West Nile, un rischio da non sottovalutare

West nile

Molti anni fa, dopo la laurea, ho trascorso un lungo periodo negli Stati Uniti in una clinica per cavalli, con l’intento di fare quell’esperienza che qua in Italia avrei fatto con difficoltà e in un tempo sicuramente molto più lungo. In quel periodo, oltre a lavorare in clinica, ho avuto l’opportunità di seguire un veterinario “di campo” e girare in molti allevamenti di purosangue per controlli di routine, vermifughi e vaccinazioni. Avete capito bene, vermifughi e vaccinazioni; oltre oceano per fortuna il ruolo del veterinario è ancora considerato importante anche per trattamenti apparentemente semplici come questi. Proprio in quelle occasioni, ricordo bene di essere rimasta sorpresa dal numero di vaccinazioni a cui i cavalli erano sottoposti, quando in Italia ci si limitava a vaccinare per influenza e tetano e, non sempre, la rinopolmonite (herpes virus). Tra tutte queste vaccinazioni c’era sia la East che la West Nile Disease, patologia virale che allora sembrava, forse anche grazie al nome, qualcosa di estremamente esotico e dunque che poco aveva a che fare con noi italiani.
Con gli anni molte cose sono cambiate, il mercato si è globalizzato e molti degli agenti patogeni presenti in luoghi apparentemente lontanissimi, hanno raggiunto in vari modi l’Europa e quindi anche l’Italia.

Gli uccelli migratori sono i serbatoi del virus

Così è avvenuto anche per il virus della West Nile: di origine africana è responsabile dal 2008 di un epidemia che aumenta progressivamente su tutto il territorio nazionale colpendo zanzare, uccelli, cavalli e persone in quasi tutte le regioni italiane. Questa malattia, che colpisce il sistema nervoso centrale dell’uomo e del cavallo, non è trasmissibile per contagio diretto da soggetto a soggetto. Cosa significa? 

Significa che ci si può infettare solo se nell’ambiente sono presenti gli uccelli migratori, che fungono da serbatoi, e le zanzare, che fungono invece da vettori.
Insomma, entrambi nella stagione estiva non ci mancano…
Nei cavalli contagiati la quantità di virus nel sangue è abbastanza ridotta e quindi le zanzare non riescono a trasmetterlo direttamente da cavallo a cavallo, o dal cavallo all’uomo, ma hanno bisogno di un animale che funga da serbatoio dove potersi replicare, ecco qual’è il ruolo degli uccelli migratori. 

Una volta punti da una zanzara infetta, permettono al virus di replicarsi fino a raggiungere una quantità rilevante e dunque potenzialmente infettante. Quando verranno punti da un’altra zanzara le trasmetteranno il virus che in questo modo verrà passato ai cavalli e all’uomo, se a loro volta punti da una o più zanzare infette.
I sintomi possono comparire dopo 3-15 giorni dalla trasmissione, tuttavia non tutti i cavalli che si infettano, soprattutto se è la prima volta, manifestano apertamente i segni della malattia.
Il virus, che ha quindi una predilezione per il sistema nervoso centrale, possiede la caratteristica peculiare di riuscire a raggiungere il cervello e il midollo spinale superando la barriera emato-encefalica, una vera e propria barriera fatta di cellule interconnesse tra loro in modo stretto,

Ciclo west nile
Le zanzare sono vettori in grado di trasmettere il virus a cavalli e persone

che serve a selezionare le molecole che possono passare dal sangue al liquido cefalorachidiano, che bagna il cervello di tutti i mammiferi.  Una volta arrivato a destinazione il virus causa un’encefalite che può rivelarsi di gravità molto variabile: si possono vedere cavalli quasi asintomatici, altri con una leggera atassia e incoordinazione sugli arti posteriori fino addirittura ad arrivare, nei casi più gravi, a vedere cavalli che non sono più in grado di muoversi. I soggetti ammalati in genere non mangiano, tendono ad arricciare il labbro di sotto, hanno la febbre e, a causa della debolezza, hanno evidenti tremori a carico dei muscoli di collo, spalle e pettorali.

Con il progredire della malattia alcuni cavalli oltre alla depressione presentano anche un’aumentata sensibilità agli stimoli esterni, trascinano i piedi mentre camminano, inciampano continuamente e, nei casi più gravi, stanno coricati senza essere più in grado di alzarsi. In questi casi sono destinati ad andare in coma, ad avere con molta probabilità le convulsioni e a morire entro poche ore.
La gravità dei sintomi e le loro caratteristiche dipendono soprattutto da dove il virus va a localizzarsi nel cervello e dall’estensione delle aree coinvolte. E come per tutti i virus, i soggetti più deboli per età (i più giovani e i più anziani) o perché convalescenti, sono maggiormente suscettibili e dunque più a rischio di contrarre la malattia.
Quando parliamo di virus, purtroppo, nella maggior parte dei casi la terapia è esclusivamente orientata a controllare i sintomi, nell’attesa che il sistema immunitario reagisca. La gestione della patologia prevede una terapia sintomatica che permetta il controllo del dolore e abbia nello stesso tempo un’azione antinfiammatoria a livello del sistema nervoso centrale. In più, flebo per reidratare, eventualmente sedativi e una dieta adeguata, sempre che il cavallo mangi. La tempestività delle cure è molto importante ai fini del decorso in senso positivo della malattia, per questa ragione è opportuno, ai primi sintomi, chiamare il veterinario che prenderà velocemente la situazione in mano.

