavalli in viaggio, ma valutare bene quali e quante coperte utilizzare in funzione della stagione e della temperatura interna al camion o all’aereo.
In genere le perdite ponderali che subisce il cavallo sono transitorie, e il recupero di almeno la metà del peso che aveva perso durante il trasporto avviene nel giro delle 24 ore successive. Anche questo valore può variare comunque molto, tra soggetto e soggetto, perché, come abbiamo visto, non tutti i cavalli affrontano i viaggi con la stessa tranquillità.

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Scolo nasale 3
L'ambiente chiuso del camion per molte ore predispone il cavallo a sviluppare patologie respiratorie

L’ambiente dei camion è infatti generalmente caldo, soprattutto se ci sono caricati più animali e il cavallo per termoregolarsi suda perdendo fluidi, questo altererà i sistemi difensivi polmonari che normalmente favoriscono l’eliminazione degli agenti patogeni. La disidratazione, inoltre, rende il sangue più denso e si alza l’ematrocrito, parametro sanguigno che, appunto, ci può dare un importante indicazione sulle condizioni di idratazione del cavallo in quel particolare momento.
Alla partenza misurare il peso del cavallo, la temperatura rettale e, se è possibile, fare una conta dei globuli bianchi, generalmente aiuta a valutare la condizione di salute del cavallo in quel momento, e dunque sulle sue capacità di gestire lo stress fisico durante il trasporto.
Cavalli che già in partenza non sono al 100% subiranno maggiormente lo stress da trasporto e avranno più possibilità di sviluppare patologie come la shipping disease
Ma perché lo stress può predisporre il cavallo a sviluppare malattie infettive così gravi?

Durante situazioni stressanti, come potrebbe essere un certo carico di lavoro o un trasporto, si attivano quelle parti del cervello che controllano lo stato metabolico del cavallo e il risultato è un aumento progressivo del cortisolo ematico in circolazione, che raggiungerà il suo picco massimo quando il cavallo sarà arrivato a destinazione. Quando l’evento stressante cessa e il cavallo ha la possibilità di scendere e riposarsi per un tempo adeguato, il cortisolo in circolo scende velocemente, ma il picco di cortisolo raggiunto in viaggio ha comunque una certa influenza sul sistema immunitario, misurabile attraverso la conta dei globuli bianchi nel sangue e la proporzione tra neutrofili e linfociti.

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I cavalli sono animali con grande spirito di adattamento

Come abbiamo visto, la possibile conseguenza è lo sviluppo di patologie infettive come ad esempio la shipping fever, malattia tipica dei cavalli “viaggiatori”, caratterizzata da depressione, perdita di appetito, febbre, aumento della frequenza respiratoria, scolo nasale e tosse. Questa patologia, che se non curata in tempo può addirittura esitare in pleurite o polmonite, è abbastanza comune e può manifestarsi già dopo 4-6 ore dalla partenza, anche se in molti casi i primi sintomi si hanno il giorno successivo all’arrivo. È bene conoscere i sintomi di questa patologia per poterla riconoscere e chiamare il veterinario tempestivamente, dato che un rapido intervento con flebo e antibiotici sembra essere fondamentale per garantire al cavallo una veloce guarigione senza strascichi.

Un altra patologia legata allo stress che colpisce molti cavalli, è la gastrite e le ulcere gastriche, che si possono sviluppare molto velocemente proprio durante il viaggio. Chi è abituato a viaggiare molto con il proprio cavallo, sa bene quanto sia importante lasciargli la rete del fieno in modo che lo stomaco non rimanga vuoto troppo a lungo, e fornire al cavallo dei gastroprotettori da qualche giorno prima di partire a fin dopo l’arrivo.

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Fieno a disposizione durante il viaggio

Aiutare a mantenere il pH dello stomaco non troppo acido aiuta molto ad impedire che si sviluppino ulcere gastriche e coliche intestinali.
I cavalli viaggiano, e lo faranno sempre, ma è bene ricordarsi ogni volta di quanto possa essere stressante per loro farlo e quanto possano mimetizzare questo stress, che possono invece somatizzare, sviluppando seri problemi di salute.

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Per cavalli non abituati, questi problemi possono sorgere anche per viaggi non eccessivamente lunghi. Detto questo, è bene ricordare che cavalli avvicinati fin da giovani al van o al trailer, fatti salire e scendere senza forzature, fatti viaggiare in condizioni di massimo confort e gestiti sempre con attenzione, con il tempo prenderanno questa situazione come la normalità, un po’ come il lavoro, e svilupperanno molto meno stress e meno problemi di salute legati ai viaggi. Quindi, è importante crescere puledri sicuri di sé, capaci di vivere le novità con curiosità e non come qualcosa di negativo, in modo che anche viaggiare diventi per loro la routine.

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