Distribuzione della West Nile in Italia nel 2018

Al primo sospetto va eseguito un esame del sangue per confermare la diagnosi, a quel punto il veterinario è tenuto a segnalare immediatamente l’animale positivo all’Asl di competenza per il programma di sorveglianza della malattia sul territorio Italiano. È proprio grazie a questo programma che siamo in grado di sapere di quanto aumentino i casi ogni anno e come si distribuiscano maggiormente in certe regioni rispetto ad altre.
Il modo migliore per proteggere il cavallo dalla West Nile è di vaccinarlo. Il vaccino già ampiamente usato e testato è sicuro e, malgrado non sia efficace nel 100% dei casi, è comunque in grado di mitigare i sintomi 

della malattia rendendoli molto meno invasivi per il cavallo e maggiormente gestibili dal punto di vista medico.  Come la maggior parte dei vaccini, anche quello della West Nile va fatto una prima volta, possibilmente prima della comparsa delle zanzare, e poi ripetuto dopo 1 mese per stabilizzare l’immunità. Successivamente, in aree non dove non ci sono stati casi o comunque in un numero limitato, basterà ripetere il vaccino annualmente. Nelle aree più a rischio, invece, la frequenza della vaccinazione può aumentare fino a 3 volte all’anno. Come avviene per la maggior parte delle vaccinazioni, le fattrici dovrebbero essere vaccinate un mese prima del parto per poter trasferire al puledro con il colostro gli anticorpi contro il virus, mentre i puledri svezzati andrebbero vaccinati una prima volta a 6 mesi, e successivamente fatti 2 richiami, uno dopo un mese e l’altro dopo sei mesi.

Vaccinazioni 3
La vaccinazione è il miglior modo per proteggere i cavalli dalla West Nile

Al di là della vaccinazione, che rimane di fondamentale importanza, un altro sistema per proteggere i cavalli dall’infezione della West Nile, è quello di impedire, con tutti i mezzi possibili, che le zanzare arrivino a  pungerli. Ovviamente, pensare che ci sia un modo per proteggerli al 100% dalle punture di zanzara in estate è pura utopia, ma si può fare molto per limitarle e dunque rendere meno probabile un possibile contagio, facendo conto che non tutte le zanzare, per fortuna, sono infette.
È una questione di probabilità…
È importante eliminare ogni possibile ristagno d’acqua vicino ai cavalli, mantenere la lettiera il più possibile pulita, montare delle ventole in scuderia (zanzare e moscerini odiano l’aria e se ne tengono lontano), spruzzare sui muri dei box e vicino alle finestre insetticidi possibilmente non tossici per l’animale, spruzzare direttamente sul cavallo dei repellenti validi ed eventualmente utilizzare le apposite coperte anti-insetti, possono essere sistemi sicuramente non risolutivi ma comunque utili per contenere il danno. 

I repellenti tengono lontano le zanzare infette

Nei momenti della giornata in cui si hanno più zanzare, alba e imbrunire, sarebbe opportuno ricoverare i cavalli nel box o dargli la possibilità di poter almeno stare dentro una capannina chiusa su tre lati. Con il buio non bisognerebbe mai accendere la luce in scuderia perché, come tutti sappiamo, le zanzare sono attirate dalla luce e anche quelle lampade che attirandole le fulminano, all’interno sono controindicate, perché ne attirano tante per poi ucciderne solo una minima parte.

Purtroppo la vaccinazione per la West Nile è piuttosto cara e in molti scelgono di non farla al proprio cavallo proprio per una questione di costi, ma è importante sapere cosa questo possa comportare in aree endemiche dove la malattia è arrivata e ci sono stati già diversi casi. Proprio grazie alla sorveglianza territoriale i veterinari dell’Asl dovrebbero sapervi indicare il grado di rischio per la vostra zona. 

I cavalli contagiati dal virus della West Nile, non vaccinati, possono addirittura morire e quelli che invece superano la malattia, potrebbero non riacquistare completamente le proprie funzionalità motorie, mantenendo dei deficit anche minimi in grado di alterarne le capacità atletiche.
Come avviene anche per i bambini, c’è chi è più o meno propenso a vaccinare ma, a mio parere, è importante conoscere tutti i pro e i contro per fare la scelta più consapevole possibile e assumersi le proprie responsabilità in caso di contagio.

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